Nella giornata di domenica 24 le autorità russe hanno dichiarato l’impiego del missile balistico ipersonico «Oreshnik» in un attacco nei dintorni della capitale ucraina Kiev. L’offensiva, che ha coinvolto anche i missili Iskander, Kinzhal, Tsirkon e centinaia di droni, ha provocato due morti e 44 feriti.
Oreshnik è un’arma di nuova generazione capace di viaggiare a velocità tali da eludere gran parte delle difese anti-aeree tradizionali. Il missile era stato utilizzato per la prima volta il 21 novembre 2024 contro un complesso industriale di Dnipro, nel sud dell’Ucraina, e successivamente il 9 gennaio scorso nell’oblast di Leopoli.
L’arma presenta un sistema «dual-use», il che significa che è progettata per trasportare sia testate convenzionali sia nucleari. La gittata stimata varia tra i 3mila e i 5.500 chilometri, sufficiente a colpire anche obiettivi in Europa, mentre la velocità supererebbe i tre chilometri al secondo, attraversando l’alta atmosfera e risultando quindi difficilmente intercettabile dai sistemi difensivi.
Era il 2025 quando Putin annunciava l’avvio della produzione in serie del sistema e la consegna del primo lotto alle forze armate russe. Per il Cremlino, l’arma era una risposta sia agli attacchi ucraini sul territorio russo con missili occidentali, sia al rafforzamento dei sistemi missilistici statunitensi in Europa e nell’area Asia-Pacifico.
Washington ha più volte ridimensionato la portata strategica dell’Oreshnik, sostenendo che non sia in grado di modificare gli equilibri del conflitto. Ma la Russia disporrebbe anche di missili balistici intercontinentali, capaci di colpire obiettivi fino a 10 mila chilometri di distanza, inclusa la costa orientale degli Stati Uniti. (riproduzione riservata)