Un Paese con mille abitanti per sportello bancario, nessun albo dei consulenti finanziari e una certa diffidenza - anche da parte delle autorità regolatorie - verso approcci al cliente poco tradizionali. Così si presentava la Spagna nel 2000, quando Banca Mediolanum acquisì Fibanc (oggi Banco Mediolanum) iniziando il suo percorso nella penisola iberica con i primi 76 consulenti. Venticinque anni dopo il gruppo guidato dall’amministratore delegato Massimo Doris conta 1,2 miliardi di masse gestite in Spagna e oltre 1.600 family banker (dati al 30 giugno).
«La Spagna è stato il Paese con più sportelli per abitante a livello europeo, c’è sempre stata una forte abitudine del cittadino ad andare con frequenza in banca. Noi lavoriamo in modo diverso e non abbiamo mai spinto un prodotto o un servizio in particolare, ma solo ciò che serve al cliente. Per il contesto spagnolo è stato un po’ uno shock», ricorda Gianluca Bosisio, tornato a guidare Banco Mediolanum nel 2024 dopo averne tenuto le redini già nei primi anni Duemila.
I numeri di Banco Mediolanum raccontano di una raccolta netta arrivata a 1,2 miliardi di euro a giugno, con un aumento del 90% rispetto al primo semestre 2024, un patrimonio di 14,2 miliardi (+20%), oltre 270 mila clienti (+12%) sui quasi 2 milioni totali di Mediolanum. Dei circa 6.600 family banker del gruppo, oltre 1.600 sono in Spagna. In termini percentuali, dunque, la controllata iberica ha ancora un peso limitato, pari a quasi un decimo degli asset in gestione - giunti alla cifra record di 144 miliardi - ma il trend è in crescita.
In alcuni mesi, come nel luglio scorso, il peso della raccolta spagnola «viaggia anche tra il 20% e il 30% del totale», aggiunge Bosisio. «Stiamo crescendo e abbiamo intenzione di portare qui tutti i progetti che hanno buoni risultati in Italia a partire dalla formazione con la nostra Manager Academy che contiamo di avviare in Spagna entro fine anno». Alcune iniziative sono già state avviate, tra cui il programma All Star - lanciato nel 2014 in Italia e replicato lo scorso anno in Spagna - che prevede sessioni in cui i manager vanno sul territorio e si affiancano ai consulenti per scoprire le esigenze della rete.
Resta, però, un tema di maturità del mercato che si riflette nel gap tra i volumi in mano ai professionisti: un consulente italiano in media gestisce portafogli per 28 milioni di euro, un family banker spagnolo si ferma a 8 milioni. «L’Italia è partita 20 anni prima, quindi è chiaramente più avanti», spiega l’ad di Banco Mediolanum. «Ma il mercato spagnolo ha spazi di crescita enormi con una velocità anche migliore dell’Italia. Ormai riconosce la figura del consulente finanziario e la Spagna vive una fase di forte sviluppo: da quasi 20 anni il pil cresce in media del 3%, molto più dell’Italia».
La priorità per il gruppo nato da un’idea di Ennio Doris, dunque, ora è consolidare la propria posizione. Anche attraverso l’inaugurazione di una serie di nuove sedi nelle città in cui opera: oltre a Barcellona, Madrid (dove la sede è stata aperta pochi mesi fa), Malaga (qui l’obiettivo è tagliare il nastro a fine mese) e Bilbao (i battenti dovrebbero aprire a marzo 2026).
Ma sempre con un focus sulla crescita interna, senza entrare nel valzer delle opa e ops che da mesi agita il settore bancario. In Spagna c’è in ballo soprattutto l’aggregazione Bbva-Sabadell, ma Banco Mediolanum resta fuori dai giochi. «Non abbiamo in programma acquisizioni», assicura Bosisio. «Come capitalizzazione siamo quasi al livello di Bbva, ma la questione è il modello che, per la sua unicità, non si presta a operazioni di m&a».
Per la Spagna, dunque, vale la stessa strategia dell’Italia dove Mediolanum non ha preso parte al risiko. I Doris si sono limitati ad aderire all’ops di Mps su Mediobanca con la partecipazione dello 0,96% che detenevano tramite la cassaforte di famiglia. (riproduzione riservata)