McDonald’s ci riprova e avvia una sperimentazione per automatizzare ordini e ritiri nei drive-thru con l’intelligenza artificiale. Il piano fa parte della strategia McDonald’s Next, presentata dal ceo Chris Kempczinski a inizio giugno. Per il momento il progetto pilota (chiamato ArchIQ), che ha Google come partner tecnologico, riguarda cinque punti vendita negli Stati Uniti, anche se il gruppo sembra intenzionato a estenderlo in un secondo momento a tutti i ristoranti americani.
Se il test avrà successo, dunque, i clienti ordineranno il cibo a un assistente AI e lo ritireranno da uno sportello automatico, concludendo il processo senza contatti con un operatore umano. Per ora McDonald’s non ha comunicato eventuali riduzioni della forza lavoro come effetto dell’automazione dei drive-thru.
La catena di fast food ha già provato una volta a sostituire gli impiegati dei drive-thru con la tecnologia. Nel 2021 il gruppo ha avviato un programma con Ibm, introducendo un sistema automatico in un centinaio di store, ma lo ha interrotto nel 2024 dopo numerosi errori negli ordini.
Il nuovo progetto rientra in un piano che punta a un generale miglioramento di velocità e qualità dei prodotti. «McDonald’s Next è il modo in cui sbloccheremo la prossima fase di crescita e produttività, portando più clienti più spesso e migliorando l’economia dei singoli ristoranti», ha scritto Kempczinski in una nota.
Il gruppo parte da 16,5 miliardi di dollari di ricavi registrati nel 2025, con profitti per 8,5 miliardi, e prevede di investire fino a 3,9 miliardi nel 2026.
Anche altre società del settore stanno andando verso una minore interazione umana nei drive-thru e nelle consegne con risultati variegati. Tra queste Taco Bell, Pizza Hut, Wendy’s, Hardee’s e Carl’s Jr.
Taco Bell, ad esempio, sta provando negli Stati Uniti un menu per il drive-thru basato sull’intelligenza artificiale e intende renderlo operativo a livello nazionale entro fine 2026. La catena ha iniziato i test nel 2023 e in tre anni ha riscontrato diversi problemi. Nel 2025, in particolare, sono diventati virali alcuni video che mostravano errori grossolani, come un filmato in cui un uomo mandava in tilt il sistema ordinando 18 mila bicchieri d’acqua.
La sperimentazione di Pizza Hut, invece, è finita in tribunale. A maggio 2026 il gruppo è stato citato in causa da un affiliato, secondo il quale l’implementazione obbligatoria di un sistema di AI per le consegne ha causato danni per 100 milioni di dollari tra ritardi ed errori. (riproduzione riservata)