Anche l’intelligenza artificiale generativa, la tecnologia alla base di ChatGpt, trova ormai spazio nel mondo del risparmio gestito. E non certo in misura marginale. Secondo quanto rivelato da uno studio di EY, presentato nel corso della rassegna milanese, il 98% degli asset e wealth manager sta già investendo, ha pianificato di investire o è fortemente interessato ad approfondire il tema.
Le cifre in campo non sono peraltro irrilevanti: se il 75% del campione globale ha già un team dedicato, la costituzione di un gruppo di lavoro specializzato richiede investimenti superiori a 10 milioni di dollari. «Si tratta di una media che considera anche i player più piccoli», spiega a MF-Milano Finanza Giovanni Andrea Incarnato, partner Italy Wealth & Asset Management Sector Leader della società di consulenza.
«C’è un chiaro messaggio per quanto riguarda la leva dimensionale: chi è più grande riesce ad auto-ripagarsi l’investimento, perché è in grado di distribuire i benefici dell’AI generativa su una scala maggiore». Chi è più piccolo invece «deve fare di necessità virtù, concentrandosi su singoli temi in grado di dare un beneficio immediato e un miglioramento per il servizio ai clienti».
Un esempio? «Questi strumenti di AI generativa possono aiutare i banker a spiegare bene cosa c’è alla base di una determinata scelta che loro fanno, traducendo un linguaggio tecnico in uno facilmente comprensibile». Per questo motivo «l’AI generativa è un trend destinato a durare a lungo».
A questo punto, bisogna capire se l’implementazione dell’AI verrà internalizzata o delegata a terzi. «Ancora una volta, dipende dalle dimensioni», spiega Incarnato. «Una realtà grande abbastanza da fare da sola può fare tutto in-house, anche la creazione dell’infrastruttura tecnologica». I più piccoli invece «forse dovranno guardarsi intorno, al mercato delle fintech e dei provider di servizi tecnologici». (riproduzione riservata)