Il lancio dei due nuovi indici azionari di ispirazione cattolica, promossi dall’Istituto per le Opere di Religione (Ior) insieme a Morningstar, potenzia il ruolo che Papa Leone XIV vuole imprimere alle sue istituzioni finanziarie. Questo perché sono stati costruiti per diventare parametri di riferimento per investimenti coerenti con i principi della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Che in questo modo supera l’atteggiamento di semplice adattamento ai criteri Esg (Environmental, Social, Governance) dominanti nel mondo degli investimenti. La finanza cattolica esce così da una dimensione periferica e si inserisce nel lessico e nei meccanismi dei mercati globali, assumendo un preciso ruolo tecnico.
I due indici azionari - Morningstar Ior Eurozone Catholic Principles e Morningstar Ior Us Catholic Principles – comprendono ciascuno 50 società a media e grande capitalizzazione (tra cui le principali Meta, Amazon e Nvidia negli Usa e Asml, Deutsche Telekom e Sap in Europa). La selezione delle aziende non avviene soltanto con parametri economici, ma tiene conto anche della coerenza con profii etici di matrice cattolica. Le esclusioni derivano da principi morali connessi alla difesa della vita, al rispetto della dignità umana e alla responsabilità sociale d’impresa. In base a un calcolo su base storica a un anno il primo avrebbe reso l’11,4% e il secondo il 17,7%.
«Gli investitori cercano sempre più spesso benchmark che riflettano criteri specifici basati su valori o politiche», commenta Rober Edwards, ad per l’area Emea di Morningstar Indexes, società che ha confezionato i due benchmark per lo Ior, la banca del Vaticano. Entrambi potranno essere replicati attraverso fondi indicizzati o Etf, e potranno anche diventare parametro alla base di fondi attivi o gestioni patrimoniali.

In attesa della nascita di strumenti che adottano questi panieri, sul mercato esistono da anni alcuni Etf a matrice cattolica ma i cui indici sottostanti sono stati creati autonomamente da istituzioni finanziarie, non come nel caso dei nuovi benchmark su iniziativa del Vaticano. E d’altra parte ci sono anche Etf conformi alla Sharia (tabella in pagina), la legge islamica. Questi ultimi sono quelli con una tradizione più consolidata: la gamma degli S&P Shariah Indices è presente sui mercati dalla metà degli anni 2000.
In tempi più vicini, S&P ha ampliato l’offerta introducendo i Catholic Values Indices, una famiglia di indici ispirata ai principi cattolici. In ambito europeo, un ruolo analogo è svolto dallo Stoxx Europe Christian Index, che applica criteri affini adattandoli al contesto finanziario del continente.
Quali regole orientano questi indici a impronta religiosa? Si tratta di strumenti che selezionano le aziende attraverso un processo di esclusione: vengono eliminate le attività considerate incompatibili con i valori di riferimento. Sebbene presentino punti di contatto, i criteri adottati non coincidono per le due religioni. Per esempio, gli indici di ispirazione cattolica tendono a escludere le imprese coinvolte nella produzione o promozione di contraccettivi; gli indici conformi alla Sharia, invece, non comprendono le banche e le società finanziarie tradizionali che operano tramite interessi, pratica non ammessa nel mondo islamico (tabella in pagina).
«Inoltre, ci sono molti criteri di esclusione per settori che non rispettano i principi della Sharia. Come risultato, contengono un ampio numero di aziende della salute e del comparto tecnologico», spiegano da JustEtf che censisce tre Etf azionari allineati alla Sharia. Due sono di iShares e uno di HanEtf. Ma si tratta di strumenti diversi da loro perché i due di iShares sono un azionario mercati emergenti e un azionario Usa, mentre quello di HanEtf è un azionario internazionale. Per questo i loro rendimenti divergono: il primo, quello sugli emergenti, ha registrato un rendimento del 41,3% a 12 mesi, mentre l’azionario Usa il 4,6% e l’ultimo il 2,50%. Rendimenti che però a tre anni diventano, rispettivamente, il +57,4%, il +37,2% e il 43,3%.
