Un miliardo cercasi. Di pari passo con l’intensificarsi del fronte di opposizione all’articolo 18 della manovra che prevede un aumento della tassazione dei dividendi per le società che hanno partecipazioni inferiori al 10%, sale l’urgenza del governo guidato da Giorgia Meloni di scovare fonti alternative d’incasso. Tra i più fermi oppositori della norma che prevede l’aumento dell’imposizione fiscale dall’1,2% al 24% c’è Forza Italia con il responsabile del Dipartimento Economia del partito, Maurizio Casasco, che sulle pagine di MF-Milano Finanza ha sottolineato come con l’articolo 18 ci sarebbe una doppia tassazione sugli utili delle imprese e si romperebbe la soglia del tetto massimo imponibile fissato al 44%, arrivando a quota 57,23%. L’Italia rischia così di perdere attrattività agli occhi degli investitori stranieri e neppure l’opzione di dimezzare la soglia al 5%, o di escludere le società quotate, sarebbe una strada percorribile perché il danno resterebbe a carico delle medie e piccole aziende, tessuto produttivo del Paese.
A questo punto sale però l’urgenza di reperire nuove fonti di raccolta delle risorse necessaria alla manovra che vale complessivamente 18,7 miliardi, considerando che la norma sulla tassazione dei dividendi dovrebbe produrre circa 1 miliardo l’anno per il prossimo triennio. Mentre Fratelli d’Italia ha puntualizzato che la legge di Bilancio potrà essere modificata durante l’iter parlamentare, a patto di mantenere invariati i saldi. Lo stesso Casasco ha parlato di altri interventi per far quadrare i conti, come la rivalutazione dei beni d’impresa, la rivalutazione dell’oro il cui valore è schizzato negli ultimi anni, ma anche la razionalizzazione delle imposte sostitutive e della spesa pubblica improduttiva.
Sotto osservazione, come riportato poi da MF-Milano Finanza nei giorni scorsi, ci sono le assicurazioni che a differenza della banche (per le quali è stato previsto un prelievo di circa 4,5 miliardi) sono state toccate finora in maniera marginale dalla manovra, con un aumento dell’Irap di 2 punti percentuali che vale un gettito compreso tra 150 e 200 milioni. In ballo potrebbe esserci un intervento più incisivo dell’anticipo dell’imposta di bollo sulle polizze unit linked che era stato introdotto con la manovra 2025 e spalmato fino a giugno 2028. Ma torna anche in campo la questione di un aumento della tassazione dal 2,5% al 12,5% delle polizze auto legate agli infortuni del conducente. Secondo l’Agenzia delle Entrate a quelle polizze andrebbe applicata la stessa aliquota delle coperture Rc Auto, pari appunto al 12,5% con un effetto retroattivo di 10 anni che produrrebbe un afflusso stimato proprio in 1 miliardo. Posizione respinta con forza dalle compagnie che, in ogni caso, vogliono tenere la questione fuori dai conti della manovra. Ma il governo starebbe ragionando su una norma di interpretazione autentica che possa fare chiarezza sulla materia, magari con un accordo per ridurre il periodo di retroattività rispetto ai canonici 10 anni.
Il confronto resta aperto mentre c’è da registrare un altro fenomeno: la decisione del governo di aumentare ulteriormente a 300 mila euro la flat tax, prelievo una tantum che grava sui super ricchi che si trasferiscono in Italia. Balzello che, dopo l’aumento da 100 a 200 mila euro dello scorso anno, avrebbe iniziato a scoraggiare l’arrivo di nuovi Paperoni spaventati dall’incertezza delle norme. (riproduzione riservata)