Intelligenza artificiale, medicina del futuro, energie rinnovabili, invecchiamento demografico, nearshoring, instabilità geopolitica e quindi difesa. Sono tutti argomenti che popolano le cronache di ogni giorno (non solo finanziarie) e che a livello di investimento vengono classificati come megatrend. «Un sottoinsieme dei temi di investimento che si caratterizzano per un potenziale di crescita esponenziale e impatto trasformativo sulla società», li definisce Giancarlo Sandrin, head of wholesale distribution Southern Europe di Lgim.
Per loro natura pensati per investitori di lungo periodo, i megatrend sono sempre più in voga, anche perché si sposano bene con modalità di investimento come quella tramite piani di accumulo (pac), e possono essere la base sia dei fondi comuni sia degli Etf che replicano specifici indici. La mappa nella pagina a fianco, costruita da WisdomTree, classifica i megatrend in quattro macro-categorie, ognuna delle quali si suddivide in due temi, articolati a loro volta in un numero variabile di sotto-settori, per un totale di 46 megatrend.
Va da sé che orientarsi in questo universo così vasto può risultare complesso, anche perché il rischio di incappare nelle mode del momento (o in vere e proprie bolle) è dietro l'angolo. «Mentre una moda si esaurirà nell'arco di pochi mesi o un anno, un vero tema sarà più radicato nell'economia e avrà impatti più durevoli», evidenzia Vinay Thapar, co-chief investment officer di AllianceBernstein. Nell'individuare un megatrend al contempo alcune regole generali che si applicano nella costruzione dei fondi possono essere lette in modo un po' diverso. Ad esempio le valutazioni, come spiega Annacarla Dellepiane, head of sales Italy di Hanetf. «Concentrarsi esclusivamente su titoli con valutazioni sotto la media può portare a perdere opportunità di crescita», osserva la money manager. «Le valutazioni non sono sempre indicative del potenziale di un'azienda, soprattutto per gli investitori a lungo termine».
Allo stesso modo il prezzo di un titolo al momento dell'acquisto ha, secondo Dellepiane, «meno importanza rispetto alla qualità del titolo stesso e al suo potenziale di crescita futuro o alla crescita di un megatrend in forte espansione». Nell'ambito dei megatrend il fattore delle valutazioni può essere anche visto in un'ottica differente da quella classica, spiega Thapar. «Cerchiamo di stimare l'impatto che i megatrend stessi potranno avere sulle valutazioni». Un esempio «è l'effetto dell'implementazione dell'intelligenza artificiale nel comparto sanitario, cosa che a nostro avviso al momento non si riflette nelle valutazioni di molte aziende del settore».
Ma quali sono i megatrend prediletti dai gestori nel contesto odierno? Per Thapar i due cavalli vincenti sono l'intelligenza artificiale e «l'invecchiamento medio della popolazione, un'evoluzione che influirà non solo sulla distribuzione della forza lavoro, ma anche sulla crescita economica e sull'allocazione geografica». Secondo Sandrin, più che i megatrend oggi sono interessanti temi più generalisti e trasversali come «i global brand, società di settori molto differenti tra loro che vanno dal tech al food, passando per titoli del consumo e finanziari, che grazie alla forza del brand riescono a beneficiare di un maggior potere commerciale». Mentre Dellepiane è interessata in particolare a difesa e uranio. La prima perché, «dato che la maggior parte dei paesi membri della Nato non ha ancora raggiunto l'obiettivo di spesa del 2% del pil, si prevede che il mercato della difesa crescerà a un tasso annuale composto del 5,6% al 2027». Mentre l'uranio «sta emergendo come un investimento promettente nel contesto della transizione energetica globale con la crescente attenzione verso il nucleare come fonte di energia pulita». (riproduzione riservata)