Se gli Etf ispirati alla legge islamica con più storia hanno oltre 18 anni di età (i due iShares sono stati lanciati nel 2007), più recente è l’avvio sul mercato degli Etf rispettosi dei principi cattolici. L’Etf di Invesco, il Msci Europe Catholic Principles, ha debuttato nel gennaio 2019. È un azionario Europa e a un anno rende il 10,9%, mentre a tre anni arriva al 40%.
Mentre l’Amundi Msci World Catholic Principles Ucist Etf è arrivato sul mercato nel settembre 2020: è un azionario internazionale che negli ultimi 12 mesi ha un rendimento del 3,1% e a tre anni del 54,4%. Il più recente è il Franklin Templeton Msci World Catholic Principles Ucits Etf, creato nell’aprile di due anni fa, è sempre un azionario internazionale e a 12 mesi segna una performance dell’1,73%.
Ma quanto rendono rispetto a investimenti tradizionali? Spesso le strategie tematiche non garantiscono risultati molto più brillanti rispetto alla scelta di replicare un indice generale. I portafogli basati su criteri religiosi, però, non hanno penalizzato i rendimenti. Al contrario: ad esempio l’indice islamico che applica filtri Sharia all’S&P 500 è riuscito a superare l’azionario statunitense tradizionale negli ultimi anni: nell’arco dell’ultimo anno, ha registrato un rendimento superiore rispetto all’indice standard S&P 500 (13,5% contro 11,7%). Stessa dinamica nel lungo periodo: a dieci anni ha segnato il 15,4% annualizzato rispetto al 13,8% dell’S&P globale.
In questa prospettiva, i criteri della finanza islamica si sarebbero dimostrati una guida più efficace rispetto a diversi megatrend in termini di performance. Un caso emblematico è quello delle rinnovabili: l’indice di settore S&P Global Clean Energy Transition Index nello stesso periodo dei dieci anni ha un rendimento annualizzato di poco più dell’8,5% mentre il benchmark a ispirazione cattolica S&P 500 Catholic Values Index negli ultimi cinque anni ha un andamento sostanzialmente allineato a quello dell’S&P 500, con un lieve scarto negativo di circa un punto: a un anno fa +10,8% rispetto all’11,7%, a tre 17,4% a fronte del 18,2%, a cinque 10,9% contro 11,6% e a dieci 13,7% rispetto a 13,8% (rendimenti annualizzati).
Anche nell’obbligazionario sono nati Etf ad hoc conformi alla Sharia perché la tradizione islamica proibisce il prestito a interesse. Questi Etf investono quindi in sukuk, obbligazioni islamiche, che rappresentano la proprietà parziale di un bene a differenza dei bond convenzionali. A portata di investitore italiano sono due gli Etf sui sukuk: l’obbligazionario mercati emergenti di iShares e un obbligazionario globale di Hsbc. Sono in dollari, quindi per un sottoscrittore europeo bisogna considerare il cambio con l’euro. Che lo scorso anno si è rafforzato contro il biglietto verde: anche per questo motivo entrambi hanno un risultato negativo a 12 mesi: l’Etf di iShares fa -6,8% e quello di Hsbc il -5,1%.
Nel confronto tra Etf, da valutare anche elementi come il Total Expense Ratio (Ter), ovvero il costo totale, il livello di liquidità, la modalità di replica e il grado di diversificazione. Se l’offerta degli Etf religiosi diversifica sia sulle azioni sia sulle obbligazioni, invece il focus dei fondi attivi è sui titoli sukuk. Con oltre dieci anni di storia, il Global Sukuk di Azimut è uno dei più grandi fondi globali in dollari creati in Europa. (riproduzione riservata)