Diviso sul petrolio, più compatto sulle azioni italiane ed europee da tenere d’occhio, da Saipem a Eni, da Tenaris a Gtt. Così il mercato sta iniziando a prendere le misure agli effetti dell’accordo tra Usa e Iran, per indirizzare aspettative e scelte degli investitori.
Almeno 25 navi commerciali hanno oltrepassato lo Stretto di Hormuz il 18 giugno (un grande affare per l’Iran), all’indomani della firma dell’accordo a Versailles da parte del presidente Usa, Donald Trump. È un numero che non si registrava dalla tregua di aprile. Al mercato, però, la contabilità dei passaggi non basta per parlare apertamente di normalizzazione. La prudenza domina dopo mesi di tensioni geopolitiche. Almeno un segnale che qualcosa è cambiato c’è, perché il petrolio ha iniziato ad alleggerirsi di quella zavorra chiamata premio al rischio, accumulata nelle fasi più acute del conflitto Stati Uniti-Iran. Ma le principali banche d’affari si stanno dividendo su evoluzioni e stime.
Citi, per esempio, ipotizza un Brent intorno ai 75 dollari nel terzo trimestre 2026 e vicino ai 70 dollari nel quarto. Anche Goldman Sachs ha corretto al ribasso, indicando quotazioni nell’area degli 80 dollari, sulla base di una graduale ripresa dei flussi energetici attraverso il Golfo Persico.
Barclays, invece, la vede diversamente, preferendo confermare una previsione media di 100 dollari al barile. la tesi è che ci sia una sottovalutazione degli effetti del conflitto sulle scorte mondiali e dei tempi necessari per riportare alla normalità la catena logistica del petrolio. Secondo gli analisti, infatti, le prime undici settimane di guerra hanno ridotto di oltre 350 milioni di barili le scorte globali (dato richiamato anche nell’ultimo report di Intesa Sanpaolo sulle commodity) e il mercato potrebbe restare in deficit anche nel terzo trimestre dell’anno. La riapertura di Hormuz, in sintesi, non equivale automaticamente a un ritorno immediato alla normalità. Il riallineamento delle rotte navali, la rimozione dei colli di bottiglia logistici e il riavvio di parte della produzione richiederanno tempo, mentre resta sempre aperto il rischio di nuove tensioni nell’area.
Nonostante le divergenze sul prezzo del greggio, le indicazioni sulle azioni appaiono molto più allineate. Il consenso che emerge dalle ultime analisi è che il valore si stia progressivamente spostando dai produttori puri verso le società in grado di beneficiare del nuovo ciclo di investimenti energetici, dall’offshore alle infrastrutture per il gas naturale liquefatto.
Saipem è la società che più di tutte rappresenta questa fase, confermata da Bank of America come top pick nel comparto dei servizi petroliferi, con raccomandazione buy e target price a 5,50 euro. Nonostante il forte rally in borsa, circa l’80% da inizio anno, il titolo continua secondo gli analisti a scambiare a multipli contenuti, intorno a 4,7 volte l’Ev/ebitda, ancora a sconto rispetto ai concorrenti e alla propria media storica. Le indicazioni sul breve termine rafforzano ulteriormente la tesi. Per il secondo trimestre del 2026, Bofa stima un ebitda circa il 4% superiore al consenso e una raccolta ordini il 30% sopra le attese di mercato, segnale di una domanda ancora molto sostenuta. Più in generale, Saipem viene vista come una delle principali beneficiarie del ritorno degli investimenti offshore, un ciclo che secondo la banca potrebbe portare a un raddoppio del valore dei nuovi progetti entro il 2027 rispetto ai livelli del 2025. Diversa la situazione di Subsea7, attualmente senza rating da parte della banca proprio in vista della fusione con Saipem (l’operazione è stata noticata il 16 giugno all’Antitrust Ue). Le stime indicano comunque un trimestre solido sul fronte degli ordini, oltre il 35% sopra il consensus, ma un ebitda leggermente sotto le attese di mercato, con un calo di circa il 3%.
Accanto ai servizi offshore, l’analisi conferma l’importanza del gas naturale liquefatto come uno dei pilastri della sicurezza energetica. In questo ambito, sempre Bofa indica la francese Gtt tra i titoli preferiti, con giudizio buy e target price a 230 euro, perché ritiene che la società, attiva nelle tecnologie di contenimento per il trasporto di gnl, beneficerà direttamente dell’aumento delle costruzioni navali e degli investimenti infrastrutturali. Nel breve periodo, i risultati del secondo trimestre sono attesi in linea con il consenso, ma il vero driver resta la crescita degli ordini, destinata a tradursi in ricavi soprattutto tra il 2027 e il 2028. Un profilo più bilanciato emerge per Technip Energies, su cui la banca mantiene una raccomandazione neutral con prezzo obiettivo a 39,5 euro. Anche in questo caso i dati operativi restano solidi: per il secondo trimestre è atteso un ebitda circa il 3% sopra le stime, mentre l’order intake potrebbe superare il consensus di oltre il 70%.
Tra i titoli con un profilo più interessante in ottica temporale si colloca Tenaris, che Bank of America valuta buy con target di circa 26,5 euro, pari a 62,5 dollari per Adr.
Il secondo trimestre dovrebbe risultare sostanzialmente in linea con le stime, con un ebitda leggermente inferiore al consenso, circa il 2%, ma la banca si aspetta un miglioramento significativo nella seconda metà dell’anno, sostenuto da volumi e prezzi più favorevoli. Vallourec, invece, resta underperform con target price a 18,5 euro.
Per le big oil si prevede un periodo di stabilità. In paritcolare per Eni, Bank of America conferma un giudizio neutral. Il settore delle major europee continua a distinguersi per break-even medi intorno ai 60 dollari al barile e rendimenti da free cash flow nell’ordine del 13% nel 2026. Tuttavia, secondo gli analisti, queste caratteristiche risultano ormai in larga parte incorporate nelle valutazioni. Le quotazioni riflettono già scenari prudenziali sul lungo termine, limitando la capacità di sorpresa positiva. Altre banche d’affari, invece, continuano a vedere opportunità di crescita nelle major europee anche dopo il recente arretramento del petrolio. Tra le indicazioni positive emerse negli ultimi giorni figurano Eni, Shell, TotalEnergies, Bp e Galp, che continuano a beneficiare di break-even contenuti, elevata generazione di cassa e politiche di remunerazione degli azionisti particolarmente generose anche in scenari meno favorevoli.(riproduzione riservata)