Servono banche grandi in Europa per far competere il continente a livello globale. Bisogna completare l'unione bancaria e quella dei mercati dei capitali se si vuole tornare a competere con Stati Uniti e Cina e finanziare la propria crescita. È questo il messaggio centrale della lectio magistralis tenuta martedì 30 dal ceo di Unicredit, Andrea Orcel, per la laurea honoris causa in Scienze Economiche e Finanziarie presso l’Università di Palermo.
Orcel che ha indicato nell'integrazione economica la principale leva per rafforzare la competitività del continente. Parole che arrivano a meno di quattro giorni dalla chiusura dell’ops su Commerzbank. Ma è anche un Orcel che ha rivelato anche aspetti personali, come le sue origini siciliane per parte di padre e zio, «che vengono da Gela». E ha rivelato un fatto drammatico della sua famiglia: un suo lontano parente, di Palermo, venne ucciso negli anni ‘20 del Novecento in quanto sindacalista.
«L'Europa può e deve fare uno scatto decisivo e diventare il terzo blocco economico globale, allo stesso livello di Stati Uniti e Cina», ha affermato durante il discorso. Per raggiungere questo obiettivo, però, «serve convergenza»: il continente deve «portare a fattor comune le proprie infrastrutture, che si tratti di mercati dei capitali, banche, industrie, energia, tecnologia o difesa». Secondo Orcel, «se non creiamo insieme queste fondamenta, non potremo mai essere davvero competitivi su scala globale».
Il numero uno di Unicredit ha ricordato che la capitalizzazione dei mercati dei capitali europei è pari a circa il 65% del Pil, contro il 220% degli Stati Uniti, e che una parte consistente dei risparmi europei finisce per finanziare altre economie. Per questo, ha osservato, «l'Europa deve prima decidere di muoversi in una direzione chiara, ma poi deve dotarsi degli strumenti per finanziarne lo sviluppo».
Strumenti che significano «mercati dei capitali molto più sviluppati di oggi e banche di dimensioni adeguate». Altrimenti, ha avvertito, «qualunque ambizione resta solo teorica». Da qui l'appello a costruire «una vera unione dei mercati dei capitali e un'unione bancaria che funzioni davvero» per mobilitare i risparmi europei e sostenere investimenti, innovazione e competitività.
Nel ragionamento di Orcel il rafforzamento del sistema bancario è un passaggio obbligato per sostenere gli investimenti necessari alla trasformazione dell'economia europea. «Dietro ogni grande investimento, ogni indirizzo industriale, ogni progetto infrastrutturale ci sono o fondi raccolti sui mercati dei capitali oppure finanziamenti di una banca», ha spiegato, ricordando che «la transizione energetica non avverrà senza capitali» e che lo stesso vale per gli investimenti nella difesa, nella trasformazione industriale e nello sviluppo tecnologico.
Il banchiere ha poi rivendicato il ruolo sociale degli istituti di credito. «Un mutuo non è solo un prodotto finanziario: è la prima casa di una famiglia. Una linea di credito non è soltanto un rendimento ponderato per il rischio: è l'impresa di qualcuno, il lavoro di una vita costruito in anni di impegno. È creazione di ricchezza e occupazione». Per questo, ha aggiunto, quando una banca finanzia un imprenditore «non sta solo approvando un'operazione commerciale. Sta dando fiducia a una persona, alla comunità in cui opera e al futuro che può contribuire a costruire».
Una parte significativa dell'intervento è stata dedicata alla competizione tecnologica. L'intelligenza artificiale, ha osservato Orcel, «sta trasformando il mondo in cui viviamo a una velocità senza precedenti, ridefinendo gli equilibri e le posizioni competitive». Le organizzazioni che sapranno coglierne il potenziale «non saranno solo più efficienti: saranno più capaci, reattive e meglio attrezzate per offrire risultati concreti ai clienti e alle comunità che servono». E ha avvisato: «Chi non saprà cambiare, rischia di finire come Kodak».
Per il ceo di Unicredit, tuttavia, il ritardo europeo è evidente. «Questo non è più una scelta, è una necessità strategica», ha affermato, ricordando come tecnologia, intelligenza artificiale e controllo dei dati siano sempre più concentrati negli Stati Uniti e in Cina. «L'Europa non può rimanere ancora una volta indietro, rinunciando a competere in un'area che ridefinirà il futuro», perché «le economie che dipendono da infrastrutture che non controllano e da regole che non hanno contribuito a scrivere non sono veramente sovrane».
Nella parte conclusiva Orcel ha indicato Unicredit come esempio concreto di integrazione continentale. La banca «può essere vista come un microcosmo dell'Unione Europea», ha spiegato. «Il nostro è un modello federale, che valorizza le differenze e mette a fattor comune quanto ci permette di difenderle. Ciò che ci definisce a livello locale resta locale; ciò che può essere condiviso e generare valore per tutti viene messo a fattor comune».
L'appello finale è stato rivolto direttamente all'Europa. «Il cambiamento crea opportunità. L'Europa ha tutte le carte in regola per coglierle. Serve solo la volontà di farlo», ha detto, invitando il continente a superare frammentazione ed esitazioni per costruire una forza economica in grado di sostenere le proprie ambizioni industriali e tecnologiche. La chiusura è affidata a un'esortazione in latino: «Carpe diem».
Il banchiere, nato a Roma, rivela di avere origini siciliane, con il padre e lo zio provenienti da Gela. E cita un episodio tragico della sua famiglia: «Penso al cugino di mio nonno, nato proprio qui a Palermo il giorno di Natale del 1887. Un sindacalista che dedicò la sua vita ai diritti dei lavoratori siciliani. Al centro del suo impegno c’era un’idea semplice ma potente: operai industriali e braccianti agricoli non dovevano combattere battaglie separate, ma unirsi intorno a una causa comune. Nella Sicilia degli anni ’20 pensarla così era pericoloso: significava sfidare apertamente lo status quo. Fu assassinato per le sue idee, a soli 33 anni. Ancora oggi, una targa in suo onore in corso Vittorio Emanuele ricorda il luogo in cui cadde».
E commenta: «Non so se avrebbe mai immaginato che un suo discendente avrebbe guidato una banca. Ma mi piace pensare che, se lo avesse saputo, ne avrebbe compreso il senso e l’importanza. Perché ciò per cui si batteva – l’idea che tutti meritino accesso alle opportunità, e che chi è lontano dai centri del potere non debba restare solo – non è poi così distante da ciò che una buona istituzione finanziaria dovrebbe fare». (riproduzione riservata)