La sospensione dei dazi per 90 giorni disposta da Trump dopo alcune dichiarazioni, da turpiloquio, che avevano fatto pensare al peggio, tra i diversi effetti ha quello di rendere meno complesse le decisioni che potrebbe prendere la Bce il 17 aprile nella prevista riunione del Consiglio direttivo.
È vero che non si possono dire definitivamente cessate le turbolenze nei mercati innescate dalle decisioni di Trump. Il conflitto economico con la Cina è tale che, se non sopravviene un raffreddamento, può finire, causando effetti-domino, con il provocare una recessione globale.
Non è immaginabile altresì che la Cina si pieghi all’incessante aumento dei dazi e non cominci a pensare a reagire con armi letali quali la svalutazione dello yuan o interventi sulla quota posseduta del debito pubblico americano. O, ancora, ad altre misure sull’import-export. Intanto l’11 aprile ha portato i dazi sulle importazioni delle merci americane al 125%.
Ma a questo punto il superamento del conflitto è diventato una questione politica cruciale per i due Paesi e per il mondo. In questo quadro, dalla Cina viene un invito all’Europa per raccordare le iniziative nei confronti delle decisioni degli Usa. Si abbia presente sempre che i poteri decisionali di Xi Jinping, dato il regime istituzionale cinese, sono nettamente superiori a quelli, pur non limitati, di Donald Trump.
E ciò al fine di valutare la possibilità di provvedimenti tempestivi ed efficaci da adottare rispettivamente dalle parti in causa. Comunque rispetto a una prima fase dei dazi e con particolare riferimento all’Europa, la situazione può dirsi leggermente migliorata, anche se non si può affatto abbassare la guardia.
A questo punto, se rileggiamo le recenti considerazioni del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, sulla politica monetaria, antecedenti alle ultime fasi della vicenda-dazi, il percorso che si delinea ora con la loro sospensione (sopravvenuta dopo queste considerazioni) apparirebbe meno accidentato di come poteva essere solo lunedì 7, prima della decisione di Trump.
Panetta ha detto, in occasione dell’assemblea di bilancio della Banca d'Italia del 31 marzo, che bisognerà contemperare due fattori: la debolezza dell’economia europea e le tensioni geopolitiche che contribuiscono a contenere l’inflazione, da un lato; l'incertezza sulle politiche commerciali degli Usa, dall’altro. L’incertezza non è certo scomparsa: lo dimostra la sensibilità delle reazioni del mercato dell’11 aprile alle reazioni e contro reazioni di America e Cina sulle tariffe.
Non è tuttavia del livello che fino a tre giorni fa si poteva ritenere: ma pure in quel contesto si erano levate voci dal vertice dell’istituto guidato da Christine Lagarde che lasciavano prevedere la possibilità di una riduzione dei tassi di riferimento. Il rallentamento dell’economia nell’area non è certo venuto meno; è iniziata la fase della lunga preparazione delle leggi di bilancio da parte degli Stati dell’Unione (nel caso italiano, con il Def che prevede il dimezzamento, rispetto alle precedenti stime, della crescita nell’anno allo 0,6% e nei due anni successivi allo 0,8, mentre si è registrato a febbraio il venticinquesimo calo della produzione industriale).
Se l’incertezza dovuta ai dazi, rilevata 11 giorni fa, non bloccava le conseguenze da trarre dalla debolezza dell’economia, cioè un calibrato allentamento monetario, a maggior ragione quest’ultimo non può affatto essere escluso ora che una parziale schiarita con la sospensione dei dazi stessi si è pur conseguita, ferme restando tutte le possibili riserve.
Nel contempo, è da ritenere che sia confermato che un allentamento monetario meno deciso o un evidente suo ritardo potrebbero comportare un’inflazione troppo bassa, avuto presente che, secondo le stime della Bce, l’obiettivo di inflazione, come ha detto Panetta nel congresso Assiom Forex di febbraio, sarebbe raggiunto portando i tassi ufficiali al 2%, alla metà di quest’anno. Non è escluso che la Banca d’Italia e il governatore tornino a parlare presto delle difficoltà causate dalla politica commerciale americana.
Ora registriamo, in ogni caso, la persistenza di fattori di fondo, cominciando dalla ulteriore debolezza economica, per cui sarebbe lecito attendersi che il 17 il Consiglio direttivo decida un taglio che, per essere efficace e non continuare lo stillicidio delle mini - riduzioni, dovrebbe essere di 50 punti base, benché la misura a prima vista possa sembrare eccessiva. Tuttavia, poiché incombe il rischio della recessione, una riduzione non ordinaria non sarebbe fuori luogo. È vero che è diventato importante evitare in primis escalation tra misure dei Paesi in contrasto; tuttavia, se esistono spazi da utilizzare, sarebbe sbagliato non sfruttarli.
Sarebbe comunque importante che il Direttivo della Bce cogliesse l’occasione per prospettare, pur nell’incertezza, un percorso della politica monetaria per i prossimi mesi, avviando una revisione dell’impostazione, che viene persistentemente seguita, delle decisioni assunte riunione per riunione e in base ai dati. In ogni caso, se certamente si deve escludere un ruolo di supplenza, tuttavia dalla Bce è legittimo attendersi una funzione propositiva nel contesto determinato dai dazi trumpiani sia pure con la sopravvenuta sospensione. Lo stesso ruolo che appare necessario se, a livello europeo, si affrontano i problemi della revisione del Patto di stabilità, del cosiddetto riarmo ( parola certamente da sostituire, ma anche da rivedere nella sostanza) e ritorna il tema del debito comune.
È il momento di un ruolo proattivo della Bce, anche ai fini del rilancio delle istituzioni finanziarie internazionali ridimensionate dalla politica di Trump. Quanto al dollaro, si vorrebbe risponda a due opposte esigenze: rilanciare le esportazioni contro gli eventuali dazi ritorsivi di altri Paesi e fronteggiare, all’interno, l’inflazione conseguente ai dazi e alimentare gli investimenti negli Usa. Ma le decisioni sull’euro saranno autonome.
Così come importante sarà considerare il ruolo della Vigilanza nel contesto delle incombenti difficoltà. Quanto al sistema bancario italiano, si conferma la buona condizione complessiva, come ricorda anche il presidente Abi Antonio Patuelli con osservazioni non distanti da quelle della Vigilanza, ma vale l’«estote parati» soprattutto per i crediti più esposti. Situazioni similari si riscontrano nell’area. Insomma, il Direttivo del 17, che poteva essere una normale riunione pre-pasquale, per quel che sta accadendo diventa, invece, un momento di decisioni fondamentali. (riproduzione riservata)