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I CENTO QUESITI

Nel metodo contributivo assegni legati a pil e demografia

di Carlo Giuro
Milano Finanza - Numero 161 pag. 39 del 15/08/2024

Domanda. Come è evoluto il sistema previdenziale italiano?

Risposta. Le diverse riforme previdenziali che si sono succedute nel corso degli ultimi 20 anni hanno perseguito il duplice obiettivo di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema in senso dinamico e con orizzonte temporale di medio lungo periodo e l'adeguatezza delle prestazioni. In questo profilo si colloca il risparmio previdenziale come soluzione di integrazione del tenore di vita in età senile.

D. Che cosa significa adeguatezza delle prestazioni?

R. Il concetto è quello per cui le prestazioni che vengono erogate dal sistema pensionistico devono essere tali da garantire economicamente condizioni di vita libere e dignitose. Rispetto al recente passato in cui per prestazione si intendeva la sola pensione erogata dal sistema pensionistico obbligatorio (Inps per lavoratori dipendenti e autonomi e Casse di previdenza per i liberi professionisti) in senso evolutivo la accezione è più ampia considerando la combinazione sinergica di previdenza obbligatoria e previdenza complementare.

D. In che modo le prestazioni di previdenza complementare possono contribuire all'adeguatezza complessiva delle prestazioni?

R. Le rendite dei fondi pensione/pip (piani individuali pensionistici) possono supportare la pensione di base gestendo al contempo il rischio longevità determinato dal progressivo allungamento della vita media. Va ricordato che la rendita rappresenta la tipologia di prestazione elettiva di una forma pensionistica dal momento che la normativa prevede che debba rappresentarne il 100% o comunque almeno il 50%. Dal punto di vista fiscale è utile ricordare che mentre la pensione di base è soggetta a imposizione progressiva, la rendita erogata dagli strumenti di previdenza complementare è soggetta a imposta sostitutiva (non fa cioè cumulo) del 15% che si riduce dello 0,3% per ogni anno di durata superiore al quindicesimo con un minimo del 9%.

D. Da cosa nasce l'esigenza di integrazione delle pensioni?

R. Il motivo principale è dettato da una applicazione più estesa del metodo di calcolo contributivo la cui logica non è redistributiva come avveniva con il retributivo ma assicurativa. Il futuro importo della pensione dipende infatti dalla somma virtuale di tutti i contributi versati nella vita lavorativa.

D. Come funziona il metodo di calcolo delle pensioni di tipo retributivo?

R. Il sistema retributivo ha invece premesse di calcolo molto diverse. In questo conteggio si stima la retribuzione pensionabile (come media rivalutata all'inflazione degli ultimi anni ante pensione 5 - 10 o più) e la si moltiplica per una percentuale (sostanzialmente il 2%) per ogni anno di contribuzione accreditato. Per il calcolo retributivo non ha alcuna rilevanza l'età al momento del pensionamento e non importa cosa sia successo nei primi anni di contribuzione in termini di redditi.

D. A chi si applica il metodo di calcolo di tipo contributivo?

R. In base al combinato disposto delle riforme Dini e Fornero, il contributivo si applica ormai a tutti, ma in diversa misura: chi ha iniziato a contribuire dal 1996 in poi si vedrà calcolare la pensione interamente nel sistema contributivo, chi ha maturato meno di 18 anni di contribuzione a tutto il 1995 avrà calcolata la quota dal 1996 col sistema contributivo e il resto con quello retributivo, i restanti (più anziani) avranno il calcolo contributivo solo sui contributi a partire dal 2012 (quindi anche questi ultimi da 10 anni a questa parte ormai sono interamente contributivi). È importante evidenziare poi come in alcuni canali di pensionamento anticipato come opzione donna e quota 103 così come modificata dalla Legge di Bilancio 2024 si prevede la applicazione integrale del metodo di calcolo contributivo.

D. Come funziona il sistema contributivo?

R. Si sommano virtualmente tutti i contributi versati anno per anno (dal punto di vista finanziario pagano con la ripartizione nel durante la pensione dei quiescenti) e si rivaluta il montante maturato utilizzando come coefficiente di rivalutazione la media mobile del pil italiano dei cinque anni antecedenti. Raggiunta l'età pensionabile si converte il montante in rendita moltiplicandolo per gli specifici coefficienti di trasformazione che riflettono ad ogni età pensionabile una diversa speranza di vita (più favorevoli a età pensionabile più elevata).

