Anche se i clienti fanno scorta di nuovi vestiti per tornare in ufficio e nei locali, le azioni delle società di fast fashion giacciono sugli scaffali. Ciò potrebbe essere motivato dal timore di eventuali nuove chiusure, ma un'altra spiegazione è possibile: gli investitori stanno iniziando a prestare maggiore attenzione all'impronta ambientale dell'industria dell'abbigliamento.
Mercoledì 15, la società spagnola proprietaria della catena Zara, Inditex, ha comunicato che le vendite nel trimestre chiuso a luglio sono aumentate del 51% a tassi di cambio costanti rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, e anche del 7% rispetto al trimestre 2019. L'azienda è in forma migliore di prima della crisi anche per altri parametri: i livelli di scorte sono più bassi rispetto al 2019 e la liquidità netta è più alta, pari a 8 miliardi di euro. L'e-commerce è previsto rappresentare per loro il 25% delle vendite totali in questo anno fiscale, rispetto al 14% di prima della pandemia, e la società ha tagliato il numero totale di negozi del 9% negli ultimi 12 mesi.
La domanda per i marchi di moda di Inditex, tra cui Zara, Massimo Dutti e Bershka, dovrebbe essere forte, in quanto i consumatori devono rinnovare i vestiti comodi che indossavano a casa durante i lockdown e stanno rinfrescando i loro armadi. Zara vende una quota maggiore di vestiti alla moda e sartoriali da ufficio rispetto ad alcuni dei suoi concorrenti. La catena svedese più casual, H&M, ha rilasciato un deludente aggiornamento delle vendite mercoledì.
Nonostante il pieno recupero di Inditex, il prezzo delle sue azioni è ancora del 6% al di sotto della terza settimana di febbraio 2020, appena prima che le azioni precipitassero a livello globale. Altri titoli europei del settore consumer di alta qualità sono però rimbalzati. Gli analisti di Jefferies notano che Inditex, in termini di multiplo degli utili previsti, scambia il 30% al di sotto di un paniere di titoli che include L'Oréal, Kering, proprietario di Gucci, Moncler e Burberry, rispetto a un suo sconto medio del 16% dal 2018 e addirittura un premio nel decennio precedente.
Nulla nei risultati dell'azienda spiega il crescente divario. Gli investitori possono preoccuparsi che le catene di abbigliamento più economico, con le loro enormi basi di negozi globali e le complesse catene di approvvigionamento, siano più vulnerabili a nuovi lockdown rispetto ai marchi più costosi. Ma Inditex potrebbe essere meno colpita dalle interruzioni rispetto ad altre catene di moda, dato che si rifornisce di gran parte del suo abbigliamento più in Europa che in Asia.
L'apparente sbiadimento dell'appeal di Inditex come star del mercato azionario sarebbe più significativo se dimostrasse che gli investitori vedono nuovi rischi all’orizzonte per le catene di abbigliamento a basso costo. L'impatto del business del fast-fashion sull'ambiente è stato messo sotto esame dagli analisti di borsa, nonostante non vi sia nessuna evidenza che gli acquirenti stiano comprando meno per questo motivo. Qualunque sia la spiegazione, Inditex per ora sembra impressionare più facilmente i clienti che gli azionisti.
