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Quota 103 rimandata a settembre

di Carlo Giuro
Milano Finanza - Numero 123 pag. 45 del 22/06/2024

Il Documento di Economia e Finanze in versione light approvato dal Consiglio dei ministri nelle scorse settimane, in attesa che si definiscano le linee guida comunitarie sul nuovo Patto di stabilità e crescita, contiene solo le stime che discendono dal quadro economico tendenziale e non quelle invece di tipo programmatico che derivano dalle azioni che l'Esecutivo intende intraprendere. Per quel che riguarda le pensioni non è allora possibile ancora comprendere se e come si intende intervenire quest'anno, anche se qualcosa dovrà essere fatto almeno per fornire soluzione in termini di flessibilità in uscita al venir meno al 31 dicembre prossimo di Quota 103, opzione donna e Ape sociale. Qualcosa di più concreto si potrà cogliere entro il 20 settembre quando dovrà essere presentato il Piano fiscale-strutturale di medio termine, documento previsto dalla nuova governance europea, in cui si rappresenteranno quelle che sono le mosse che dovrebbero trovare sede nella prossima Legge di bilancio. Nel frattempo, però, leggendo il Def, è possibile tratteggiare un quadro dell'andamento della spesa pensionistica in rapporto al pil alla luce delle stime elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato. La previsione, viene sottolineato, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi decenni. Si fa riferimento, in particolare, all'applicazione del regime contributivo e alle regole introdotte nel 2004, nel 2010, e a seguire, con riferimento alla riforma Fornero, che hanno elevato i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia e anticipato.

Il processo di riforma ha previsto altresì l'estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l'accesso all'assegno sociale) e quello contributivo per l'accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall'età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall'Istat. In termini evolutivi a partire dal 2010, il rapporto tra spesa pensionistica e pil, già in crescita negli anni precedenti a causa alla fase acuta della recessione, è aumentato ancora in ragione dell'ulteriore fase di contrazione. Dal 2015, in presenza di un andamento di ciclo economico più favorevole e della graduale prosecuzione del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto si è ridotto per circa un triennio, attestandosi al 15,2% nel 2018. Dal 2019 e fino al 2022, è aumentati prima repentinamente, raggiungendo un picco pari al 16,9% nel 2020, e poi si è ridotto nei due anni seguenti, attestandosi al 2022 al 15,1%.

La spesa in rapporto al pil è salita significativamente a causa della forte contrazione dei livelli di prodotto dovuti agli effetti della fase iniziale e più acuta dell'emergenza sanitaria, recuperati nel biennio 2021-2022. Tuttavia, tale andamento è condizionato anche dall'applicazione delle misure in ambito previdenziale introdotte nel 2019 (tra cui Quota 100), le quali, favorendo il pensionamento anticipato, ha prodotto per gli anni 2019-2021 un sostanziale incremento del numero di pensioni in rapporto al numero di occupati. Nel biennio 2023-2024, tenuto anche dell'elevato livello dell'indicizzazione (imputabile al significativo incremento del tasso di inflazione registrato a partire dalla fine del 2021 al 2023), la spesa in rapporto al pil è stimata al 15,6%, livello che viene sostanzialmente mantenuto fino al 2028. Dal 2029 in avanti, dovrebbe riprendere ad aumentare fino a raggiungere il 17% nel 2040. Tale dinamica dovuta all'incremento del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati indotto dalla transizione demografica, solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento. Dopo un ulteriore triennio di stabilità, dal 2044 il rapporto si prevede che cali prima gradualmente e poi rapidamente portandosi al 16% nel 2050 e al 13,9% nel 2070. ù

La rapida riduzione nell'ultima fase del periodo di previsione è determinata dall'applicazione generalizzata del contributivo che si accompagna all'inversione di tendenza del rapporto fra pensioni e occupati. Tale andamento risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom sia degli effetti dell'adeguamento automatico dei requisiti di pensionamento in funzione della speranza di vita. (riproduzione riservata)



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