Tutte insieme nel 2025 hanno raccolto quasi 65 miliardi di euro di risparmi. Nonostante la concorrenza dei Btp che hanno fatto il pieno di ordini (con le tre famiglie di titoli di Stato «Valore», «Italia» e «Più», riservati al retail, che hanno incassato oltre 40 miliardi lo scorso anno), le reti quotate hanno chiuso l’anno con una raccolta record e di riflesso le loro azioni hanno messo a segno rialzi a doppia cifra negli ultimi 12 mesi. Il miglior titolo è quello di Banca Mediolanum con +48%, seguono Azimut con +41%, Fineco con +22%, e Banca Generali con +13,5%. E a inizio anno tutte e quattro hanno toccato il massimo storico in borsa, anche se negli ultimi giorni il ritorno delle tensioni sui mercati ha frenato la corsa anche dei titoli del risparmio gestito.
Nel frattempo i giudizi degli analisti che li coprono sono positivi: nessuno dei quattro ha al momento un sell (vendere), sulla base del consenso raccolto dalla banca dati di Milano Finanza (tabella in pagina). «Gli asset manager italiani hanno beneficiato nel 2025 di una crescita resiliente della raccolta netta e ci aspettiamo che lo slancio prosegua nel 2026, sostenuto da tassi più bassi, guadagni di quota di mercato a scapito delle banche tradizionali, crescita della parte di intermediazione e mercati positivi», premette BofA. Ma in borsa è tornata una certa dose di volatilità e queste azioni sono molto sensibili all’andamento dei mercati proprio perché fanno i soldi con la gestione del risparmio. E tutte si preparano a un appuntamento importante, quello dei bilanci 2025 che da inizio febbraio inizieranno a essere pubblicati e che permetteranno di capire meglio se hanno ancora fiato. Anche se c’è chi ha già dato un’anticipazione.
La società ha chiuso l’ultimo mese del 2025 con una raccolta netta totale di 14,1 miliardi, comprese le acquisizioni di North Square negli Stati Uniti e di Knox Capital in Brasile consolidate a dicembre. Questo dato porta la raccolta netta dell’intero 2025 al record di 32,1 miliardi, 1,8 volte in più rispetto al 2024 e 4,7 sul 2023, superando l’obiettivo di 28-31 miliardi. Tale risultato, ottenuto grazie all’ulteriore accelerazione della propria strategia di crescita all’estero che ormai rappresenta la metà del business, colloca inoltre il gruppo presieduto da Pietro Giuliani per il secondo anno consecutivo al vertice della classifica degli operatori italiani per flussi. Le masse totali hanno raggiunto 140,9 miliardi a fine 2025, +31%. In attesa del bilancio (5 marzo) Azimut ha anticipato che chiuderà il 2025 con un utile netto di oltre 515 milioni superando il target di 500 milioni aggiornato a novembre scorso. E per il 2026 stima una raccolta netta di 10 miliardi e un utile netto di 550 milioni, al netto di componenti straordinarie. Inoltre il cda ha dichiarato che proporrà un dividendo 2025 superiore a quello 2024, che era pari a 1,75 per azione con payout ratio del 61% sull'utile netto. Il titolo viaggia vicino ai 37 euro e dopo queste previsioni Mediobanca ha confermato il giudizio outperform con target price di 45 euro, Intermonte ha un target di 43 euro e outperform, Akors ha ribadito il buy e prezzo obiettivo di 40 euro. Mentre BofA ha alzato il target da 37 a 38 euro con giudizio neutral.
Anche il gruppo guidato dall’ad Massimo Doris ha registrato nel 2025 il record di raccolta: gli 11,64 miliardi hanno superato l’anno precedente dell’11%, così come i 9,06 miliardi della raccolta gestita, che è quella più redditizia per le sgr, hanno battuto del 18% il record del 2024. Merito anche dell’attività di reclutamento: nell’anno la banca ha inserito 491 consulenti finanziari (+33% sul 2024). E il numero di clienti per banker (tabella in pagina) è ai vertici di settore con 274 unità, dopo Fineco che ha un dato pro-capite di 414. Con la raccolta Banca Mediolanum ha anche anticipato alcuni dati del bilancio 2025 (che saranno pubblicati il 3 febbraio): grazie al buon andamento dei mercati e della gestione nel 2025 il contributo dei ricavi da commissioni di performance è stimato intorno a 256 milioni. Sulla scorta di queste indicazioni Equita ha confermato il buy con target di 21 euro a fronte di un titolo che scambia 19,4 euro, Intesa Sanpaolo buy e target di 20,6 euro, Kepler Cheuvreux hold e target di 19,30 euro mentre Intermonte ha una raccomandazione outperform e target di 22 euro, lo stesso di BofA che dà un buy. Per l’investment bank Usa Banca Mediolanum è la preferita in Italia. «Assumendo l’assenza di forti ribassi nei mercati ci aspettiamo che il gruppo raggiunga nel 2026 almeno la stessa raccolta 2025, sostenuta dalla crescita dei consulenti, dall’aumento della produttività e dalla conversione delle promozioni sui depositi: Banca Mediolanum ha lanciato quest’anno una promozione con un tasso del 3%», spiega BofA, che punta anche sul rendimento da dividendo atteso al 6%.
In vista dei dati di bilancio 20255 che il gruppo comunicherà l’11 febbraio, il 21 gennaio Jefferies ha alzato il prezzo obiettivo della banca guidata dall’ad Gian Maria Mossa da 44,7 a 61 euro, a fonte dei 56 euro attuali, dopo aver aumentato l’utile per azione di Banca Generali in media del 7%, «grazie a previsioni più elevate sui ricavi da commissioni supportate da maggiori masse in gestione e a stime più alte del margine di interesse». E dopo la raccolta 2025 di 6,84 miliardi, oltre l’obiettivo fissato dal gruppo a 6 miliardi, Equita ha confermato il target di 55 euro e il giudizio hold, Banca Akros accumulate e target di 56 euro e Intesa Sanpaolo buy e target di 55,6 euro. La banca, soprattutto in estate, è stata penalizzata dall’incertezza creata dall’offerta di Mediobanca, poi bocciata.
A dicembre la raccolta netta ha toccato il massimo storico di 1,66 miliardi (+37% su dicembre 2024), portando il totale 2025 a 13,4 miliardi e superando i 10,1 miliardi del 2024 (+33%). Numeri a seguito dei quali Equita ha confermato buy e target di 23,5 euro, mentre Banca Akros ha un target di 22 euro e raccomandazione accumulate. «L’acquisizione di oltre 193 mila clienti, +27% nel 2025, è stata notevole, rafforzando la validità del modello di business della banca», nota Banca Akros. Il numero dei clienti è di oltre 1,8 milioni. Intesa Sanpaolo intanto ha ribadito buy e target di 23,2 euro e Jefferies ha alzato il target da 21,5 a 26 euro, mentre il titolo quota poco sotto 22 euro. Per Fineco l’appuntamento con i conti è il 6 febbraio. (riproduzione riservata)