Eroe della libertà di parola o complice dei più efferati criminali? Lo stabilirà la giustizia francese. In attesa del verdetto (rischia fino a 10 anni di carcere), Pavel Durov, fondatore, proprietario e ceo della app di messaggistica Telegram, dovrà rimanere in Francia e presentarsi in una stazione di polizia di quel Paese due volte alla settimana.
Per ora gli è andata bene, come gli era già successo nel 2014, quando il Cremlino lo aveva costretto a vendere VKontakte, versione russa di Facebook, perché si era rifiutato di fornire i dati dei manifestanti filo-occidentali in Ucraina, che poi avevano preso il potere a Kiev. Dalla vendita del suo social media a un gruppo di investitori vicini a Vladimir Putin, Durov aveva incassato 300 milioni di dollari.
Con quella somma ha lasciato la Russia per cominciare a fare la bella vita in giro per il mondo e soprattutto ha sviluppato Telegram, con l’obiettivo dichiarato di difendere sempre la privacy dei suoi utenti dalle intrusioni dei governi. Esilio dorato quindi, ma pur sempre esilio. Niente comunque a confronto di quello che avevano patito molti membri della sua famiglia, originaria di Kiev e di San Pietroburgo, ai tempi di Stalin: perseguitati, deportati in Siberia o giustiziati. Chiaro che Durov senta in maniera particolare il problema della libertà d’espressione. Ma senza concessioni ai voli pindarici. «Mi considero un imprenditore tecnologico, non un politico o un filosofo. Sarei felice di vedere diffondersi i valori libertari, ma non è qualcosa che vedo come una mia missione», aveva detto qualche anno fa in una delle sue rare interviste.
Per difendere la privacy, Telegram è stato originariamente concepito come una rete decentralizzata di server di dati. La necessità della decentralizzazione ha inevitabilmente avvicinato Durov al mondo delle criptovalute, al punto da crearne una chiamata Toncoin (sempre con l’aiuto del fratello maggiore Nikolai, vera mente tecnologica di tutte le attività di Pavel). Nelle 24 ore successive al fermo di Durov, avvenuto all’aeroporto parigino di Le Bourget nella serata di sabato 24 agosto, Toncoin ha perso il 18%, per poi assestarsi venerdì 30 intorno ai 5,39 dollari (sette giorni prima veniva scambiato a 6,56 dollari). La criptovaluta ha perso terreno anche perché nei giorni scorsi la sua blockchain, chiamata Ton, è rimasta bloccata per diverse ore in due occasioni diverse, ufficialmente a causa del successo superiore alle attese del lancio del meme coin Dogs, chiaramente ispirato a dogecoin, che ha intasato la rete.
L’arresto di Durov ha ovviamente mandato all’aria il piano del fondatore di quotare in borsa Telegram, che ormai ha superato i 900 milioni di utenti. Lo scorso marzo Durov aveva detto che alcuni potenziali investitori avevano valutato la società più di 30 miliardi di dollari. Ma adesso è forte il rischio che gli inserzionisti pubblicitari abbandonino Telegram, in quanto collegato a presunti abusi sessuali su minori, secondo le accuse della procura di Parigi. Al riguardo, un esperto del settore citato dal Financial Times, ha previsto che su Telegram «rimarranno solo le truffe di criptovalute e le pubblicità per perdere peso rapidamente».
Il bilancio 2023 di Telegram, visionato dal Financial Times, mostra che l’anno scorso la società ha registrato ricavi per 342 milioni di dollari e una perdita operativa di 108 milioni di dollari. Le perdite totali sono ammontate a circa 173 milioni di dollari al netto delle imposte.Telegram è di proprietà di Durov, che possiede una fortuna multimiliardaria in criptovalute, ma la società ha raccolto circa 2,4 miliardi di dollari tramite emissioni obbligazionarie con scadenza nel 2026, compreso un bond da 1 miliardo di dollari collocato nel 2021 e sottoscritto anche dai fondi statali di Abu Dhabi.
Da notare che Durov è cittadino degli Emirati Arabi Uniti (oltre che russo, francese e del minuscolo Stato caraibico di Saint Kitts e Nevis) e la sede di Telegram è a Dubai, sebbene i suoi uffici siano al momento vuoti, come ha potuto constatare il Wall Street Journal. Intanto venerdì 30, il prezzo delle obbligazioni di Telegram è sceso di quasi 10 punti percentuali, attestandosi a circa 87 centesimi di dollaro, con un rendimento di oltre il 16%, rispetto ai circa 96 centesimi precedenti all’arresto di Durov. Peraltro, gli obbligazionisti di Telegram potranno convertire il debito senior non garantito in azioni a sconto rispetto al prezzo dell'Ipo di Telegram se la quotazione avverrà prima della fine di marzo 2026, un incentivo per la società a quotarsi prima di quella data.Nel 2023, le perdite finanziarie di Telegram sono state parzialmente compensate dall'apprezzamento degli asset digitali che detiene in bilancio, che l’anno scorso avevano un valore complessivo di quasi 400 milioni di dollari. Nel frattempo, nel 2024, la società ha anche venduto Toncoin per oltre 244 milioni di dollari in contanti.
Alla conferenza Token2049 di Dubai, ko scorso 19 aprile Durov ha annunciato lo sbarco su Ton di Usdt, la stablecoin emessa da Tether ancorata al dollaro in un rapporto di parità (118,2 miliardi di dollari di capitalizzazione) e di Tether gold, un token digitale supportato dall’oro. In pratica, Usdt può essere usato come mezzo di pagamento su Telegram. «Pavel Durov ha sempre promosso la libertà di parola e di pensiero attraverso la sua piattaforma Telegram», ha dichiarato Paolo Ardoino, ceo di Tether, in esclusiva a milanofinanza.it. «Sembra che in Europa ci sia sempre di più la volontà, da parte dei governi, di controllare in modo capillare ogni strumento di informazione e comunicazione», ha sottolineato Ardoino. «Quando i governi potranno avere accesso a tutti i dati più intimi delle vite dei propri cittadini, ci sarà il rischio effettivo di essere incriminati per dissenso verso il governo. Rinunciare al diritto di privacy è un passo verso un futuro buio e antidemocratico. Sfortunatamente non credo sarà una realtà remota».
E qui rientra di prepotenza il problema della libertà di espressione. L’arresto di Durov è stato interpretato in vari modi. Lo stesso Elon Musk ha lasciato intendere che sia un avvertimento a lui stesso in quanto numero uno di X. Commentando la vicenda, Il Wall Street Journal si è scagliato contro Thierry Breton, il commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi, accusandolo di brandire la legge «come un randello per censurare la libertà di parola in tutto il mondo» e cercare di «interferire nelle elezioni presidenziali statunitensi». Siamo alla guerra dei mondi virtuale. E in Russia e in Ucraina, dove la guerra è tragicamente reale? Sia pure a denti stretti, entrambe le parti riconoscono che Telegram è essenziale per le loro comunicazioni interne. Evidentemente, sono convinte che Durov non violerà mai la loro privacy. (riproduzione riservata)