Come si sta evolvendo il sistema italiano di previdenza complementare alla luce della normativa euroep? E quali sono i movimenti in corso e le tendenze nell'ordinamento interno? MF-Milano Finanza ne ha parlato con Paolo Pellegrini, vicedirettore generale del Mefop, la società costuita dal Mef per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione.
Domanda. Quali sono i principali provvedimenti comunitari in fase di recepimento in Italia?
Riposta. Il tema del momento è sicuramente il regolamento Dora, che si applica dal 17 gennaio 2025 anche ai fondi pensione. Il tema è la gestione dei rischi informatici, rispetto ai quali occorrerà predisporre un quadro di gestione e controllo interno che ne garantisca una gestione efficace e prudente. Su questo tema Mefop sta favorendo il confronto tra gli operatori e ha già organizzato uno specifico corso di formazione in partenza il 17 settembre prossimo.
D. Quali sono i punti di attenzione in merito alla previdenza complementare nella nuova legislatura europea?
R. Saranno sicuramente ancora quelli della sostenibilità e l'aggiornamento della direttiva Iorp. Ci sono anche idee evolutive sul tema Pepp e alcune proposte di regolamentazioni orizzontali in corso di negoziazione.
D. Quali innovazioni potrebbero elevare il livello di inclusione previdenziale in Italia?
R. L'incremento del tasso di adesione alla previdenza complementare è cruciale per il nostro futuro. I dati della recente relazione Covip indicano che siamo a un tasso di adesione del 36,9%. Si tratta di un valore da far crescere velocemente, se non vogliamo correre il rischio che domani la maggioranza dei pensionati contributivi puri si trovino privi di secondo pilastro, con conseguenti forti tensioni sociali e anche sui conti pubblici.
D. Cosa fare in concreto per rilanciare il sistema previdenziale?
R. Dalle indagini Mefop emerge che chi conosce i fondi pensione li apprezza. Allora il fattore principale è risvegliare le coscienze di chi potrebbe tranquillamente aderire a un fondo pensione ma non l'ha ancora fatto con campagne informative istituzionali mirate e costanti nel tempo, approntando centri informativi di prossimità territoriale adeguatamente addestrati che siano in grado di rispondere alle domande del cittadino. Sarebbe utile riproporre forme di tacito conferimento del tfr maturando, prevedendo che la decisione di lasciare il tfr in azienda sia effettuata dal cittadino mediante Spid o Cie su un portale pubblico.
D. Cosa fare sui piani contributivo e fiscale?
R. Si potrebbe consentire su base volontaria la destinazione a previdenza complementare del tfr pregresso confluito nel fondo di tesoreria Inps, trovando le giuste coperture. Sul piano fiscale, oltre all'incremento del plafond di deducibilità ormai fermo da molto tempo si potrebbe passare dal modello Ett a quello Eet (da esenzione-tassazione-tassazione a esenzione-esenzione-tassazione, ndr). Si tratta di assestamenti che hanno un costo per le finanze pubbliche, ma limitato, da sostenere oggi per evitare in futuro costi che diventeranno insostenibili quando arriveranno a pensione i lavoratori contributivi puri se non si saranno dotati per tempo della pensione di scorta.
D. E sul versante delle prestazioni?
R. La relazione Covip propone una maggiore flessibilità in uscita con meccanismi di decumulo simili alla Rita, in alternativa alla rendita vitalizia, che quindi diventerebbe facoltativa. Indubbiamente la rendita spaventa i potenziali aderenti, che prediligono la prestazione in capitale. L'assetto attuale delle prestazioni può rappresentare un ostacolo all'adesione. Se però alla rendita resa facoltativa si aggiungesse la possibilità di anticipare l'accesso alla pensione di base per chi attiva la rendita, allora sì che tutti prenderebbero seriamente in considerazione l'adesione ai fondi pensione e la rendita, sia pur resa facoltativa, sarebbe apprezzata. La rendita non è una punizione ma un'assicurazione per chi vive oltre la propria speranza di vita.
D. Tema molto delicato è quello della educazione previdenziale. Qual è lo stato dell'arte in Italia?
R. Il tema dell'educazione finanziaria è sicuramente importante. Con l'approvazione del disegno di legge Capitali sono state introdotte diverse misure tra le quali merita particolare attenzione l'articolo 25 che amplia il novero delle materie oggetto di approfondimento nel ciclo scolastico nell'ambito dell'Educazione Civica. Con la nuova legge, ai tradizionali argomenti di Educazione Civica si aggiungono ora il risparmio, l'investimento, l'educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale. Sarà compito del ministero dell'Istruzione e del Merito determinare i contenuti formativi, d'intesa con la Banca d'Italia, la Consob, l'Ivass e la Covip, sentito il comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, cioè il comitato Edufin, e le associazioni maggiormente rappresentative degli operatori e degli utenti bancari, finanziari e assicurativi. Mefop, dal canto suo, alimenta da tempo il portale divulgativo sonoprevidente.it che può rappresentare un utile contributo alla divulgazione dei nostri temi. Cittadini informati sul welfare, sin dalla giovane età, sviluppano i giusti anticorpi per fare le scelte consapevoli e pianificare con maggiore cognizione di causa quello che è il proprio futuro.(riproduzione riservata)