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Christine Lagarde, Bce
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Portafoglio, le 7 azioni e i 4 bond in cui investire in attesa delle prossime mosse delle banche centrali – LE TABELLE

11 agosto 2023, 19:30 Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2023, 10:29

Fed e Bce prenderanno le prossime decisioni sui tassi basandosi solo sui dati macro. E intanto cresce l’incognita Cina. I consigli dei gestori (e un basket di titoli) per destreggiarsi nell’incertezza dei listini 

Si prospetta un mese di fuoco per i banchieri centrali di Europa e Stati Uniti. E stavolta non certo per il caldo record. Christine Lagarde e Jerome Powell, alla guida rispettivamente di Bce e Fed, passeranno probabilmente le rispettive ferie agostane di fronte ai monitor, aspettando la raffica di dati macroeconomici che li accompagneranno alle due date chiave del 14 e 20 settembre, quando prima la Banca Centrale Europea e poi la Federal Reserve americana saranno chiamate a prendere le loro decisioni di politica monetaria. Sul loro collo ci sarà il fiato del mercato e degli investitori, che chiedono una volta per tutte la risposta all’annosa domanda: le strette monetarie sono arrivate al capolinea? Oppure servirà un ultimo giro di vite per domare finalmente l’inflazione?

Data dependant

Francoforte, nel suo ultimo Bollettino Economico pubblicato giovedì 10 agosto, lo ha ribadito senza mezzi termini: «Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati nel determinare livello e durata adeguati dell’orientamento restrittivo». Tra tutti gli indicatori il principale è ovviamente quello sull’inflazione: si riparte dal 5,3% (in calo) di luglio, anche se la banca centrale ha mostrato tutta la sua preoccupazione sull’inflazione cosiddetta core, quella calcolata al netto di beni energetici e alimentari, frutto di «pressioni interne sui prezzi anche in ragione dell’aumento delle retribuzioni e dei margini di profitto». E i tassi, ha avvisato Francoforte, rimarranno alti finché i prezzi non torneranno al target del 2%.

Stati Uniti: la Fed è arrivata alla fine?

Mentre negli Stati Uniti, dove il mercato prevede già uno stop alle strette monetarie, la raffica di dati macroeconomici da controllare da qui a settembre include sia il dato dell’inflazione -quella di luglio, al 3,2%, è risultata inferiore al 3,3% previsto- sia il mercato del lavoro, che verrà espresso dai payroll non agricoli e dal tasso di disoccupazione di agosto, in pubblicazione a inizio settembre. Un lavoro debole e un’inflazione in calo potrebbero condurre Powell e i suoi suoi a più miti consigli per quanto riguarda i tassi, con l’obiettivo di scongiurare una recessione. Non va dimenticato, a sostegno di questa tesi, che su Washington è calata da pochi giorni la scure di Fitch, che ha abbassato il rating americano da AAA ad AA+, sottolineando la mole di debito (circa 1.800 miliardi di dollari) che il governo dovrà emettere entro fine anno.

La sensibilità degli investitori è comunque alle stelle. A riprova di ciò è bastato, venerdì 11 agosto, un dato sui prezzi alla produzione di luglio leggermente più alto delle attese (+0,3% anziché il +0,2% previsto) per far girare immediatamente in negativo i futures sul Nasdaq.

La polveriera Cina

E poi c’è Pechino. Una «bomba a orologeria» governata da «persone cattive», come ha detto il presidente Usa Joe Biden a proposito dei problemi economici del Paese. La Cina è entrata ufficialmente in deflazione (-0,3% l’indice dei prezzi al consumo di luglio, ai minimi da inizio 2021), il commercio estero è in caduta libera anche a causa della guerra commerciale -e tecnologica- sempre più aspra con Washington, la disoccupazione giovanile è sopra il 20% e la banca centrale, in netta controtendenza rispetto alle sue omologhe occidentali, è stata costretta più volte a limare i tassi nel tentativo di restituire un po’ di ossigeno all’economia. Ma l’incognita è grande: se si ferma la seconda economia del mondo, quanto può essere forte l’effetto domino?

Buona notizia: niente di inedito

 La buona notizia per un investitore, in questo contesto, è che «l’approccio data dependant non è nulla di nuovo», come spiega Alessandro Tentori, chief investment officer di Axa Im Italia. Dal 2022 le banche centrali hanno dapprima sposato la tesi dell’inflazione transitoria, ritardando qualsiasi azione di politica monetaria; poi si sono posizionate quasi col pilota automatico, ignorando qualsiasi evoluzione dei dati macro; e poi si sono concentrare sui presunti ritardi nel loro meccanismo di trasmissione. E ora c’è l’approccio data dependant. «Siamo passati», evidenzia Tentori, «dallo sfiorare un clamoroso errore di politica monetaria a una strategia indipendente dai dati a una fortemente dipendente dai dati. Quest’ultima svolta non dovrebbe sorprenderci più di tanto». Oggi peraltro «sia Fed sia Bce sono in una situazione relativamente comoda, perché hanno entrambe una politica monetaria restrittiva: il passare del tempo gioca a loro favore». Fermo restando che le banche centrali possono «alzare o abbassare i tassi, ma anche tenerli inalterati per lunghi periodi».

Un’opinione condivisa anche da Antonio Cavarero, head of investments di Generali Insurance Asset Management: «Nell’attuale scenario tutte le cattive notizie sono già scontate nei prezzi, permettendo ai mercati di focalizzarsi su politiche più espansive a partire dal 2024». Anche se permane un dubbio: «Che le decisioni delle banche centrali non abbiano ancora sviluppato pienamente i loro effetti restrittivi sul ciclo economico».

