Piano di accumulo o fondo pensione? Questo è il dilemma. Soprattutto per chi, una volta ottenuto il primo impiego, deve decidere come destinare una parte del proprio stipendio, magari ragionando in un’ottica di lunghissimo periodo come supporto a un assegno pubblico sempre più magro. In realtà, per alcuni versi il funzionamento di un pac e quello di un fondo pensione sono abbastanza simili, e anche la loro funzione nella pianificazione dei propri obiettivi di investimento è per alcuni versi assimilabile.
In buona sostanza, sia il fondo pensione sia il piano di accumulo sono strumenti di risparmio gestito che consentono in maniera ricorrente e per un certo periodo di tempo di accantonare e investire delle somme si denaro. Come spiega nel suo sito Fondapi, fondo di previdenza complementare per i lavoratori delle piccole e medie imprese, chi opta per queste soluzioni di investimento «non punta a un guadagno basato sulla speculazione finanziaria, ma sulla crescita dei titoli che compongono gli indici di riferimento».
Ci sono tuttavia alcune differenze essenziali che un’elaborazione del simulatore di fondi Propensione prova a riassumere. Una prima, fondamentale differenza, riguarda in modo specifico la natura dei due strumenti. Il fondo pensione infatti, spiega Propensione, «è uno strumento introdotto nel nostro ordinamento come un vero e proprio pilastro del sistema pensionistico italiano da affiancare a quello obbligatorio». Cosa significa questo in termini pratici? Che «il punto di partenza è fare un calcolo per ottenere una simulazione della propria pensione, così da rendersi conto del proprio bisogno di risparmio pensionistico. Con il fondo pensione si soddisfa questo bisogno di integrazione», spiega il comparatore. Per il piano di accumulo invece «lo scopo è essenzialmente quello di poter contare, al termine dell’investimento, su un capitale maggiorato dagli interessi ottenuti grazie agli investimenti dei propri versamenti». Detto in soldoni: con il fondo pensione si rimpolpa l’assegno pubblico, con il piano di accumulo si prova a guadagnare qualcosa in più. In questo senso si può vedere anche come i due strumenti non siano necessariamente esclusivi, ma possano essere usati anche in forma complementare.
Entrando più nello specifico del meccanismo delle due soluzioni, una seconda differenza riguarda il tipo di versamenti e le loro modalità. Se entrambi gli strumenti consentono di decidere importo e frequenza, e di modificarlo nel tempo, solo il fondo pensione consente di versare il proprio trattamento di fine rapporto (tfr). Quanto alla sospensione dei versamenti, prevista di default dai fondi pensione, per i pac necessita di un controllo ulteriore: alcuni piani infatti prevedono un limite massimo entro il quale i versamenti possono essere ripresi.
Lato investimenti, posto che lo scopo sia del piano di accumulo sia del fondo è quello di generare rendimenti che facciano crescere il capitale accumulato, la garanzia di restituzione del capitale versato non è automatica: per i pac è prevista in presenza di piani di tipo assicurativo, per i fondi pensione se si opta per un comparto garantito.
La durata dei versamenti merita un capitolo a parte. Un pac in generale permette di stabilire la durata in maniera totalmente libera, mentre il fondo pensione, per sua natura, è normalmente circoscritto al raggiungimento dei requisiti di pensionamento. Sia piano di accumulo sia fondo prevedono inoltre la possibilità di interrompere l’investimento prima del tempo, chiedendo il riscatto: quest’ultimo è senza penali per il fondo pensione, mentre alcuni pac potrebbero richiedere una penale, in genere decrescente nel tempo. Chiedendo il rimborso di un piano di accumulo si può di solito accedere anticipatamente a quanto accumulato: un’ipotesi che il fondo pensione declina in tre possibilità. Primo, il riscatto parziale. Secondo, le anticipazioni. E terzo, la cosiddetta Rita, acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.
Lato prestazioni, alla fine di un pac si ottiene un capitale, mentre alla fine di un fondo pensione si possono ottenere una rendita, un capitale o entrambe le cose. Nel caso in cui il sottoscrittore dovesse venire a mancare mentre l’investimento è ancora in atto (in termini tecnici si parla di premorienza), l’erogazione del capitale di un pac a favore di eredi o beneficiari è previsto solo nel caso di un piano di accumulo assicurativo. Altrimenti valgono le comuni regole di successione. Mentre per il fondo pensione l’erogazione a favore di eredi e beneficiari indicati è sempre prevista.
Infine, ma non per importanza, c’è il capitolo fiscale. Quanto versato nel fondo pensione gode di deducibilità. «Con la deduzione», scrive Propensione, «è come se il fondo pensione rendesse ogni anno quanto il risparmio fiscale che si ottiene, a sua volta determinato dall’ultima aliquota marginale Irpef, dal 23% al 43%». Anche la tassazione dei rendimenti, prosegue il prospetto, «è agevolata per i fondi pensione, con un’aliquota del 20% anziché del 26% prevista per gli altri strumenti di risparmio, tra cui i pac». (riproduzione riservata)