Numeri in crescita nel primo semestre per Directa sim, che ha registrato un aumento del 29% degli ordini totali eseguiti dei clienti (pari a oltre 2,9 milioni) e del 21% del valore complessivo degli asset della clientela (più di 8 miliardi di euro), a fronte di un numero di clienti che al 30 giugno 2025 ha superato quota di 119 mila. Ma l’aspetto che sorprende di più è il boom degli Etf. Gli eseguiti nel comparto Exchange traded fund sono quasi raddoppiati (+90%). «L’Etf è il prodotto che va di moda, che attrae gli investitori in questo momento», dice a MF-Milano Finanza, l’amministratore delegato Andrea Busi.
Domanda. Quali sono a suo parere i motivi di questo boom?
Risposta. Si spiega con tre ragioni generali e una particolare. La prima è che sono sempre più accessibili, un numero sempre maggiore di broker li sta offrendo e quindi sono alla portata di tutti. La seconda è che sono efficienti, perché consentono di performare mediamente molto meglio degli equivalenti fondi a gestione attiva, visto che hanno delle fee di gestione decisamente più basse; quindi più si allunga il periodo e più performano. La terza è che sono il vestito adatto per chi vuole fare da sé, perché risolve il problema dello stock picking. L’ultima è che sono in buona parte accessibili gratuitamente, grazie ad oltre 20 accordi stipulati con gli emittenti principali.
D. Fra gli Etf quali si sono mossi di più?
R. I principali Etf detenuti in portafoglio dei clienti sono quelli che riguardano gli indici generali, come Msci sia World che Europe, il Nasdaq, l’S&P 500, ecc. Anche nel primo semestre questa graduatoria di preferenze non è cambiata. La scelta di investire su un indice garantisce un investimento più prudente rispetto a un singolo titolo. È un po’ come voler provare il brivido della Formula 1 ma con alcune misure protettive: il paniere è tendenzialmente meno pericoloso del singolo titolo.
D. Il primo semestre è stato attraversato da forti tensioni internazionali, che impatto hanno avuto sul vostro business?
R. Le tensioni geo-politiche - anche se un po’ cinicamente - hanno influito positivamente sulla nostra operatività, in particolare gli annunci e le smentite sui dazi americani di Trump hanno prodotto oscillazioni rilevanti sui mercati, con un forte aumento del numero di operazioni giornaliere. A conferma che la volatilità per gli operatori finanziari è un po’ come l’equivalente della nevicata abbondante per le stazioni sciistiche.
D. L’operatività dei vostri clienti ha riguardato più il mercato nazionale o quello internazionale?
R. I nostri clienti sono affezionati storicamente ai mercati cash domestici, che sono quelli che hanno avuto una crescita superiore rispetto alla media, +32% contro +25% degli Usa. Sui mercati esteri più dell’80% dell’operatività riguarda gli Stati Uniti, seguiti dai mercati Europei.
D. La nuova clientela come si sta orientando?
R. Nell’ultimo anno c’è stata un’impennata nel numero di operazioni in Etf (+90% nel primo semestre) in parte prodotta dalle nuove modalità con cui gli investitori si informano sul web. Un recente studio riporta, ad esempio, che in Germania gli investitori fai da te nel 70% dei casi raccolgono le informazioni dagli influencer. Fra gli argomenti più trattati ci sono le criptovalute e appunto gli Etf, che vengono reputati strumenti migliori e più efficienti dei fondi comuni. Anche in Italia la figura del fininfluencer sta prendendo piede.
D. Come sta andando il secondo semestre?
R. Il secondo semestre è di solito sempre meno performante del primo, per ragioni legate alla stagionalità ovvero alle ferie. In aggiunta di solito i primi tre mesi sono quelli che storicamente hanno un picco di operatività. Anche qui conta un bias psicologico, per cui tanta gente intraprende nuovi investimenti a gennaio, sperando di fare forti guadagni nel nuovo anno. Tenendo conto di questi fattori, mi aspetto di chiudere il secondo semestre in crescita, ma a un ritmo inferiore rispetto al primo, sperando naturalmente di essere smentito. (riproduzione riservata)