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Milano Cortina 2026, dietro le Olimpiadi invernali una maxi infrastruttura digitale. Ecco come funziona

18 febbraio 2026, 19:10 Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2026, 11:24

Il gruppo tecnologico Hpe ha realizzato una rete avanzata, connettendo oltre 3 mila atleti e 1 milione di device, che Fondazione Milano Cortina 2026 paga con il modello pay-per-use

Dai countdown per l’inizio delle gare fino alle app per l’acquisto dei biglietti. Passando per logistica, sicurezza e monitoraggio delle performance. Dietro le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 c’è un’infrastruttura tecnologica articolata che deve collegare aree distanti tra loro e disomogenee per clima, altitudine e disponibilità di servizi.

A realizzarla in poco meno di tre anni è stata Hpe, network equipment hardware partner di Milano Cortina 2026, lavorando a lato di una rete di trasporto nazionale (backbone) costruita per l’evento da Tim, official telecommunications partner. 

I numeri dell’evento

Il sistema deve connettere oltre 3 mila atleti e 1 milione di device, servendo 116 eventi distribuiti in tre regioni con più di 400 chilometri a separare le due sedi principali.

«Dal punto di vista tecnologico la sfida principale è stata armonizzare territori geograficamente diversi, caratterizzati da una distribuzione non uniforme delle tecnologie e dei servizi», spiega Giuseppe Civale, Ict and Venue Technologies Director della Fondazione Milano Cortina 2026. 

La rete Hpe Mist – così si chiama la piattaforma sviluppata a partire da un progetto di Juniper (società acquisita da Hpe nel 2025) – ha oltre 4.900 punti di raccolta del traffico Internet e più di 70 router. All’intera macchina digitale delle Olimpiadi lavorano oltre 1.500 persone, coordinate da un gruppo ristretto di 50-60 addetti della Fondazione Milano Cortina. 

La struttura digitale delle Olimpiadi

Per le Olimpiadi di Milano Cortina, dunque, Hpe ha ideato un prodotto su misura. Il progetto è partito a maggio 2022, quando sono stati fissati i requisiti della rete, dopodiché la macchina digitale è partita a marzo 2023 con l’obiettivo di arrivare all'apertura dei giochi, meno di tre anni dopo, con un sistema in grado di gestire in tempo reale un enorme flusso di dati. 

«Le reti tradizionali non potevano funzionare per un evento così diffuso», aggiunge Stefano Andreucci, senior sales director South Europe Networking di Hpe. «Serviva una rete nuova, progettata fin dall’inizio per essere sicura e con intelligenza artificiale integrata».

Si tratta «di una delle infrastrutture più evolute al mondo», conferma Claudio Bassoli, presidente e amministratore delegato di Hpe Italia. «Abbiamo supportato un’Olimpiade distribuita su oltre 22 mila chilometri quadrati, con più di 3 mila atleti e un elevato numero di media company impegnate nella produzione multimediale».

Costi ed eredità della rete

La rete messa in piedi da Hpe non è stata acquistata da Fondazione Milano Cortina, ma il modello scelto è quello del pay-per-use. Il cliente, in pratica, affitta l’infrastruttura e paga a consumo. Dopo le Olimpiadi, quindi, gli hardware forniti da Hpe saranno smaltiti. «A Milano rimarrà la disponibilità di infrastrutture per grandi eventi rodate, efficienti e pronte all’uso», sostiene Civale.  

La rete backbone di Tim, lunga oltre 8.000 chilometri, è invece progettata per restare in eredità al territorio dopo i Giochi, garantendo una connessione 5G veloce e continua. I costi della rete - difficili da stimare, considerando anche il meccanismo pay-per-use - rientrano nei circa 2 miliardi di euro (su 5,4 miliardi totali) di costi organizzativi in capo alla Fondazione Milano Cortina 2026. (riproduzione riservata)



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