Schroders e Jupiter sono gli ultimi gestori attivi tradizionali a entrare nel mercato europeo degli Etf e non saranno gli ultimi. "Tuttavia, l'aumento degli Etf attivi sembra guidato più dalla paura di perdere l'occasione che da un vantaggio specifico della struttura dell'Etf, mentre i vantaggi per gli investitori rimangono modesti".
Lo afferma in un'analisi Kenneth Lamont, analista di Morningstar, osservando che "per molti gestori patrimoniali, gli Etf attivi rappresentano un modo per sfruttare le competenze interne o per riconfezionare le strategie esistenti e attrarre investitori attraverso nuovi canali di distribuzione. Tuttavia, nonostante la sua crescita, il mercato europeo degli Etf attivi rimane inferiore allo 0,5% del più ampio mercato europeo dei fondi e il numero di nuovi investitori che prediligono gli Etf rimane esiguo, mentre le pressioni sulle commissioni si applicano allo stesso modo (se non di più) nello spazio degli Etf".
"I nuovi operatori", prosegue l'analista, "devono anche affrontare il dilemma dei prezzi: fissando commissioni troppo alte, gli investitori potrebbero rivolgersi a concorrenti più economici; fissando prezzi troppo bassi, rischiano invece di svalutare o cannibalizzare le strategie esistenti. Negli Stati Uniti, gli Etf attivi sono cresciuti in parte grazie ai loro vantaggi fiscali rispetto ai fondi comuni tradizionali, vantaggi che non si estendono all'Europa".
Lamont conclude l'analisi osservando che "i vantaggi degli Etf attivi sono marginali per gli investitori. Molti non beneficiano in modo significativo del trading intraday, ad esempio, e il vantaggio più tangibile è la maggiore trasparenza, in particolare per quanto riguarda le strutture delle commissioni, dato che gli Etf in genere applicano prezzi uniformi per tutti gli investitori".