D. Da cosa dipende allora la pensione contributiva?

R. Il metodo di calcolo contributivo riflette nel proprio meccanismo di funzionamento in primo luogo le dinamiche lavorative: dalla lunghezza e continuità del periodo lavorativo all'aliquota contributiva che dipende dalla tipologia di professione. Forte impatto ha poi l'andamento dell'economia. Va poi ricordato che i coefficienti di trasformazione che riflettono la speranza di vita ad ogni età pensionabile vengono rivisti con cadenza biennale per ponderare l'effetto invecchiamento che caratterizza il Paese.

D. Come si riflette l'andamento dell'economia sulla futura pensione?

R. Annualmente l'Istat calcola la media mobile dell'ultimo quinquennio del tasso di variazione del pil a prezzi correnti. Se tale valore è inferiore a zero il coefficiente di rivalutazione è posto a uno e negli anni successivi si provvederà al recupero. Pertanto una caduta del pil sarà in pratica diluita nel numero necessario di anni per il recupero, mantenendo il coefficiente fermo a uno. E' opportuno ricordare come il tasso di rivalutazione si applica alla parte contributiva di tutte le pensioni (di vecchiaia, di anzianità, di invalidità) erogate dalla previdenza di base: i contributivi puri (coloro che hanno iniziato a versare i contributi dal 1996) per l'intera pensione, i lavoratori misti (chi aveva meno di 18 anni di contributi nel 1995) per la quota di pensione riferita ai contributi versati dal 1996, i contributivi pro rata (per chi aveva più di 18 anni di contributi nel 1995 ) per la quota di pensione riferita ai contributi versati dal effettuati dal 2012 in applicazione della riforma Fornero.

D. Quale è il ruolo dei coefficienti di trasformazione e come si modificano nel tempo?

R. I coefficienti di trasformazione rappresentano il riflesso attuariale dell'andamento demografico della popolazione e, come anticipato, sono più vantaggiosi a età pensionabile più elevata in ragione di una speranza di vita più contenuta. Nel nostro sistema è stato introdotto un meccanismo automatico ed amministrativo, s vincolato quindi da ulteriori interventi legislativi , per adeguare, ora ogni due anni, i coefficienti di trasformazione adeguandoli all'invecchiamento della popolazione in maniera tale da preservare la sostenibilità finanziaria in senso dinamico del sistema previdenziale. Fino ad ora sono stati sei gli aggiornamenti, il primo è avvenuto nel 2010, il secondo nel 2013, il terzo nel 2016, il quarto nel 2018, il quinto nel 2020, il sesto nel 2022. I coefficienti di recente aggiornati , che si applicano per il biennio 2023-2024, vanno dai 57 anni ai 71, così come previsto dalla riforma Fornero, per tener conto degli incrementi per la speranza di vita che hanno comportato un incremento complessivo di un anno oltre i 70 anni. Va poi evidenziato come i nuovi coefficienti sono migliorativi (l'effetto stimato è di un aumento della quota contributiva della pensione compreso tra il 2 e il 3% al netto degli altri fattori) in considerazione della mortalità e dunque alla riduzione della speranza di vita attribuibili al Covid 19.

D. Nel metodo di calcolo contributivo, quale legame c'è tra importo della pensione e età pensionabile?

R. Nel sistema previdenziale di tipo puramente contributivo (inizio contribuzione post 1995) la pensione di vecchiaia può essere percepita a 67 anni di età e 20 di contributi purché l'importo sia non inferiore a quello dell'assegno sociale (per il 2024 pari a 6.947,33 euro annui, che corrispondono a 13 mensilità da 534,41 euro l'una). La novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 , fino al 2023 non doveva essere inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale. Se non si rispetti tale requisito si può accedere al trattamento di vecchiaia al compimento di 70 anni di età, aggiornato sulla base degli adeguamenti alla speranza di vita accertata dall'Istat, con almeno cinque anni di contribuzione effettiva. Per la pensione anticipata occorre avere 64 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione a condizione per il riconoscimento del trattamento che sia pari a 3,0 volte l'assegno sociale per gli uomini e le donne senza figli, 2,8 volte per le donne con un figlio; 2,6 volte per le donne con almeno due figli. Per tale forma di pensionamento anticipato si stabilisce poi un limite transitorio di importo, pari a 5 volte il trattamento minimo Inps (2.993,05 euro al mese) La Legge di Bilancio 2024 ha stabilito che il requisito di 20 anni di anzianità contributiva previsto per tale forma di pensionamento anticipato sia adeguato alla speranza di vita. (riproduzione riservata)



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