Nella riunione di giugno, la Bce ha tagliato i tassi dello 0,25% per la prima volta dal 2019, ma è stata molto attenta a non prendere alcun impegno preliminare sulle future decisioni di politica monetaria, ribadendo la dipendenza dai dati per le sue prossime mosse, «con un approccio che potrebbe essere descritto come una riunione alla volta», premette Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia.
Domanda. Secondo voi quest'anno la Bce quanti tagli farà ancora?
Risposta. Christine Lagarde ha commentato che l'inflazione è comunque rallentata abbastanza da consentire un taglio, ma il messaggio è stato chiaro: è probabile che i tassi rimangano nella zona restrittiva per qualche tempo. La nostra opinione è, quindi, che non ci saranno tagli in rapida successione e che, ragionevolmente, la Bce terrà d'occhio anche le altre banche centrali, in particolare la Fed, per monitorare la dinamica delle condizioni monetarie non solo in Europa, ma in tutto il mondo.
D. L'inflazione è domata in Europa e negli Stati Uniti?
R. I picchi raggiunti negli ultimi anni, dopo il Covid, sono ormai un ricordo. Detto questo, nonostante il calo, i tassi d'inflazione rimangono al di sopra degli obiettivi previsti in molti Paesi, con varie componenti dell'inflazione che si sono rivelate più resilienti del previsto. La forza dell'aumento dei prezzi potrebbe essere attribuita a diversi fattori, quali la tenuta del mercato del lavoro, la forte crescita dei redditi a sostegno dei consumi e la minor sensibilità delle economie a politiche monetarie più restrittive. Nel complesso, mentre la tendenza verso la disinflazione sembra ben avviata, è ancora presto per le banche centrali per rivendicare la vittoria sull'inflazione.
D. Quali sono i rischi dell'investimento in obbligazioni oggi?
R. Le nostre prospettive macro sono piuttosto ottimistiche: non vediamo segnali di un rallentamento importante per il momento e ci aspettiamo una crescita a livelli pari o appena inferiori al trend, sia quest'anno che il prossimo. In questo contesto, i cosiddetti asset di rischio ovvero i titoli percepiti come più legati all'andamento dell'economia, come i titoli corporate, high-yield, dei mercati emergenti e cartolarizzati, hanno registrato buone performance. Sebbene il contesto macro rimanga favorevole, le valutazioni hanno ormai raggiunto livelli poco attraenti e questo deve essere preso in considerazione nell'analisi di un titolo. Questi comparti rimangono interessanti, ma un approccio attivo, un'ottima diversificazione e un'attenzione ai titoli liquidi e di alta qualità rimangono più che mai fondamentali.
D. Le obbligazioni ad alto rendimento sono oggi un'opportunità a lungo termine?
R. Sono storicamente un investimento da avere in portafoglio se si guarda al lungo termine. Questo perché stiamo parlando di un comparto in cui la maggior parte del rendimento è generato dalla cedola che, essendo relativamente alta, è anche spesso in grado di assorbire eventuali svalutazioni in conto capitale durante fasi ribassiste dei mercati. Di media sette anni su dieci l'high yield riesce a portare performance totali positive e una volatilità inferiore a quella delle azioni. Inoltre, anche nell'attuale scenario di breve termine, non mancano i fattori positivi a sostegno di questo segmento: le società hanno fondamentali solidi, sostenuti da condizioni macroeconomiche favorevoli, e la domanda per questo tipo di emissioni è molto più alta dell'offerta disponibile sul mercato, il che sostiene le valutazioni. Per questo motivo riteniamo che nel corso dell'anno, i rendimenti dell'asset class si attesteranno intorno al 5-7% in dollari. Come abbiamo detto in precedenza, tuttavia, è molto importante differenziarsi e puntare sulla qualità.
D. In quali regioni si trovano le migliori opportunità di obbligazioni ad alto rendimento?
R. Ad oggi vediamo valore sia nelle emissioni europee, che a nostro avviso sono scese rispetto a quelle statunitensi, sia negli emittenti societari ad alto rendimento dei mercati emergenti, in particolare dove le banche centrali sono di supporto e i bilanci societari sono sani. A livello settoriale, privilegiamo i titoli finanziari e, in particolare, i titoli subordinati di alcune delle istituzioni più solide a livello sistemico, che offrono valutazioni interessanti rispetto ad altri emittenti.
D. Meglio investire in obbligazioni high yield o investment grade?
R. Molto dipende dall'orizzonte temporale e dalle esigenze di liquidità degli investitori. Quelli con orizzonti temporali più brevi ed esigenze di liquidità più elevate potrebbero preferire investire in titoli societari investment grade. Detto questo, data l'attuale situazione economica globale, siamo più propensi ad assumere un'esposizione sul fronte del credito che su quello degli interessi; pertanto, preferiamo avere un'esposizione maggiore sul versante high yield, anche se le valutazioni sono molto strette, piuttosto che sul versante investment grade, dove le scadenze sono più lunghe e quindi il rischio di tasso d'interesse tende ad essere più elevato.
D. E che dire dei titoli di Stato?
R. Al momento manteniamo un'esposizione limitata ai titoli di Stato, orientata principalmente all'Europa piuttosto che agli Stati Uniti, ma ci riserviamo di aumentare l'esposizione quando i segnali macroeconomici indicheranno un'inversione più netta verso una politica monetaria più accomodante. Laddove deteniamo un'esposizione ai titoli di Stato, preferiamo mantenerci su titoli con scadenze più brevi ed evitare di esporci a quelle più lunghe, poiché riteniamo che i rischi di un'ulteriore espansione fiscale e di una riduzione dei bilanci possano portare a una sottoperformance dei titoli di Stato con scadenze più lunghe. (riproduzione riservata)