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Pianificazione finanziaria: quando la rendita diventa un’opportunità
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Pianificazione finanziaria: quando la rendita diventa un’opportunità

di Carlo Giuro
30 agosto 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 05 settembre 2025, 22:17

Secondo l'Ania solo una minima parte dei risparmiatori opta per la rendita vitalizia. La Covip propone nuove strategie per migliorare l'erogazione delle prestazioni pensionistiche

L’evoluzione della piramide demografica italiana delinea un ulteriore innalzamento della futura sopravvivenza. Secondo i recentissimi dati dell’Istat la speranza di vita è prevista in ulteriore crescita (86,1 e 89,7 anni quella prevista alla nascita nel 2080, rispettivamente per uomini e donne, con un guadagno di 4,4 anni per i primi e di 4,1 anni per le seconde sul 2024).

Diviene allora sempre più necessario considerare il rischio longevità come elemento centrale nel proprio percorso di pianificazione finanziaria, considerando con particolare attenzione la fase del decumulo (si veda l’articolo in pagina).

Le diverse tipologie di rendita a disposizione dei risparmiatori

Ma qual è la relazione tra il risparmiatore e le rendite vitalizie, che costituiscono lo strumento elettivo per fronteggiare il rischio longevità? Per completezza di esposizione va evidenziato come nelle forme pensionistiche complementari si prevedono diverse tipologie tra cui il risparmiatore previdente può scegliere quella più adatta alle proprie esigenze.

Si ha nello specifico la rendita vitalizia rivalutabile, la rendita rivalutabile reversibile, la rendita vitalizia con controassicurazione, la rendita rivalutabile reversibile certa per tot anni e, in maniera tale da potere coniugare la integrazione pensionistica con esigenze di tipo sanitario, la rendita vitalizia rivalutabile con copertura long term care.

Solo l’1,6% sceglie la rendita: i dati Ania e le proposte Covip

Interessanti le evidenze della recente indagine annuale dell’Ania sul ricorso alla rendita vitalizia secondo cui, con particolare riferimento ai contratti previdenziali, nel triennio 2021-23 sono giunte a scadenza 226 mila polizze e di queste l’1,659% ha optato per l’erogazione di una rendita.

La rendita non è ancora percepita nella valenza da parte dei risparmiatori, ragion per cui appaiono molto interessanti in prospettiva le considerazioni evolutive proposte dalla Covip nella sua relazione annuale per migliorare la capacità del sistema di rispondere alle esigenze delle persone con particolare riferimento alla fase di erogazione delle prestazioni.

Pensione complementare, l’alternativa dei prelievi programmati

Come è noto, nel sistema vige l’obbligo di convertire in rendita vitalizia almeno il 50% della posizione individuale, riservando alla prestazione in capitale un ruolo marginale, osserva l’autorità di vigilanza.Tenendo conto anche di esperienze internazionali su questo profilo, oltre alla rendita vitalizia andrebbero dunque consentite altre opzioni di payout, maggiormente in grado di incontrare le preferenze osservate.

Stante tale evidenza, l’autorità ravvisa l’opportunità di consentire direttamente al fondo pensione di erogare la prestazione pensionistica sotto forma di prelievi programmati (senza il coinvolgimento delle assicurazioni) in analogia con quanto avviene per la Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata), misura introdotta nel 2017.

Decumulo graduale: nuova opzione per ottimizzare le prestazioni pensionistiche

In particolare, al raggiungimento dei requisiti di pensionamento si potrebbe, ad esempio, prevedere un’opzione che consenta all’iscritto di effettuare, a fronte del mantenimento del montante maturato nel fondo, prelievi parziali successivi. Gli importi prelevabili potrebbero essere in cifra fissa, assumendo le caratteristiche di una rendita temporanea erogata dal fondo pensione, ovvero liberamente determinabili.

In entrambi i casi non dovrebbero essere consentiti prelievi superiori a un importo massimo annuale commisurato alla vita attesa residua, confermando quindi il ruolo di protezione della previdenza integrativa nelle età anziane.

La gradualità dei prelievi consentirebbe peraltro di continuare a beneficiare dei risultati della gestione delle risorse e, di fatto, aumenterebbe l’orizzonte temporale dell’investimento dell’iscritto. Nel corso della fase di decumulo, in caso di premorienza, il capitale non ancora prelevato rimarrebbe a beneficio degli aventi diritto: ciò aumenterebbe l’interesse alla partecipazione.(riproduzione riservata)



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