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Federico Freni
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Presidenza authority, sia di guida anche l’esempio di Bankitalia. Cosa insegna il dietrofront di Federico Freni

di Angelo De Mattia
15 maggio 2026, 02:00

Dopo la rinuncia di Freni, il governo deve affrontare la scelta dei successori di Paolo Savona e Roberto Rustichelli. La credibilità delle istituzioni è in gioco in un periodo economico delicato

Il sottosegretario Federico Freni ha fatto bene, dando una dimostrazione di rigore istituzionale, a sottrarsi alla candidatura per la presidenza della Consob, diventata fonte di contrasti nella maggioranza di governo mentre inutilmente si protraeva per settimane.

E Freni cominciava ad apparire un personaggio che stava per utilizzare le «porte girevoli». Deve essere chiaro, soprattutto ora che la rinuncia si presenta come irrevocabile e non vi è la possibilità che, come accadde per una famosa votazione negativa per la più alta carica dello Stato, si verifichi che multa renascentur quae iam cecidere, ossia una rinascita della designazione.


A Freni non mancano di certo la competenza, soprattutto giuridica, e una cultura generale insieme con la capacità per l’assunzione di una carica all'apice di un’authority. Egli è giustamente e diffusamente stimato. Ma è il passaggio dal Tesoro, per di più con deleghe sulle materie della Consob, a quest’ultima istituzione che ha posto problemi di opportunità, di immagine e giuridico-istituzionali da tempo segnalati su queste colonne.

I dubbi di confliggenza con la Legge Severino

L’opposizione di Forza Italia alla candidatura si è concentrata sulle due prime categorie di ostacoli; ma fondamentale è la terza, che riguarda i pesanti dubbi per il rischio di confliggenza della nomina con la legge Severino (coordinata con la precedente legge Frattini) nel punto in cui vieta la conferibilità di incarichi pubblici a esponenti del governo nei primi due anni decorrenti dalla cessazione della carica governativa.

Dubbi che avrebbero potuto essere sollevati nell'iter della nomina e magari anche a insediamento avvenuto, in occasione di qualche decisione della Commissione contro la quale si fosse ricorso da soggetti interessati che avrebbero potuto sollevare anche il problema della legittimità del collegio giudicante con un presidente ritenuto non regolarmente nominato.

Anche se bisogna osservare che la decisione del capo dello Stato, che ha la competenza finale sulle nomine del genere, avrebbe rassicurato tutti, quale che essa fosse stata, in un senso o nell'altro. Ora però, alla luce dell’esperienza negativa compiuta, bisogna comunque scegliere il successore di Paolo Savona a oltre due mesi dalla cessazione del mandato di quest'ultimo e a circa cinque mesi da quando il governo aveva iniziato a progettare la successione. E va individuato anche il successore di Roberto Rustichelli in Antitrust.

Chi guiderà Antitrust e Consob

Questa fase di stallo non può continuare a lungo, pena la perdita di credibilità di chi nel governo deve decidere e della stessa authority. Né sono esaltanti le ipotesi di spartizioni partitiche con altre nomine che si leggono nelle cronache, a cominciare da quella che dovrà essere disposta appunto per il rinnovo della presidenza dell'Autorità per la concorrenza, la quale tra l’altro non compete all’esecutivo ma all'intesa tra i presidenti della Camera e del Senato. È fondamentale che, soprattutto in questo difficile periodo economico e finanziario, la nomina a presidente della Commissione di sorveglianza sia all'altezza degli impegni, in scia a Savona, anche se a quel livello assai difficilmente si può arrivare.

Una rigorosa competenza giuridica è fondamentale, così come la capacità di innovare, considerate le ipotesi di riforma della corrispondente authority europea, l’Esma, che imporrà poi revisioni anche ai livelli nazionali, necessarie tra l’altro anche a prescindere da tale collegamento, se solo si ricordano proposte e sollecitazioni di Savona. Piena attuazione deve esservi dei criteri e dei requisiti che per una nomina della specie non possono non ricorrere.

Non si può sbagliare a questo punto con una nuova candidatura che invece deve essere ineccepibile e dotata di rigorosa autonomia intellettuale e morale. A questo non va tralasciata, tra le altre, anche l’ipotesi di una scelta all’interno della stessa Consob, viste le competenze presenti e l’alta professionalità. Sia di guida la Banca d'Italia, esempio fondamentale di autonomia istituzionale, funzionale, intellettuale e morale. (riproduzione riservata)



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