
Il progresso raggiunto negli ultimi 10 anni è evidente, con informazioni più leggibili e più precise. Ma i questionari utilizzati dagli intermediari finanziari per valutare l’adeguatezza degli strumenti finanziari offerti ai clienti hanno bisogno di essere ancora sensibilmente affinati: mancano verifiche sull’attendibilità delle dichiarazioni rilasciate dai clienti, ci sono casi di incoerenza tra età del risparmiatore e profilo di rischio, troppo spazio è lasciato all’autovalutazione e nozioni chiave per un investitore, come quella sul bail-in, ovvero la soglia oltre la quale il risparmiatore partecipa all’eventuale crisi di un intermediario, sono praticamente assenti (18% dei casi). Uno scenario emerso ieri durante il seminario Consob con la presentazione del nuovo studio (curato da Francesco Quaranta e Paola Soccorso) che ha scattato una fotografia aggiornata rispetto alla prima rilevazione fatta nel 2012.
«Se i risultati dell’analisi indicano una serie di elementi positivi», ha sottolineato il
in apertura dei lavori «c’è anche un’area dove è possibile un miglioramento e dove le sfide possono tramutarsi in opportunità», ha spiegato, riferendosi all’ingresso di nuove tipologie di investitori grazie alle nuove tecnologie. Nel giro di due o tre anni il contesto è destinato a cambiare radicalmente, tra gamification e metaverso, mettendo in crisi l’approccio e le regole usate fino a oggi ha aggiunto e «il perimetro della Mifid dovrà necessariamente essere aggiornato».
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