«Conosco e e stimo molto Davide Serra, ma non sono favorevole» alla sua proposta di istituire un obbligo per le casse di previdenza e fondi di investire nelle aziende del Paese una quota minima degli asset in gestione. A dirlo è Tommaso Corcos, responsabile Wealth Management Divisions di Intesa Sanpaolo, nel corso di Ceo Talks su Class Cnbc. «Sugli obblighi sono sempre negativo: non è la maniera giusta di approcciare il tema che c'è, esiste ed è una opportunità sprecata perché ci sono tantissime realtà che fanno bene» in Italia, dove esiste il «problema della regolamentazione che vincola il livello di rischio degli investitori istituzionali. Forse agirei lì in modo da dare a questi operatori lo spazio di ampliare i loro portafogli con rendimenti che ritornerebbero ai risparmiatori e che sarebbero sicuramente più significativi», ha aggiunto il top manager, che coordina le divisioni Assicurazione, Private e Asset Management di Ca' de Sass.
Quanto alle scelte di mercato rapportate al contesto attuale, il suggerimento di Corcos per i risparmiatori è di costruire portafogli «che includano anche un'esposizione al comparto azionario», perché si «potrebbero avere dei rendimenti molto più elevati con un portafoglio diversificato e coperto dal rischio azionario». La parte d'esposizione nel reddito fisso e in particolare nei btp «controbilancerebbe eventuali perdite sull'equity, altrimenti si rischierebbe di avere una performance dei risparmi sub-ottimale rispetto ai desiderata e agli obiettivi» prefissati.
Di contro, potrebbe rivelarsi un errore anche denotare «una propensione a guardare a un orizzonte temporale eccessivamente corto, dal momento che la volatilità c'è stata, c'è e ci sarà sempre all'interno dell'azionario». Al tempo stesso, Corcos ritiene anche che accentrare l'esposizione esclusivamente sull'obbligazionario e su un unico strumento come il btp possa portare «a degli errori», come è emerso dopo «il risultato delle elezioni in Francia e in Germania» con gli investitori che si sono trovati a fare i conti «movimenti quasi ingiustificati» che hanno prodotto un'impennata dei rendimenti e una consequenziale caduta dei prezzi. «Se avessero avuto all'interno del portafoglio obbligazionario anche un po' di azionario globale, le performance negative non le avrebbero neppure notate», ha osservato l'esperto, che ha inoltre affrontato due temi particolarmente attuali dell'ultima settimana borsistica: il ritiro a fil di sirena dell'ipo Golden Goose e il (momentaneo) sorpasso di Nvidia a Microsoft come titolo a maggior capitalizzazione del mondo.
Circa la deb italiana della moda, Corcos ha osservato come Golden Goose sia «una bellissima azienda, gestita molto bene da un grandissimo amministratore delegato». Lo stop alla quotazione potrebbe essere stato deciso in base a «valutazioni di timing - condivisibili o meno - che lascio agli azionisti. Non credo comunque che il mancato debutto a Piazza Affari rappresenti l'indicatore di un trend», ha affermato Corcos, riferendosi anche a Relatech che si prepara a lasciare l'Egm di Palazzo Mezzanotte se andrà a segno l'opa di cui è stata fatta oggetto.
Quanto a Nvidia, il top manager di Intesa Sanpaolo si è detto «impressionato» da una recente intervista del ceo Jen-Hsun Huang. «Ha detto che ogni anno l'azienda sforna una nuova generazione di microchip e continua a investire nell'intelligenza artificiale generativa». Forza propulsiva «incredibile» che dunque giustifica multipli e valori borsistici da tempo in progressivo rafforzamento. (riproduzione riservata)