Venerdì scorso, 15 maggio, è terminato il mandato del presidente della Federal Reserve Jerome Powell. Intanto il Senato americano ha dato via libera alla nomina del successore, Kevin Warsh. Christine Lagarde nel saluto di fine mandato rivolto a Powell ha detto che bisogna essergli riconoscenti per quello che egli ha fatto.
In effetti è stata di grande valore la prova di autonomia intellettuale e di indipendenza istituzionale e funzionale che Powell ha dato mentre imperversavano critiche sballate e insulti da parte di Trump, fino ad arrivare a farlo indagare per presunti reati che avrebbe commesso nella ristrutturazione della sede della Fed: una denuncia poi finita nel nulla per l'insussistenza, in sede giudiziaria, dell'asserito illecito. L'ordinamento della Fed assicura sì la sua indipendenza, ma con minore intensità e minori presidi rispetto, per esempio, alla Bce e alla Banca d'Italia.
Il di più è affidato alla particolare competenza e alla schiena dritta dei componenti l'organo di vertice e, in particolare, del presidente. Dando la dimostrazione di essere un hombre vertical Powell ha valorizzato il ruolo della Federal Reserve e ha dato un segnale alle altre principali banche centrali e ai loro rapporti con le istituzioni pubbliche, con la politica in generale e la finanza.
A Trump, che insisteva per un deciso allentamento monetario, Powell ha risposto facendo parlare la competenza, i numeri, le argomentazioni. La cultura e il dominio della materia da parte di quell'intellettuale collettivo, che è il vertice collegiale di una istituzione come nella Fed, consentono una risposta che zittisce chi pensa di affrontare i temi del governo della moneta come se si trattasse, nel caso del tycoon, della vendita di un condominio.
Scudo istituzionale, competenza e capacità nonché efficacia della comunicazione sono strettamente collegati e rappresentano una barriera che non certo esclude - e non deve mai escludere - la critica motivata nei confronti di una decisione di una banca centrale, ma rigetta critiche prive di motivazioni, violente e, addirittura, insultanti. Una banca centrale costituisce un contrappeso (non certo aprioristico, ma sulle singole problematiche) dell'esecutivo.
L'autonomia e indipendenza sono requisiti cruciali per un banchiere centrale che si devono osservare ab origine, cioè dalla nomina, che se, invece, fosse lottizzata per gruppi partitici, marchierebbe negativamente il nominato e lo renderebbe debitore dei gruppi che hanno propiziato l'incarico. Da questo punto di vista la Banca d'Italia rappresenta un esempio a livello internazionale, essendosi sempre riuscito, a volte anche dopo aspri conflitti, a preservare l'indipendenza con le nomine al vertice. Una lezione che dovrebbe, proprio in queste settimane, essere estesa ad altre istituzioni, come nella vicenda Consob (e in quella collegata dell'Antitrust).
Il 16 e 17 del prossimo giugno si riunirà il comitato monetario della Federal Reserve: sarà la prima riunione presieduta da Warsh che sale all'apice dell'istituto con l'intento, secondo alcuni osservatori, di iniziare a tagliare i tassi di riferimento, come vuole Trump, mentre il neo presidente, da vicino alle posizioni di Milton Friedman tenute un tempo, si starebbe collocando, anche per la manovra monetaria, in una direzione opposta, dopo essere passato anche per una vicinanza keynesiana.
Vedremo quali saranno le decisioni all'esordio nella carica, avendo presente che non sarà facile, data l'autonomia intellettuale dei componenti l'organo di vertice, decidere un allentamento monetario, mentre l'inflazione viaggia verso il 4% e comunque si risente dello shock energetico, nonché delle guerre in corso.
Una situazione lievemente diversa si presenta per l'Eurozona (e l'Unione) dove l'inflazione si segnala intorno al 3% ma accompagnata da aspettative che la vedono cadere nel medio-lungo termine. Si pone, in questa situazione, piuttosto il problema di non aumentare il costo del denaro. Vedremo quali rapporti si instaureranno tra la Fed e le altre principali banche centrali che appaiono sempre più necessari.
In ogni caso il comportamento molto apprezzato di Powell ha portato a riflettere su quella che viene chiamata l'arte del banchiere centrale, una figura, quest'ultima, che nel caos istituzionale e nelle perdurante incertezze appare come un solido punto di riferimento. (riproduzione riservata)