L'Europa si avvicina alle elezioni di giugno. Quale può essere il loro impatto sulla previdenza complementare? MF-Milano Finanza ne ha parlato con Francesco Briganti, segretario generale della Cross Border Benefits Alliance-Europe (Cbba-Europe), associazione che interagisce con le istituzioni Ue per conto dei suoi membri, che sono sia società industriali che finanziarie. È anche membro di Opsg (Occupational Pensions Stakeholder Group) ed Eiopa, l'autorità europea di vigilanza su assicurazioni e fondi pensione.
Domanda. Quali sono state le iniziative di previdenza complementare nell'ultima legislatura europea?
Risposta. C'è parecchia legislazione europea in fase di lavorazione o di revisione. La legge europea principale che disciplina i fondi pensione è naturalmente la Iorp 2, che è per l'appunto in fase di revisione. C'è poi tutto il pacchetto riguardante la cosiddetta finanza sostenibile, che include lo sviluppo degli investimenti Esg con correlati obblighi di reportistica da parte degli investitori. Recenti sono anche le leggi sulla protezione dai rischi della tecnologia informatica applicata anche ai fondi pensione ed assicurazioni, che dovranno quindi adeguare la governance e il sistema di risk management.
D. Quali sono quindi i punti aperti per la prossima Commissione?
R. La nuova Commissione dovrà completare quasi tutto che è stato elencato sopra. Oltre alla revisione della Iorp 2, infatti, dovrà di fatto completare quelle grandi iniziative come Sustainable Finance o Capital Markets Union che in realtà rappresentano un lungo pacchetto di leggi, di cui alcune non sono state neanche cominciate. Sembrerebbe tuttavia che alcune iniziative volte allo sviluppo di politiche e investimenti Esg subirà un rallentamento, se non forse anche un blocco, con l'avvento della nuova Commissione. Questo sembrerebbe dovuto al fatto che la forte spinta verso l'Esg abbia sollevato molti malumori in Europa, e che i politici che formeranno il prossimo governo europeo dopo le elezioni di giugno ne abbiano ben preso atto. Richiamo poi ancora il rapporto Letta, che raccomanda la creazione di un veicolo pensionistico paneuropeo. In pratica esso sarebbe un Pepp in versione aziendale-settoriale, quindi non solo individuale. Noi a questa iniziativa, che chiamiamo Peop (Pan-European Occupational Pension, ndr) ci stiamo già lavorando come Eiopa, Opsg e Cbba-Europe. È naturalmente una buona notizia. Ma tutto dipenderà dalle priorità politiche del nuovo governo europeo che uscirà dalle prossime elezioni.
D. Tra le novità attese vi è la revisione della direttiva Iorp 2. Quali sono i punti chiave?
R. Gli obiettivi della riforma della direttiva Iorp sono molteplici, anche se non credo sinceramente che apporteranno cambiamenti a forte impatto. Prima di tutto, si cercherà di migliorare l'applicazione del principio di proporzionalità secondo cui i piccoli fondi pensione sono esentate, in tutto o in parte, dall'applicazione della direttiva. Ci sono poi proposte per rinforzare la governance e la protezione degli aderenti iscritti a fondi a contribuzione definita, più vulnerabili ai rischi finanziari. Si pensa di migliorare le norme che disciplinano le attività transfrontaliere dei fondi pensione, semplificandole, visto che tali attività non stanno decollando proprio a causa di quella normativa. Questo aspetto è molto importante per Cbba-Europe, che difende e promuove la creazione di fondi pensione transfrontalieri. Per questo motivo, abbiamo sollevato il problema del non funzionamento della normativa vigente sia con Eiopa e con la Commissione europea. Siamo lieti che finalmente qualcosa si stia muovendo. Vi è poi un capitolo sull'uso della tecnologia per informare gli iscritti sulla loro situazione: si è anche discusso di imporre forme di politiche di sostenibilità ed Esg anche agli organi decisionali dei fondi. Va chiarito che l'attuale Commissione uscente ha ricevuto da pochi mesi il parere tecnico di Eiopa su come riformare la direttiva.
D. Parlando del Pepp, il piano pensionistico individuale paneuropeo, qual è il bilancio finora?
R. L'idea del Pepp è semplice: una volta creato un piano in un Paese dell'Ue, quel Pepp potrà operare in tutti gli altri Paesi permettendo così ai suoi utenti di rimanere iscritti allo stesso fondo anche dopo essersi trasferiti all'estero. Lo strumento ha poi la caratteristica di essere un prodotto diverso dai veicoli di previdenza individuali esistenti negli Stati membri. In altri termini, è un prodotto volontario, a cui gli operatori nazionali non devono adeguarsi. Il Pepp può essere creato da fondi pensione, assicurazioni, banche e asset manager. Al momento però tale strumento non è decollato: ne esiste solo uno in Slovacchia. Ciò è accaduto per via dei forti ritardi degli Stati membri ad applicare pienamente il regolamento, a incertezze sul trattamento fiscale da parte dei diversi Paesi, e a un disinteresse a creare Pepp di vari operatori nazionali per i requisiti stringenti e obiettivamente non proprio convenienti. Sono tuttavia abbastanza fiducioso sul futuro. Prima di tutto, ora gli Stati membri hanno completato il processo di integrazione del Pepp nella loro normativa e ne hanno chiarito il trattamento fiscale. E poi alcuni aspetti, come per esempio una soglia di costo di gestione non superiore al 1% per il Pepp di base potrebbe essere rivista al rialzo nelle previste revisioni biennali fatte da Commissione ed Eiopa. Cbba-Europe è sempre stata a favore del Pepp e incoraggia i suoi membri alla creazione di strumenti simili fornendo supporto istituzionale nei confronti delle autorità nazionali di vigilanza, di Eiopa e della Commissione Europea nel caso in cui qualche Paese boicotti i Pepp nella propria giurisdizione per motivi protezionistici nei confronti di operatori stranieri. (riproduzione riservata)