La corsa dell’intelligenza artificiale è, secondo gli esperti, solo all’inizio: Statista Market Insights stima che il mercato globale dell’AI possa raggiungere i 700 miliardi di euro entro il 2030, con un impatto di almeno 200 miliardi sull’Europa secondo Dws. Con questi numeri, l’AI non poteva non essere uno dei temi principali al Salone del Risparmio 2024, in corso fino a giovedì all’Allianz MiCo di Milano. Gestori e imprese stanno prendendo le misure nella convinzione che l’AI sia arrivata per restare: «Non è un trend destinato a finire domani né una bolla come quella delle dot-com a inizio anni Duemila», commenta Andrea Mottarelli, country head di Dws Italia.
Gli Stati Uniti finora hanno fatto la parte del leone nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. Ma l’Europa e l’Italia possono competere? Secondo Uljan Sharka, ceo della startup iGenius, sì: «Le dimensioni del mercato permetteranno all’Europa di avere un ruolo chiave», dice Sharka al Salone del Risparmio. In particolare «l’Italia ha uno dei supercomputer più potenti al mondo», riferendosi al supercomputer di Cineca con cui iGenius sta allenando un modello di AI italiano. «C’è una sola Silicon Valley, geograficamente negli Usa, ma la partecipazione è globale, anche europea, anche italiana», conferma Andrea Conti, responsabile macro research di Eurizon.
Per quel che riguarda l’Italia, i dati presentati al Salone da Pgim Investments parlano di un mercato di «AI pura» da 760 milioni di euro, in crescita del 52% nel 2023 e del 262% negli ultimi cinque anni. Una ricerca pubblicata a settembre da The European House - Ambrosetti stima invece un impatto potenziale sul pil pari a 312 miliardi.
Troppo cari? I titoli più esposti all’AI - da Nvidia a Microsoft - hanno raggiunto prezzi elevati, che potrebbero dissuadere alcuni investitori. Tuttavia, Mottarelli crede che le società del settore possano ancora essere una valida opzione: «La crescita dei prezzi è supportata da una crescita degli utili», sottolinea, «e l’aumento degli utili mantiene il rapporto p/e invariato». Questa sarebbe la principale differenza con la bolla delle dot-com: «Allora i prezzi scontavano attese sugli utili futuri, oggi invece le aziende fanno già utili».
Oltre che un trend su cui investire l’AI sarà anche un fattore di cambiamento interno alla finanza. Con l’AI generativa «la macchina è in grado di computare e calcolare il linguaggio non solo in termini statistici, come già da tempo avviene, ma anche in termini propriamente cognitivi», spiega Gianluca Serafini, ceo di Fideuram Asset Management.
Tutto questo apre a una serie di applicazioni. Banor Sim, ad esempio, ha presentato al Salone un progetto sviluppato con MLCube, spin-off del Politecnico di Milano, per sfruttare gli algoritmi nel trading. I primi tre prodotti sono stati lanciati nel primo trimestre 2024: una piattaforma di trading automatizzata e due certificati che selezionano titoli azionari del mercato americano. In più, Banor e MLCube stanno lavorando su un modello, le cui performance saranno analizzate nelle prossime settimane, che dovrebbe applicare il reinforcement learning (una tecnica di apprendimento automatico) a investimenti legati al Dax. Anche nel risparmio gestito ci sono attività in cui l’AI può essere integrata, secondo Pierluigi Croce, specialist data e AI per la finanza di Microsoft, per supportare i gestori nell’analisi dei dati, calcolare il rischio e sviluppare applicazioni per il cliente. «Ma la verifica umana rimane fondamentale», puntualizza Croce. (riproduzione riservata)