Le mappe non sono mai state neutrali. Ma oggi stanno diventando qualcosa di diverso: infrastrutture della sovranità digitale. Una trasformazione che emerge con chiarezza da una notizia recente, passata quasi sotto traccia nel dibattito europeo ma che in realtà illumina una dinamica più profonda del rapporto tra tecnologia, territorio e potere.
È stato annunciato lo sviluppo di EuroCoreReferenceMap, un nuovo dataset cartografico paneuropeo costruito a partire dai dati ufficiali delle autorità nazionali di cartografia, del catasto e dei registri territoriali.
Nella comunicazione istituzionale il progetto è definito «un dataset geospaziale paneuropeo destinato a supportare il policymaking e rafforzare la sovranità digitale europea».
L’obiettivo è creare una base cartografica armonizzata per l’intero spazio europeo, costruita su dati pubblici certificati e condivisi tra gli Stati membri. Il dataset includerà alcuni livelli informativi fondamentali - confini amministrativi, reti di trasporto e sistemi idrografici - destinati a diventare una base di riferimento per le politiche pubbliche europee.
In apparenza si tratta di un’iniziativa tecnica, una delle tante che popolano l’ecosistema delle politiche europee sui dati. Ma basta spostare lo sguardo per capire che il punto è più profondo.
Negli ultimi anni il dibattito sulla sovranità digitale europea si è concentrato su cloud, infrastrutture di dati e intelligenza artificiale. Molto meno attenzione è stata dedicata a un’altra infrastruttura decisiva dell’ecosistema digitale contemporaneo: la rappresentazione dello spazio. Eppure le mappe digitali sono diventate una delle architetture invisibili dell’economia e della società digitale.
Organizzano la mobilità urbana, guidano la logistica globale, orientano il commercio locale, strutturano l’accesso ai servizi urbani. Sempre più spesso costituiscono la vera interfaccia attraverso cui cittadini e imprese interagiscono con il territorio. Non sono soltanto strumenti di navigazione. Sono piattaforme complesse che aggregano dati territoriali, immagini satellitari, informazioni prodotte da sensori e contributi degli utenti.
Attraverso queste infrastrutture si costruisce una rappresentazione dinamica dello spazio che orienta decisioni economiche, amministrative e sociali. È qui che la questione cartografica incontra il diritto costituzionale. La geografia è sempre stata una dimensione del potere pubblico. Nella storia dello Stato moderno la cartografia ha avuto un ruolo essenziale nella costruzione del territorio politico: ha definito confini, organizzato lo spazio amministrativo, reso visibile l’autorità dello Stato.
Oggi quella funzione si riproduce in forma nuova nello spazio digitale. Quando la rappresentazione del territorio diventa una piattaforma tecnologica globale il problema non è più solo cartografico, diventa di governo dello spazio informazionale. Chi controlla le mappe controlla almeno in parte il modo in cui lo spazio viene interpretato, organizzato e reso accessibile.
Non sorprende quindi che l’infrastruttura cartografica digitale globale sia oggi dominata da grandi piattaforme private, in particolare statunitensi.
In questo scenario l’iniziativa europea assume un significato che va oltre la dimensione tecnica. Costruire una base geospaziale pubblica europea significa dotarsi di un’infrastruttura informativa autonoma per leggere e governare il territorio europeo.
La sovranità digitale in questa prospettiva non riguarda solo la capacità di sviluppare tecnologie o di regolare piattaforme ma anche la possibilità di costruire le infrastrutture conoscitive attraverso cui lo spazio viene rappresentato e governato.
EuroCoreReferenceMap si colloca in questo passaggio. Non è solo un progetto di armonizzazione dei dati geografici ma anche un tassello di una strategia più ampia con cui l’Europa cerca di costruire un’architettura informativa per sostenere le politiche pubbliche e ridurre la dipendenza da infrastrutture digitali private.
Il punto non è sostituire i servizi commerciali che cittadini e imprese utilizzano ogni giorno, ma garantire che esista una base informativa pubblica, affidabile e interoperabile su cui costruire politiche territoriali, infrastrutture e servizi digitali europei. In fondo la questione è profondamente costituzionale.
Ogni ordine politico ha bisogno di strumenti attraverso cui rappresentare il proprio spazio. Nello Stato territoriale questo ruolo è stato svolto per secoli dalla cartografia pubblica. Nella società digitale la rappresentazione dello spazio passa attraverso piattaforme tecnologiche e sistemi algoritmici.
Ed è forse qui che si gioca una parte della partita della sovranità digitale europea. Nel XXI secolo la sovranità non si esercita solo nel controllo dei dati o nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma anche nella capacità di costruire le mappe attraverso cui lo spazio digitale e fisico viene interpretato e governato. (riproduzione riservata)
*professore di Diritto Costitutuzionale e Regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale all’università Bocconi e founder Pollicino AIdivsory