
Una delle principali battaglie nel settore finanziario nei prossimi mesi riguarderà con ogni probabilità gli inducement, ovvero le commissioni che vengono retrocesse dai produttori di uno strumento finanziario (per esempio i fondi) ai distributori che fanno anche la consulenza (come le banche).
A breve la Commissione Europea presenterà la «Retail Investment Strategy» nella quale sarà affrontata la questione. Le proposte sugli inducement dovrebbero essere varate ad aprile. La direzione sembra segnata. Bruxelles è orientata a un divieto.
Come riportato su MF-Milano Finanza del 17 gennaio, Mairead McGuinness, commissaria Ue ai Servizi finanziari, ha risposto a un’interrogazione dell’europarlamentare tedesco Markus Ferber facendo capire la volontà di vietare gli inducement. La possibile misura ha però scatenato la reazione del ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, che si è detto «molto preoccupato» per un divieto che colpirebbe in modo rilevante il sistema assicurativo del Paese. Anche le associazioni di categoria europee di banche, assicurazioni e fondi hanno criticato l’eventuale stop agli incentivi. La posizione della Commissione.
Nonostante le proteste, McGuinness è decisa ad andare avanti. «Gli incentivi possono portare a conflitti di interesse con un effetto negativo sulla qualità della consulenza sugli investimenti», ha detto il 24 gennaio in audizione al Parlamento Ue. «Agli investitori retail viene spesso consigliato di acquistare prodotti più costosi o che non sempre sono i più adatti alle loro esigenze. I prodotti a basso costo, come gli Exchange Traded Funds (Etf), non vengono quasi mai consigliati. E questo ha un impatto sui rendimenti netti che i consumatori possono aspettarsi».
Secondo Bruxelles, i prodotti in cui vengono pagati degli incentivi sono in media «più costosi del 35% per gli investitori retail» rispetto agli altri, nonostante le tutele previste dalla Mifid e dalle direttive Ue contro i conflitti di interesse. Per McGuinness l’esperienza dell’Olanda, che ha introdotto il divieto alcuni anni fa, «ha portato a uno spostamento verso prodotti meno costosi e più diversificati» e «non a una riduzione degli investimenti retail, anzi si è registrato un leggero aumento».
Leggi l'articolo integrale, a cura di Francesco Ninfole, su Milano Finanza in edicola da sabato 28 gennaio.