La nuova crisi energetica globale, determinata dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, non deve essere trattata limitando lo sguardo alla congiuntura breve prendendo qualche misura tampone nella speranza di una conclusione del conflitto e di una ripresa dei flussi di approvvigionamento energetico. Questa crisi impone di guardare più avanti e chiedersi cosa è necessario fare per evitarne altre e per garantire la sicurezza energetica in Europa.
Dal 2022, dall'inizio della guerra russa in Ucraina, l'Europa si è trovata costretta ad affrontare il tema della sicurezza energetica in una situazione di emergenza. In gioco è la garanzia della stabilità nella fornitura di energia a costi accessibili per i cittadini e per le imprese europee per evitare il rischio di gravi disservizi ed in particolare di perdita di competitività del sistema produttivo europeo. Tale sfida si lega strettamente a quella della transizione energetica verso l’obiettivo di un’economia a zero emissioni di gas serra entro il 2050.
Il principale quadro di riferimento adottato dopo il 2022 è il piano REPowerEU, che mira a ridurre la dipendenza energetica dalla Russia attraverso, nell’immediato, tre direttrici: la diversificazione delle forniture (in particolare Lng dagli Stati Uniti e nuovi accordi via pipeline con Norvegia, Algeria e Azerbaigian, un aumento della produzione da fonti rinnovabili e una maggiore efficienza energetica. Tra le misure più rilevanti adottate durante la crisi vi è la Gas Storage Regulation, che ha imposto agli Stati membri di riempire gli stoccaggi di gas fino al 90% della capacità prima della stagione invernale (al momento intorno al 45%). Nel 2023 la Commissione ha inoltre lanciato il programma AggregateEU, all’interno della Eu Energy Platform, con l’obiettivo di aggregare la domanda europea di gas e facilitare contatti con fornitori internazionali.
La dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili importati l'ha esposta a shock geopolitici. Questi hanno fatto salire i prezzi dell'energia sia per le famiglie che per le imprese e hanno ridotto la nostra competitività. Mentre il 70% dell'energia elettrica dell'Ue è ora generato da fonti di energia pulita autoctone, il tasso di elettrificazione della domanda di energia si è fermato al 23 % nell'ultimo decennio. Occorre quindi accelerare l'elettrificazione dei settori che consumano energia, in particolare l'industria, i trasporti e l'edilizia.
Per aiutare i produttori europei a beneficiare e guidare gli sforzi di decarbonizzazione industriale e di elettrificazione vi è bisogno di investimenti su larga scala. Dal suo avvio, nel 2005, il sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue (Ets) ha dato i suoi frutti. Ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate che sono state reinvestite nell’innovazione, nella decarbonizzazione industriale e nella modernizzazione del sistema energetico europeo. Tuttavia il contesto geopolitico ed economico ed il contesto della competizione globale sono cambiati e l’industria dell’Ue è sottoposta a una maggiore pressione. Mentre l’Europa continua a promuovere l’azione per il clima, occorre modernizzare la principale politica dell’Unione Europea di decarbonizzazione – l’Eu Ets – per farne un motore di investimento per la competitività e l’indipendenza energetica in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2026 e con il patto per l’industria pulita.
Il riesame dovrebbe portare a un sollievo per l’industria, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica, rendendo la traiettoria più graduale e allineata al livello di ambizione climatica nazionale. Nella transizione energetica il tema dell’approvvigionamento non solo dell’energia ma anche dei materiali critici per la produzione di fonti pulite in Europa riveste un ruolo strategico. Con il Raw Material Mechanism, istituito dall'Unione Europea nel 2025, si è inteso promuovere un ulteriore sostegno all’industria: un impegno a sostenere azioni di diversificazione e a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di materiali critici. Il meccanismo mira a sostenere l’industria nell’individuare soluzioni per diversificare le proprie catene di approvvigionamento e a promuovere lo sviluppo di nuovi progetti sosreninili relativi alle materie prime strategiche.
Gli investimenti all’estero in tale settore strategico saranno facilitati anche dai nuovi accordi di libero scambio con paesi che detengono materie prime critiche, come già avvenuto negli accordi con il Mercosur, il Messico e l’Australia. Tali investimenti potranno anche beneficiare di risorse rientranti nel Global Gateway, il programma di partenariato con i paesi in via di sviluppo.
Da tale quadro emerge l’esigenza per l’Ue di un salto in avanti sia nell'integrazione del mercato interno europeo sia nella sua proiezione internazionale trasformando sempre più gli accordi di libero scambio in partenariati strategici. Non saranno possibili avanzamenti verso l’autonomia strategica europea senza un più convinto impegno comune per promuovere la sicurezza energetica in Europa. (riproduzione riservata)
*ambasciatore
e Of Counsel Gianni & Origoni