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Più pensioni alle pmi
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Più pensioni alle pmi

di Carlo Giuro
Milano Finanza - Numero 108 pag. 44 del 01/06/2024

Le piccole e medie imprese rappresentano l'ossatura prevalente del sistema produttivo italiano. Quali sono i profili previdenziali del settore? MF-Milano Finanza ne ha parlato con Mauro Bichelli, direttore generale del fondo pensione Fondapi, il fondo che si applicata a tutte le imprese che applicano il contratto Confapi-Cgil Cisl Uil, composto a oggi da oltre 100 mila lavoratori e circa 13 mila aziende, per un attivo gestito che supera il miliardi di euro.

Domanda. Quali sono gli ostacoli per un fondo che si rivolge ai lavoratori delle pmi?

Risposta. La platea di riferimento è enorme, circa un milione di lavoratori e lavoratrici, tuttavia la scarsa conoscenza di questa tutela, la difficoltà organizzativa a raggiungere aziende di dimensioni ridotte e la scarsa sindacalizzazione impediscono un'adesione massiccia. Ormai da diversi anni le iscrizioni crescono moderatamente ma ancora molto lavoro resta da fare.

D. Come comunicate con i potenziali iscritti e con gli aderenti?

R. Da quest'anno abbiamo avviato una collaborazione con un'agenzia di comunicazione e contiamo di migliorare la percezione del nome Fondapi all'interno del settore e di migliorare la nostra capacità di penetrazione verso giovani e meno giovani. Nel progetto triennale di rilancio si cercherà peraltro di coinvolgere in modo continuativo le rappresentanze diffuse sul territorio coinvolgendo sia i patronati sia associazioni industriali sul territorio.

D. Qual è la architettura finanziaria di Fondapi?

R. Il fondo offre tre possibili scelte ai lavoratori: il profilo Garanzia per chi è meno propenso al rischio, composto al 92% da obbligazioni e all'8% da azioni. Ci sono poi il comparto Prudente, con 75% di obbligazioni e 25% di azioni, e il comparto Crescita, composto al 50% da obbligazioni e al 50% da azioni. Negli ultimi 10 anni il comparto Prudente, che rappresenta quasi il 70% degli iscritti, ha reso il 3,34% all'anno in media, il Crescita il 4,88% e il Garanzia l'1,11%. La scelta di avere solo gestori specializzati in obbligazioni e azioni con un'asset allocation stabile improntata a benchmark con forte connotazione Esg negli anni ha dato ottimi risultati.

D. Quale la vostra idea sui meccanismi life cycle?

R. È una soluzione che ci attrae sia dal punto di vista teorico che strumentale: migliora il profilo degli iscritti se adottata come profilo di default oppure facendo una sostanziosa campagna di promozione. Per i partecipanti meno esperti o meno interessati agli investimenti i meccanismi di ciclo di vita possono infatti semplificare notevolmente la gestione della propria previdenza complementare, offrendo un approccio chiavi in mano. Rimane cruciale la questione dell'educazione finanziaria e della comunicazione allargata senza della quale l'opzione ciclo di vita troverebbe pochi consensi.

D. Come vi posizionate verso gli investimenti di tipo Esg e di quelli in economia reale?

R. Sin dal 2008 abbiamo adottato un impianto di gestione di cosiddetto Esg rafforzato: in sostanza adottiamo benchmark Esg concentrati per i comparti non garantiti ed escludiamo dall'universo investibile l'ultima classe di rating Esg. Negli ultimi due anni l'esclusione dei titoli ha giovato moltissimo. Per quanto riguarda gli investimenti nei mercati privati siamo in fase di selezione di un gestore di fondi. Contiamo di chiudere la selezione prima dell'estate.

D. Quali tipologie di rendita prevedete?

R. Il portafoglio di scelta di rendite è abbastanza ampio: si passa dalla rendita vitalizia immediata alla rendita certa cinque o 10 anni, alla rendita reversibile e alla rendita contro-assicurata. Se le condizioni di mercato non cambiano, tuttavia, la rendita continuerà ad essere una scelta subottimale rispetto alla richiesta di capitale.

D. Qual è la ricetta per rilanciare la previdenza complementare in Italia?

R. A mio parere basterebbe prevedere il versamento obbligatorio di una parte del tfr, ad esempio un quarto, alla previdenza complementare contrattuale, bancaria e assicurativa. In caso di silenzio si verserà alla previdenza contrattuale da sempre la meno costosa. La soluzione riduce solo parzialmente il valore del tfr in azienda come fonte di finanziamento ma avvia un circolo virtuoso: dopo tre-quattro anni il lavoratore confronterà tfr in azienda e tfr nel fondo pensione. Si avvierà una lenta migrazione verso il tfr nei fondi. Credo che rilanciare la previdenza in Italia sia una necessità, una urgenza e un'occasione. Una necessità perché le nuove generazioni di lavoratori avranno pensioni misere senza di essa e solo un terzo dei lavoratori finora ha aderito. Un'urgenza perché tra solo dieci anni senza una misura forte di rilancio le platee più popolose di iscritti vanno in pensione e senza ricambio sarebbe un fallimento per tutti con effetti dirompenti intergenerazionali. Un'occasione perché forse mediante questa soluzione i sindacati dei lavoratori potrebbero riguadagnare fiducia dalle giovani generazioni.

D. Qual è il ruolo delle pmi nella partita?

R. Il coinvolgimento delle pmi è cruciale: sensibilizzare le aziende più piccole per instillare fiducia nel sistema di tutele per i lavoratori dovrebbe migliorare la partecipazione al progetto industriale e migliorare la produttività. È necessario depotenziare la percezione che la previdenza sia semplicemente un costo aziendale: nell'azienda del futuro la previdenza è una forma di fidelizzazione del lavoro che migliora il clima aziendale perché costituisce un cuscinetto di sicurezza durante e dopo la vita lavorativa. (riproduzione riservata)



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