Un ingresso graduale nel mercato azionario, ma sempre rimanendo in un ambito di protezione. Questi le esigenze che Fabio Melisso, amministratore delegato di Fineco Am (braccio di risparmio gestito del gruppo Fineco), sta ravvisando nella clientela. E che la società, che nel primo semestre ha registrato 1,1 miliardi di raccolta retail, sta cercando di convertire in un'offerta dedicata. A fine giugno le masse di Fineco Am sono arrivate 32,9 miliardi, due terzi delle quali (21,8) attribuibili agli investitori al dettaglio.
Domanda. Su quali tipologie di prodotto state puntando adesso e perché?
Risposta. Ciò che osserviamo è il continuo bisogno degli investitori di ottenere un rendimento il più possibile certo, puntando su prodotti che diano garanzie in termini di coupon fisso. Nella scelta dei prodotti da creare partiamo sempre dall'ascolto di chi è più vicino ai clienti. Il dialogo con i consulenti ci consente di individuare i bisogni e creare soluzioni adeguate con il giusto timing di mercato. Stiamo inoltre sviluppando diversi certificati perché offrono un coupon interessante, tenendo conto del trattamento fiscale di questi prodotti da cui derivano plusvalenze compensabili con minusvalenze maturate su strumenti di altra natura. Offrono la possibilità di essere utilizzati in ottica di efficientamento del portafoglio e di diversificazione.
D. Sul mercato azionario sta tornando un po' di interesse?
R. Sì. Infatti abbiamo esteso la gamma con soluzioni che consentono di accedere al mercato azionario in maniera graduale in modo da limitare i rischi – a protezione del capitale – e offrire rendimenti. L'idea alla base era creare uno strumento per consentire ai risparmiatori di testare in un ambiente protetto la capacità dei mercati azionari di crescere nel medio-lungo termine. Alcuni clienti hanno la sensazione che i mercati siano troppo rischiosi: un ingresso graduale nell'azionario globale può essere d'aiuto a prendere confidenza con l'asset class. Il suggerimento resta quello di mantenere un equilibrio nel portafoglio, avendo ben chiaro il proprio profilo di rischio, diversificando tra strumenti senza un'eccessiva concentrazione verso una singola asset class.
D. Come state gestendo il tema dei costi dei prodotti di investimento?
R. Con attenzione maniacale, anche per una questione di rispetto e trasparenza nei confronti di chi investe. Penso che nel nostro settore non ci sia nulla di diverso rispetto alla competizione sui prezzi che caratterizza altre industrie: per avere massima efficienza agire sulla leva dei costi è fondamentale. Al tempo stesso gli investitori più informati chiedono prodotti sempre meno costosi, come gli Etf, uno strumento sano in grado di stimolare l'industria ad essere più competitiva ed efficiente.
D. Come vi state muovendo nell'offerta di Etf?
R. Abbiamo lanciato due anni e mezzo fa i primi Etf. La peculiarità del nostro modello è che costruiamo anche gli indici di riferimento, che vengono poi utilizzati all'interno delle soluzioni di portafoglio. Gli Etf dialogano bene con altre soluzioni di portafoglio, come la gamma Passive Underlyings: soluzioni semplici, trasparenti ed economiche.
D. Quali novità avete in cantiere per i prossimi mesi?
R. Non escludiamo di allargare l'offerta di certificati. Riteniamo interessanti anche i fondi di decumulo con sottostanti passivi. Il concetto di decumulo consente di trasformare ogni fase economica in quella corretta per investire, mentre l'efficienza delle soluzioni passive ottimizza i costi, rispettando la necessità di diversificare. La responsabilità di un asset manager è mettere a disposizione strumenti semplici, a costi sostenibili. Un modo per contribuire all'esigenza delle famiglie, cioè difendere il potere d'acquisto dei propri risparmi. (riproduzione riservata)