Il ciclo finanziario globale sta entrando in crisi a causa della Balance Sheet Recession nel sistema bancario ombra americano e cinese. Il boom del debito privato, sostenuto dal Qe ultra decennale, ha prodotto una colossale allocazione di capitale di rischio a investimenti non più remunerativi (misallocation) in molti settori dell’economia (private equity, venture capital, real estate commerciale, immobiliare cinese).
I nuovi driver di crescita emergenti, ovvero AI e transizione energetica, non sono attualmente remunerativi e aggiungono ingenti allocazioni di investimenti a progetti che, al momento, distruggono capitale e producono reddito solo per pochissime società, aumentando la percentuale di concentrazione di rischio finanziario ma anche la misallocation di capitale nell’economia globale, ha avvertito Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik global strategy fund.
La transizione green ha avuto un impatto devastante sul settore auto globale, mentre gli investimenti in data center per l’implementazione dell’AI divorano capitale e non producono reddito. Tali investimenti richiedono un’alta intensità di energia che aumenta i costi energetici per gli altri settori dell’economia. Il moltiplicatore monetario, nonostante l’ingente liquidità nel sistema tuttora presente, ha spiegato Novelli, perde quindi sempre più di efficacia sull’economia reale e fornisce solo carburante alle bolle speculative finanziarie.
Per compensare il cedimento del moltiplicatore monetario i policy maker si sono attivati con aggressive politiche fiscali espansive. Poiché il ciclo finanziario ultra decennale ha gonfiato bolle speculative sistemiche in quasi tutti i segmenti del mercato finanziario (azioni, private equity, cripto, credito speculativo), il sistema è vulnerabile e non è in grado di reggere una recessione senza subire una colossale ondata di default sul debito privato e una conseguente depressione economica.
«Questo è il motivo principale per il quale le politiche fiscali non possono essere fermate e la banca centrale del mondo, la Fed, deve essere controllata dalla politica per introdurre la monetizzazione del debito», ha precisato il gestore di Lemanik, il quale non crede che questa politica possa risolvere i problemi strutturali illustrati. Il problema principale, ha proseguito Novelli, «è che siamo particolarmente esposti a un’elevata percentuale di debito privato speculativo non solvibile e la monetizzazione del debito non risolve il problema della solvibilità». Il credito speculativo nell’economia americana è sottostimato a 12 trilioni di dollari, più o meno il 50% del pil. Una parte di questo debito non era solvibile con i tassi a zero, non è solvibile con i tassi al 5% e non sarà solvibile se i tassi tornano a zero.
In realtà l’unica soluzione, a detta di Novelli, sarebbe quella di avviare politiche di ristrutturazione del modello economico con politiche fiscali espansive esclusivamente mirate ad aumentare i redditi reali per rendere la crescita meno dipendente dalla domanda finanziata e ridurre il leverage del settore privato. Ma al contempo sono necessarie politiche fiscali restrittive per il settore corporate, che opera in regime tax free, per finanziare le politiche fiscali espansive. Così come c’è bisogno di una gestione selettiva del credito insolvente per evitare un deleverage disordinato, di tassare i buy back e di detassare gli investimenti reali nell’economia, oltre a introdurre capital gain decrescenti in proporzione al tempo di detenzione di un investimento per ripulire i mercati dall’eccesso di speculazione di breve termine e favorire gli investimenti (Tobin Tax).
Il problema è che «nessuno ha il coraggio di implementare tali politiche perché sarebbero negative per il settore finanziario e per la borsa americana», ha detto Novelli. Così, per difendere le bolle speculative, «abbiamo deciso di perseverare nel modello che ci ha infilato nella trappola del debito con nuovo debito e le riforme saranno giustificabili solo in seguito a una crisi sistemica. Poiché i rischi di sistema sono, però, sempre più elevati, gli Stati Uniti hanno iniziato a prepararsi a un evento di crisi, introducendo norme di emergenza sul blocco dei capitali esteri in uscita, la potenziale chiusura delle linee swap sul dollaro, il controllo governativo della Fed e della curva dei rendimenti, il dispiegamento della Guardia Nazionale nelle principali città Usa». (riproduzione riservata)