La gestione finanziaria assume valore centrale nel meccanismo dei fondi pensione che si strutturano sulla capitalizzazione dei contributi versati. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Alberto Massa, head of sales & marketing di Quaestio sgr, società di gestione i cui principali azionisti sono sono Dea Capital, Fondazione Cariplo, Cassa Geometri, Opere Don Bosco e Fondazione CariForlì, che ha lanciato il modello della gestione ibrida.
Domanda. Quale è il biglietto da visita di Quaestio?
Risposta. Quaestio è una società di gestione indipendente attiva da 15 anni sul mercato italiano con un dna essenzialmente istituzionale. Serviamo principalmente enti previdenziali e fondazioni bancarie.
D. Cosa è la gestione ibrida e come funziona?
R. Nei portafogli odierni degli investitori istituzionali non ha più molto senso separare pedissequamente le gestioni liquide da quelli dei mercati privati: entrambe le macro-asset class concorrono insieme al risultato finale di gestione. Le caratteristiche intrinseche dei private asset fanno sì che la parte liquida e quella illiquida siano gestite in maniera sincrona. Quaestio struttura e gestisce sia mandati alternativi puri sia portafogli ibridi, nei quali sono presenti sia le strategie liquide che le allocazioni in fondi alternativi. Nella fase di strutturazione dei portafogli ibridi è essenziale possedere un modello proprietario che offra un'ottimizzazione dinamica dell'allocazione dei portafogli investiti anche nei private market permettendo, tra gli altri, un monitoraggio della coerenza delle scelte di allocazione in strumenti illiquidi con gli specifici obiettivi dell'investitore istituzionale, come quelli di rischio, rendimento e di liquidità.
D. Quali sono i pro e i contro di tale gestione?
R. Gli investimenti nei mercati privati aumentano la complessità del portafoglio poiché aggiungono esposizione a classi di attivo per le quali è complesso misurarne la rischiosità. È importante quindi capire la correlazione o decorrelazione dei ritorni e la gestione integrata dei flussi di liquidità, generalmente imprevedibili per quello che riguarda i private asset, e dei rischi connessi.
D. Nel mercato previdenziale italiano si discute della opportunità di evolvere dalle linee garantite ad un approccio invece di tipo life cycle. Cosa ne pensa?
R. Il life cycle è una modalità di investimento semplice e di buon senso che prevede la scelta di una linea di investimento in relazione alla fase del ciclo di vita e alla distanza dal pensionamento dell'aderente a una forma pensionistica: più si è lontani dall'età pensionabile maggiore sarà la porzione investita in azioni. E viceversa. È certamente un'opzione utile per coloro i quali si affidano ad un fondo pensione ma che non necessariamente passano la loro quotidianità a seguire le evoluzioni dei mercati. Quello che è sicuro è che in Italia sono pochi i fondi pensione che hanno questa opzione: secondo l'ultima relazione annuale della Covip, solo il 30% dei comparti di previdenza integrativa italiani prevedono infatti questo meccanismo: c'è ampio spazio di crescita.
D. Come si conciliano fondi pensione e investimenti in economia reale?
R. Sul fronte degli investimenti a supporto dell'economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese italiane, crediamo che le strategie dedicate al trade finance e, in particolare, legate al mercato dell'export, siano meritevoli di attenzione poiché si tratta di un mercato in costante espansione, caratterizzato da bassa volatilità e storicamente decorrelato dai mercati finanziari tradizionali. Il mercato dell'export italiano vale oltre 600 miliardi di euro l'anno, di cui oltre un terzo è concentrato soltanto nel segmento d'interesse dei cosiddetti beni d'investimento, tipicamente rappresentato da macchinari e impianti destinati al settore della produzione industriale.
D. Quali sono i margini di crescita in questo specifico ambito?
R. L'export di macchinari e impianti è uno dei punti di forza del sistema industriale italiano, ma il dinamismo del settore risulta frenato dalle complicazioni derivanti dal difficile accesso alla finanza a medio termine tramite gli usuali canali. Questo ha inciso sulla competitività delle imprese ma ha creato al contempo uno spazio per gli operatori finanziari non bancari. In particolare, si è sviluppato un forte interesse per strategie di investimento incentrate sull'acquisto di strumenti tipici del , come le lettere di credito e promissory notes, ovvero crediti commerciali di imprese italiane che operano nel settore dei macchinari e impianti per l'industria manifatturiera, e originano dalle loro attività di esportazione di beni d'investimento. L'attrattività di questa particolare asset class, che rientra nella macrocategoria del private debt, deriva principalmente dagli interessanti livelli di ritorni attesi e dall'opportunità che viene concessa agli investitori istituzionali di sostenere l'economia reale italiana, investendo in strumenti connessi all'attività commerciale sottostante delle imprese italiane esportatrici, strumenti dunque non soggetti alle oscillazioni dei tradizionali strumenti finanziari quotati sui mercati internazionali. Nell'ottica di una gestione ibrida, il capitale impegnato ma non ancora richiamato e investito in una strategia a supporto dell'economia reale italiana come quella precedentemente delineata dovrebbe essere investito nei mercati pubblici con un approccio attivo e flessibile, in grado di massimizzare il livello dei ritorni attesi complessivi. (riproduzione riservata)