Arretratezza economica del Mezzogiorno; sua marginalità sulla scena politica nazionale; trasformismo delle élites locali: temi ancora presenti, come cento anni fa, nel dibattito pubblico.
Questo è l’arco di tempo che separa il nostro presente dalla prima edizione di un libro che conteneva già tutti questi elementi di analisi: La rivoluzione meridionale di Guido Dorso, di cui il Centro di ricerca Guido Dorso per lo studio del pensiero meridionalistico ha fortemente proposto la ripubblicazione nella presente edizione Feltrinelli, corredata da scritti di Amedeo Lepore, Guido Melis, Luigi Fiorentino e con un testo di Nicola La Gioia.
Cosa può dirci oggi un libro uscito un secolo fa? Quale l’attualità del pensiero di Dorso? Partiamo da un assunto: la rivoluzione di cui parla Dorso non è una rivoluzione politica.
La prospettiva politica di Dorso è quanto di più lontano da quella rivoluzionaria comunista. La rivoluzione di cui parla Dorso è, piuttosto, una rivoluzione morale, che riguarda il Mezzogiorno e che da esso deve partire. In un colpo solo Dorso supera tutto il meridionalismo classico, quello di Villari, Franchetti e Sonnino che avevano prospettato il superamento del dualismo Nord-Sud grazie all’aiuto delle migliori menti delle classi dirigenti nazionali (e settentrionali) ma anche il meridionalismo nittiano che aveva, invece, prospettato un concreto aiuto dello Stato attraverso una legislazione speciale: «No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia: non chiede aiuto, ma libertà. Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da sé stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile» scriveva.
Dunque presa di coscienza, chiamata alle armi, appello alla responsabilità: ad agire per migliorare le condizioni del Mezzogiorno deve essere il suo stesso popolo. Di qui l’esigenza, chiaramente di matrice gobettiana, di dare nuova forma alla futura classe dirigente meridionale, quei «cento uomini di acciaio, col cervello lucido e l’abnegazione indispensabile per lottare per una grande idea».
Se vogliamo è questa la soluzione più immediata che propone il meridionalista avellinese, quella «lezione per le classi dirigenti del futuro» di cui parla Fiorentino nella sua postfazione. Ma, certamente, non l’unica.
La rivoluzione deve essere accompagnata da una riforma dello Stato. La critica di Dorso è allo «Stato storico», quella forma statuale realizzatasi in Italia con l’unificazione e che ha soppresso le libertà e le possibilità politiche del Sud.
Il nuovo Stato, quello che deve nascere dalla crisi dello «Stato storico» deve essere uno stato autonomista. Ma qui autonomismo non significa regionalismo, federalismo o, peggio ancora, autonomia differenziata: «L’autonomismo», scriveva Dorso, «è una dottrina politica diretta a raggiungere una più intima e profonda unità», in grado di «rappresentare il più profondo e serio tentativo [di] completare la rivoluzione liberale del Risorgimento anche a vantaggio delle popolazioni meridionali».
Dunque la rivoluzione meridionale ha il compito di completare il processo risorgimentale. E non è un caso: il libro nasce, in effetti, come un saggio storico-politico sull’Italia postunitaria e si apre con un «processo» al Risorgimento.
Dunque, cosa ci dice oggi Dorso? Ci dice che non è possibile pensare allo sviluppo del Paese Italia senza il Mezzogiorno. Ci dice che è necessario un atto di responsabilità delle classi dirigenti di farsi portavoce di una nuova visione del Mezzogiorno. Ci dice, infine, che il futuro del Mezzogiorno va ricercato nelle giovani generazioni.
Non è un caso che il libro di Dorso si concluda con un appello ai giovani: «Occorre che i giovani […] escano dallo stato di fatalismo, che incombe sulle anime meridionali, per dimostrare che le élites del Sud non sono costituite soltanto da speculatori geniali [...] ma sono costituite anche da uomini di azione, capaci altresì di compiere il miracolo di svegliare un popolo di morti». Un appello valido, cento anni fa come oggi. (riproduzione riservata)
*storico, dottore di ricerca