La politica cinese del presidente Joe Biden, fatta di un mix di confronto e cooperazione, affronterà uno stress test lunedì 15 sera, quando si incontrerà virtualmente con il presidente Xi Jinping, con i due leader che tentano di far emergere segnali di attenuazione dell'ostilità.
Sarà la terza conversazione bilaterale da quando Biden è entrato in carica a gennaio e arriva in un momento in cui il leader cinese ha esteso nel tempo la sua leadership sulla nazione più popolosa del mondo. Le parti hanno aspettative modeste dai colloqui e non anticipano risultati concreti. In generale, Biden e la sua squadra hanno stabilito una strategia di gestione del rapporto attraverso ciò che chiamano "diplomazia intensa".
"L'amministrazione Biden non sta cercando di cambiare la Cina attraverso l'impegno bilaterale, non pensiamo che ciò sia realistico", ha riferito un alto funzionario dell'amministrazione. "Stiamo cercando di modellare l'ambiente internazionale in un modo che sia favorevole a noi e ai nostri alleati e partner".
Basandosi su una dichiarazione congiunta emersa a sorpresa a Glasgow la scorsa settimana, che impegna le due parti alla cooperazione sulla transizione verso un'energia più pulita, Biden dovrebbe cercare un accordo su diverse questioni, tra cui la proliferazione nucleare e la salute pubblica alle prese con la pandemia di Covid-19. La Casa Bianca lo vede entrare nell'incontro di lunedì con una mano forte. All'inizio della giornata, infatti, Biden ha in programma di firmare una legge bipartisan per la costruzione di infrastrutture da quasi 1.000 miliardi di dollari, che considera essenziale per tenere il passo con gli investimenti interni della Cina.
Il presidente Xi, nel frattempo, sta concentrando la sua strategia verso gli Stati Uniti sul contenimento dei danni piuttosto che sul ripristino del rapporto, secondo fonti che conoscono il pensiero di Pechino. La priorità di Xi è quella di garantire che la strada sia liscia, ed è disposto a riaprire i canali di comunicazione con Biden per evitare un conflitto militare, aggiungono.
"Siamo a un punto in cui si intravvede un cambiamento in corso", ha detto Danny Russel, ex alto funzionario dell'amministrazione Obama, ora all'Asia Society Policy Institute, think tank apartitico. "Entrambi i leader sono insoddisfatti dello stato delle relazioni. Sono entrambi molto consapevoli che potrebbe verificarsi qualche tipo di incidente che creerebbe un problema che nessuno dei due può permettersi in questo momento".
Le due parti hanno molte questioni controverse da discutere, da Taiwan al commercio. Nel colloquio di lunedì, Biden solleverà preoccupazioni sui diritti umani, per i quali gli Stati Uniti hanno livellato le sanzioni, e le pratiche economiche cinesi, secondo i funzionari interpellati dal Wsj.
Da quando Biden ha assunto la presidenza, gli Stati Uniti hanno rafforzato le partnership in materia di sicurezza nella regione indopacifica, compreso un controverso accordo sui sottomarini firmato a settembre con il Regno Unito e l'Australia. L'accordo, inizialmente oscurato da una disputa diplomatica con la Francia, ha mostrato che alcuni alleati, come l'Australia, che avevano coperto finora le loro posizioni nella regione, si stanno allineando più fermamente con gli Stati Uniti, secondo quanto riferiscono le fonti.
Gli imprenditori statunitensi sono desiderosi di vedere segnali ottimistici sul commercio e vogliono che Biden affronti questioni più ampie, compresi i sussidi industriali della Cina. Il presidente ha in gran parte mantenuto i dazi dell'era Trump, e non ci si aspetta che lunedì offra concessioni. Ma la sua amministrazione ha cominciato a confrontarsi con Pechino, ed entrambe le parti hanno detto che i colloqui sono stati positivi.
Secondo Myron Brilliant, vice presidente esecutivo e capo degli affari internazionali della Camera di Commercio degli Stati Uniti, "Anche se le aspettative per il vertice virtuale Xi-Biden sono un po' modeste, abbiamo bisogno di pragmatismo costruttivo e di passi concreti che stabilizzino le relazioni, gestiscano le tensioni e creino spazio per progressi più tangibili in futuro",
Un importante punto rimane Taiwan, l'isola democratica autogestita di 20 milioni di persone che la Cina rivendica come parte del suo territorio. A lungo è stato un punto critico diplomatico nel rapporto bilaterale, ma nell'ultimo anno Taiwan è diventato anche un tema militare.
Le intenzioni di Pechino con Taiwan sono la preoccupazione più urgente per Washington. E anche il presidente Xi cercherà chiarezza sulla politica dell'amministrazione verso Taiwan, riferiscono fonti vicine al pensiero di Pechino.
Il presidente Biden affermerà che la politica fondamentale degli Stati Uniti verso il concetto di "una sola Cina" non è cambiata, ha detto un alto funzionario dell'amministrazione. Washington non prende una posizione ufficiale sulla sovranità di Taiwan e adotta una posizione nota come "ambiguità strategica" sul fatto di difendere Taiwan in caso di azione militare da parte della Cina continentale. Biden però ha recentemente fatto dichiarazioni sulla difesa di Taiwan che hanno irritato Pechino e portato alla richiesta di chiarimenti, a funzionari del governo degli Stati Uniti, che la politica rimane in vigore.
Gli Stati Uniti conducono un robusto programma di vendita di armi con Taiwan, e il Wall Street Journal lo scorso ottobre ha riferito che gli Stati Uniti hanno, con molta discrezione, inviato un piccolo gruppo di consiglieri militari a Taiwan per almeno un anno.
Pechino ha segnalato che potrebbe prendere con la forza l'isola, fin qui democraticamente controllata, per unificarla con la Cina continentale e ha allarmato Taiwan e i funzionari statunitensi inviando un’ondata di aerei da guerra vicino Taiwan per una dimostrazione muscolare. Da Washington stimano che uno scenario del genere potrebbe verificarsi entro cinque anni, ma altri funzionari ritengono che un errore di calcolo da qualsiasi parte potrebbe innescare una crisi ben prima.
Secondo funzionari americani, Pechino ha poche motivazioni per scendere a compromessi sulle questioni fondamentali che sono al centro dei tesi rapporti bilaterali, compresi i diritti umani, le dispute territoriali e le pratiche economiche della Cina.
Parte del calcolo è la convinzione di Pechino che Biden, di fronte al calo del sostegno popolare, sia ostacolato da un Congresso che cerca di avanzare una legislazione per riorientare la politica americana verso la Cina dalla concorrenza al confronto. L'U.S. Innovation and Competition Act da 250 miliardi di dollari, approvato dal Senato a giugno, mira a rendere l'economia americana più competitiva contro la Cina, aumentando la spesa del governo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
"È una Cina diversa", ha detto Robert Ross, esperto di relazioni USA-Cina al Boston College. "I cinesi stanno dicendo: 'Bene, volete mostrare la vostra linea dura? Vi aspettiamo al varco’. È un ambiente politico molto diverso".
-James T. Areddy ha contribuito a questo articolo.