Portafogli da attesa

AcomeA sgr ha costruito per Milano Finanza un basket di azioni di Piazza Affari e bond corporate e governativi per navigare nell’incertezza estiva. «In questa fase», spiega Antonio Amendola, senior fund manager azionario della società di gestione, «l’approccio di portafoglio deve prediligere, per la parte preponderante, azioni di aziende poco indebitate, con margini sostenibili, trend di business visibili e strutturali e management di prim’ordine».

La parte residua andrebbe invece investita «su singole storie decorrelate dalle dinamiche di mercato ma con catalyst company specifici». In Italia il nome che viene in mente al gestore è quello di Telecom: «Ha un interessante profilo di rischio-rendimento, è molto sottovalutata sui fondamentali (per gli analisti ha un potenziale di rialzo del 23%, ndr) e ha forte appeal speculativo tutto italiano in quanto per gli stranieri le storie che si intrecciano con la politica, come fu Mps, sono di difficile comprensione».

A caccia di stelle

Amendola si concentra poi su quei titoli che possono mitigare la volatilità nel lungo termine, «e che oggi sono a multipli stracciati rispetto alla storia», secondo lui presenti sul segmento Star e in parte su Egm. «Si tratta di titoli di indubbia qualità e con importanti track record, che stanno soffrendo per una tematica tecnica come i deflussi dai fondi Pir (secondo Intermonte nel 2023 potrebbero superare il miliardo d’euro, ndr) e non per dinamiche fondamentali».

Nelle attuali fasi, prosegue il gestore, si offre una buona finestra per entrare in questi nomi «che sono esposti a temi strutturali e ben visibili come l’Intelligenza Artificiale». Alcuni esempi: Reply, Sesa, Tinexta. E infine ci sono «i titoli esposti agli investimenti infrastrutturali, in quanto sono seduti su una mole importante di ordini che nel tempo si tramuteranno in generazione di cassa».

Btp e non solo

 L’obbligazionario non passa di moda e anzi, in periodi di forte incertezza, assume una valenza ancora più marcata in portafoglio. Come ricorda Tentori, «un periodo di tassi invariati è uno scenario sempre più probabile: uno scenario in cui il reddito fisso, o fixed-income, fa quello che sa fare meglio, income, senza necessità di rischi aggiuntivi come per esempio il rischio di tasso, cioè la duration».

Nel basket di AcomeA, segnala il junior fixed income portfolio manager Filippo Moroni, «data la forma corrente delle curve dei tassi dei titoli governativi», che nel caso italiano risulta «positivamente inclinata fino all’anno, per poi iniziare a invertirsi, bond sovrani italiani come il Btp 30 maggio 24 presentano rendimenti a scadenza sui massimi dell’ultimo anno con una volatilità di prezzo che si andrà via via riducendo nel corso di questi mesi».

Per le stesse ragioni, il gestore guarda con interesse a «titoli a cedola variabile come il Acafp Float 03/07/2025 -di Crédit Agricole-, che offrono una ridotta sensibilità alle decisioni di politica monetaria». Infine, secondo Moroni, «può essere opportuno valutare posizioni su storie maggiormente idiosincratiche, come le Titim 6.785 02/15/2028», cioè il bond high yield collocato a inizio anno da Tim, «o le Anngr 0.625 10/07/2027» della società immobiliare tedesca Vonovia.

Azioni o bond?

Secondo Cavarero, nella fase attuale «la costruzione di un portafoglio non può che riflettere le stesse incertezze dei policy maker». Da una parte c’è il mercato azionario americano, «pericolosamente concentrato su pochi nomi tech, i cui multipli sono coerenti con tassi reali ben più bassi e prospettive di crescita più solide delle attuali, mentre quello europeo, fondamentalmente più conveniente, è esposto a un ciclo economico più fragile».

Secondo il gestore, invece, il mondo obbligazionario, soprattutto «il credito investment grade (quello emesso da società o Paesi considerati più sicuri dalle agenzie di rating, ndr), è meglio posizionato in questa fase: a parità di scadenze la curva dei rendimenti è per buona parte al di sopra dell’inflazione attesa, mentre la volatilità dovrebbe scendere man mano che si schiarisce l’orizzonte macroeconomico».

Morale: per Cavarero un portafoglio «piuttosto conservativo per i prossimi mesi si concentra su una componente obbligazionaria importante, 40% titoli corporate investment grade e 20% titoli di Stato a 10 anni». La parte azionaria «si limita al 15%, focalizzata su titoli difensivi, mantenendo una porzione sui prodotti monetari per poter approfittare delle occasioni che potrebbero presentarsi nel resto del 2023».

Il tech va rimodulato

La sensibilità alle notizie macroeconomiche fa il paio con le indicazioni di rating. Dopo il downgrade di Fitch agli Stati Uniti il mercato azionario a stelle e strisce ne ha risentito maggiormente rispetto al reddito fisso, forse «per un posizionamento degli investitori precedente la notizia», segnala Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm Italy. «Infatti dopo un forte recupero i mercati azionari, soprattutto quello Usa, visto che ha valutazioni più elevate, scontano uno scenario ideale che lascia pochi margini di errore». Il money manager, considerando valutazioni e probabile riduzioni del credito in seguito alle crisi bancarie considera gli Usa «il mercato più vulnerabile a una correzione».

Più in generale, Tentori di Axa Im evidenzia che sull’azionario è in corso «una revisione della view, con portafogli relativamente scarichi: questa revisione dovrebbe portare a un graduale aumento dei pesi sul comparto equity e una performance più omogenea rispetto al predominio di alcuni titoli tecnologici rispetto alla prima metà dell’anno». (riproduzione riservata)



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