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Lasciare la Russia costerà 59 miliardi alle imprese occidentali

di Jean Eaglesham
10 giugno 2022, 16:50

Sono quasi 1.000 le aziende che hanno dovuto svalutare le attività russe e vanno dalle banche ai produttori di birra, dai dettaglianti ai ristoranti e alle compagnie di navigazione. Si prevedono ulteriori perdite e write-off per le sanzioni | Russia, la Banca centrale taglia ancora i tassi

Secondo un'analisi dei comunicati ufficiali e dei documenti finora depositati alle autorità di controllo, le multinazionali occidentali hanno accumulato più di 59 miliardi di dollari di perdite dalle loro attività in Russia, con ulteriori sofferenze finanziarie in arrivo a causa delle sanzioni che colpiscono l'economia locale e delle cessioni e continue chiusure.

La fuga dalla Russia delle imprese occidentali

Secondo i ricercatori di Yale, quasi 1.000 aziende si sono impegnate ad abbandonare o a ridurre le operazioni in Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.Molti stanno rettificando il valore dichiarato delle proprie aziende in Russia, poiché l'indebolimento dell'economia locale e la mancanza di acquirenti disposti a comprare hanno svalutato attività un tempo preziose. In base agli standard di rendicontazione statunitensi e internazionali, le società devono effettuare svalutazioni (il cosiddetto impairment test, ndt) quando il valore di un'attività diminuisce.

Le svalutazioni effettuate finora riguardano una serie di settori, dalle banche ai produttori di birra, dai dettaglianti ai ristoranti e alle compagnie di navigazione, fino a un produttore di turbine eoliche e a un'azienda forestale. Il gigante dei fast-food McDonald's Corp. prevede di registrare un onere contabile compreso tra 1,2 e 1,4 miliardi di dollari dopo aver accettato di vendere i suoi ristoranti russi a un licenziatario locale; Exxon Mobil Corp. ha subito un onere di 3,4 miliardi di dollari dopo aver interrotto le attività relative a un progetto petrolifero e del gas nell'Estremo Oriente russo; il produttore di birra Budweiser Anheuser-Busch InBev ha subito un onere di 1,1 miliardi di dollari dopo aver deciso di vendere la sua partecipazione in una joint venture russa.

Ci saranno altre raffiche di svalutazioni

"Questa serie di svalutazioni non è l’ultima", ha dichiarato Carla Nunes, amministratore delegato della Kroll, società di consulenza sui rischi. "Con il perdurare della crisi, potremmo assistere a ulteriori ricadute finanziarie, compreso l'impatto indiretto del conflitto".

Alcune società stanno cancellando le attività bloccate in Russia. Il mese scorso, la società irlandese di leasing di aeromobili AerCap Holdings ha operato una svalutazione di 2,7 miliardi di dollari, che comprendeva l'azzeramento del valore di oltre 100 dei suoi aerei bloccati nel Paese. Gli aerei erano stati noleggiati a compagnie aeree russe. Altre società di leasing stanno subendo un impatto simile.

Altre aziende stanno ipotizzando che non ricaveranno nulla dalle loro attività in Russia, anche prima di aver finalizzato i piani di uscita. Il mese scorso, la major petrolifera britannica BP ha iscritto in bilancio  un onere contabile di 25,5 miliardi di dollari sulle sue partecipazioni russe, tra cui la cancellazione di 13,5 miliardi di dollari della partecipazione nel produttore petrolifero Rosneft. La società non ha reso noto come o quando intende dismettere le sue attività russe.

Anche alcune società che mantengono la presenza in Russia stanno svalutando le proprie attività. Il gigante francese dell'energia TotalEnergies ad aprile ha messo in bilancio un costo di 4,1 miliardi di dollari per il deprezzamento delle sue riserve di gas naturale, citando l'impatto delle sanzioni occidentali contro la Russia.

Il mese scorso la Securities and Exchange Commission (Sec) ha reso noto alle aziende che devono comunicare chiaramente le perdite legate alla Russia e di non rettificare i ricavi pro-forma per le minori entrate stimate perse a causa della Russia.

Le reazioni degli investitori

Gli investitori sembrano avere reazioni contrastanti a queste svalutazioni, in parte perché la maggior parte delle multinazionali ha un'esposizione russa relativamente ridotta, come suggerisce la ricerca accademica. Secondo un recente studio della Yale School of Management, i mercati finanziari stanno "premiando le aziende che abbandonano la Russia". I guadagni in borsa per le aziende che si ritirano hanno "superato di gran lunga il costo delle svalutazioni una tantum delle loro attività in Russia", hanno concluso i ricercatori.

Una ricerca che utilizza una metodologia diversa ha trovato una reazione più sottile da parte degli investitori. L'analisi condotta dal professore dell'Indiana University Vivek Astvansh e dai suoi coautori sull'impatto di mercato a breve termine di oltre 200 annunci societari ha rivelato un marcato divario tra le due sponde dell’Atlantico. Gli investitori hanno punito le aziende statunitensi che si sono ritirate dalla Russia e le aziende non americane che non si sono ritirate.

Nei prossimi mesi sono attese altre svalutazioni e altri oneri contabili legati alla Russia, man mano che le aziende completeranno i loro piani di uscita dal Paese.

La British American Tobacco, i cui marchi includono Rothmans e Lucky Strike, ha dichiarato l'11 marzo di aver "avviato il processo di rapido trasferimento delle nostre attività in Russia". Secondo una portavoce della BAT, il trasferimento è ancora in corso. La BAT non ha effettuato alcuna svalutazione in relazione a quest’attività.

L'esperto di contabilità Jack Ciesielski ha detto che le aziende potrebbero aspettare ad annunciare una svalutazione fino a quando non avranno un’adeguata conoscenza dell'entità della perdita: "Non è il caso di comunicare una cifra finché non si è sicuri che non cambierà", ha dichiarato Ciesielski, titolare della società di ricerca sugli investimenti R.G. Associates.

Molte aziende stanno fornendo agli investitori stime approssimative in tal senso. Il mese scorso l'azienda tecnologica ITT , che ha sospeso le sue attività in Russia, ha dichiarato di aspettarsi un calo dei ricavi tra i 60 e gli 85 milioni di dollari quest'anno a causa di una "significativa riduzione delle vendite" nel Paese. Si tratta di una piccola fetta dei 2,8 miliardi di dollari di fatturato totale del produttore di componenti speciali per l'industria automobilistica, aerospaziale ed energetica.

A mano a mano che le sanzioni indeboliscono l'economia russa, le aziende che ancora operano nel Paese stanno rettificando i loro guadagni futuri e contabilizzando le perdite. Il gigante del ride-sharing Uber Technologies in maggio ha reso nota una svalutazione di 182 milioni di dollari del valore della sua partecipazione in una joint-venture russa di taxi a causa delle previsioni di una prolungata recessione dell'economia russa. A febbraio Uber aveva dichiarato di essere alla ricerca di opportunità per accelerare la prevista vendita della partecipazione.

-Thomas Gryta e Nick Kostov hanno contribuito a questo articolo.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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