La guerra in Medio Oriente sta spaventando gli investitori europei tanto che, come calcolato da Morningstar, il mercato degli Etf (Exchange traded fund) ha raccolto solo 9,4 miliardi di euro, in netto calo dai 45,4 di febbraio.
Ma sta cambiando anche la tipologia di prodotto verso cui si orientano gli investitori. «L’elevato grado di incertezza macroeconomica e il perdurare delle tensioni geopolitiche in ingresso nel 2026 stanno orientando gli investitori verso Etf obbligazionari a scadenza definita e a breve duration, con l’obiettivo di massimizzare il rendimento contenendo il rischio di tasso», scrive State Street nel suo outlook sull’industria europea dei fondi-indice.
Parallelamente, proseguono gli analisti del colosso bancario Usa, «si osserva una progressiva riallocazione verso azioni europee ed extra-statunitensi, in inversione rispetto a un lungo ciclo di sovraperformance dell’equity Usa».
Tale dinamica è in atto dalla metà del 2025, «anno in cui il tema della difesa ha rappresentato uno dei principali driver di mercato: l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e l’aumento della spesa militare in Europa hanno sostenuto in modo significativo gli Etf tematici legati alla difesa, mentre anche i metalli preziosi hanno beneficiato di un rinnovato interesse».
Sempre in ottica di contrasto alla volatilità (e di generazioni di rendite passive per posizionare in difesa il portafoglio) gli esperti di State Street stanno assistendo anche a un «moderato ritorno degli Etf fattoriali e a dividendo, utilizzati dagli investitori come strumenti di generazione di reddito e diversificazione in un contesto di tassi più contenuti ma ancora caratterizzato da elevata incertezza».
Le indicazioni sui primi mesi di quest’anno suggeriscono inoltre «un’ulteriore accentuazione dei temi legati alla resilienza: energia, difesa, cybersecurity e materie prime».
Per quanto riguarda i trend dell’industria, State Street ne individua due. Da una parte – lato prodotto – gli Etf attivi. «In linea con le dinamiche recenti, è plausibile attendersi che nel 2026 i lanci di comparti quotati a gestione attiva superino complessivamente quelli dei prodotti passivi, rappresentando un ulteriore passo nel percorso di maturazione e diversificazione del settore». Già nei primi mesi del 2026, prosegue il report, «le nuove quotazioni riconducibili a strategie attive risulta in ulteriore crescita rispetto al già significativo +40% osservato nei dodici mesi precedenti».
Il secondo trend riguarda la crescente adozione degli Etf da parte del retail. «Nel 2025, l’evoluzione del segmento retail europeo è stata caratterizzata da un’accelerazione dell’adozione su larga scala, da un progressivo ringiovanimento della base investitori e dall’affermazione degli Etf come strumenti di risparmio di lungo periodo», ricorda il report. «Il numero di investitori è salito a 32,8 milioni, con una crescita del 69% in tre anni: oggi gli Etf sono detenuti dal 25% degli investitori europei e dal 10% della popolazione adulta».
Particolarmente significativa, conclude lo studio, la dinamica tra i giovani investitori (25-34 anni), cresciuti del 52%, e tra le donne, aumentate addirittura del 60%, «a conferma di un ampliamento strutturale e inclusivo della base di mercato». (riproduzione riservata)