Quotata a New York, al segmento Nyse American, ma con management e strategia industriale italiani, Nuburu è quasi un unicum sulla scena finanziaria e industriale. Il piano di sviluppo per l’Italia, che prevede ricavi cumulati per oltre 336 milioni di dollari tra il 2026 e il 2029, punta a costruire una piattaforma integrata della difesa e della sicurezza, passando per acquisizioni mirate di aziende italiane. Tra queste, c’è Tekne, operatore abruzzese specializzato in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari. L’operazione, presentata con un piano di sviluppo industriale che prevede nuova occupazione e 565 milioni di ricavi entro il 2030, è sotto esame da parte del governo ai sensi del Golden Power. «Nuburu ha notificato l’acquisizione del 70% di Tekne e attende una decisione tra la fine di luglio e le prime settimane di agosto. Abbiamo risposto a tutti i quesiti e confidiamo che il procedimento possa chiudersi in quei tempi», spiega Alessandro Zamboni, presidente esecutivo e co-ceo di Nuburu, a MF-Milano Finanza.
Il mercato sembra aver iniziato a credere alla nuova strategia. Dopo mesi di pesante flessione, il titolo della public company (oltre il 90% è flottante) ha registrato un rialzo di circa il 10% all’indomani dalla lettera inviata agli azionisti nella quale il management ha fatto il punto sul piano di rilancio. Il documento fotografa una trasformazione profonda: attività totali salite da 1,3 a 76,1 milioni di dollari in un anno, ritorno a un patrimonio netto positivo, superamento atteso della soglia patrimoniale richiesta dal Nyse American e una pipeline commerciale superiore ai 6 milioni di dollari.
«Quando una società effettua un reverse split il mercato tende a interpretarlo negativamente. A questo si sono aggiunti gli aumenti di capitale necessari per ricostruire il patrimonio netto. Era un passaggio inevitabile», osserva Zamboni. «Oggi, però, il messaggio è diverso: il piano di trasformazione è sostanzialmente completato e, una volta finalizzata l’operazione Tekne, le eventuali operazioni di raccolta di capitali a supporto dello sviluppo del business dovranno evitare il più possibile impatti diluitivi sulla nostra shareholder base».
L’obiettivo, però, va oltre una singola acquisizione. «Non siamo un fondo di investimento», sottolinea il manager. «L’Italia è al centro dei nostri piani e qui stiamo costruendo una piattaforma un vero e proprio hub industriale e di ricerca e sviluppo», conferma Zamboni, elencando le società in portafoglio: Tekne apporterà veicoli speciali e tecnologie di guerra elettronica; Lyocon competenze nella fotonica e nei laser blu e verdi e blu, con questi ultimi destinati anche ad applicazioni underwater, un settore che, come dimostrano i programmi avviati da Fincantieri, apre prospettive di sviluppo particolarmente interessanti; Orbit il software per monitoraggio, controllo e orchestrazione dei sistemi e di gestione della resilienza operativa di strutture critiche..
L’ultimo tassello è l’accordo con Hipert, spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che porterà nella piattaforma soluzioni di intelligenza artificiale per la guida autonoma dei veicoli tattici. L’idea è integrare tutte le tecnologie in un’unica architettura con sovranità tecnologica nazionale destinata alla protezione delle infrastrutture critiche, alle applicazioni anti-drone e ai mercati Nato.(riproduzione riservata)