Oggi 28 ottobre è veramente una giornata particolare. Si celebra, come ogni anno, il Risparmio con un convegno nel quale intervengono il presidente dell'Acri, Giovanni Azzone, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Ma è anche il giorno in cui, in una prevista riunione al vertice presieduta dalla premier Giorgia Meloni e con la partecipazione, in particolare, dei vice ministri Antonio Tajani e Matteo Salvini, si tenta di comporre le diverse posizioni sul contributo delle banche e delle assicurazioni alla Finanziaria, la tassazione degli affitti brevi e quella dei dividendi come previste nella manovra di bilancio.
È altresì la giornata in cui, con l’assemblea annuale di Mediobanca dopo l’acquisizione da parte di Mps si formalizza, con i mutamenti al vertice che saranno decisi, la fine dell’era Cuccia e dei suoi epigoni. Il 28 ottobre era stato voluto da Cuccia per l’assemblea annuale per rendere evidente, nel ricordo, l’opposizione al fascismo: una giornata di lavoro per contrasto alla prescritta celebrazione annuale della marcia su Roma. Dunque, una data importante per il segnale che il dominus di Mediobanca intendeva dare.
Si avvia, sempre oggi, negli Usa, la riunione del Comitato monetario della Fed che potrebbe decidere domani un taglio de tassi di riferimento, cosa che, se avvenisse, costituirebbe un elemento in più di riflessione per la Bce, il cui Consiglio direttivo si riunisce a Firenze dopodomani.
Ma l’argomento più urgente della giornata, di cui si sentirà l’eco nel convegno anzidetto e forse qualcosa in più, riguarda il punctum dolens del contributo delle banche alla legge ddi bilancio. Il monito pronunciato da Salvini secondo cui un lamento in più dei banchieri provocherà l’aumento di un miliardo dell’apporto previsto a carico delle banche di oltre quattro miliardi è il modo peggiore di affrontare questo argomento assai complesso, prospettando modifiche e aggravi, a maggior ragione dopo che i due vice si erano detti soddisfatti dell’intesa raggiunta in sede di Consiglio dei ministri.
Si finisce così con l’accrescere la già non scarsa confusione magari prendendo a pretesto un'affermazione del tutto ovvia del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha sostenuto la necessità di distinguere sempre tra ricavi lordi e utili netti, ricordando che comunque in diritto non esiste la categoria degli extra profitti.
Come avere timore dell'ovvio? Il parlamento sarà libero di decidere in un modo o nell’altro, ma non bisogna dimenticare il ruolo che ha in esso la maggioranza. Gira e rigira, su una materia sdrucciolevole come questa non si può che rifarsi a quanto detto inizialmente dalla premier Meloni sull’esigenza che le banche diano una mano, in sostanza, volontariamente.
Ieri però nelle anticipazioni sul libro di Bruno Vespa, la Premier è stata netta nel difendere la proposta di bilancio sul punto delle banche sostenendo che è il modo, con il prelievo di 5 miliardi, per soddisfare sia il governo sia il settore bancario.
Che un apporto venga dato nessuno mette in forse. Ragioni di solidarietà ed equità possono essere a giusto titolo invocate anche se non affiancate da considerazioni sul piano giuridico, avuta presente la redditività, non la rendita come dice la Premier, delle banche. Il rischio da evitare è che i banchieri possano osservare non senza ragione, secondo il detto popolare, che si da la mano e si prendono tutto il braccio.
È auspicabile che nel summit governativo odierno si raggiunga una posizione equilibrata, rendendo stabile ciò che viene proposto nella legge di bilancio all’esame del Senato. Sarebbe opportuno, comunque, che i correttivi che potrebbero essere introdotti nell'iter parlamentare rispondano ad ampia convergenza anche con i settori interessati.
Quanto si ascolterà nella celebrazione dell’importanza del risparmio e del rapporto con gli investimenti e lo sviluppo concorrerà a superare confusione, contrasti, minacce che avvolgono la materia del contributo in questione. Non avrebbe senso un approccio punitivo così come non lo avrebbe una generale contestazione. Un dosato, pragmatico equilibrio è una opzione doverosa. (riproduzione riservata)