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FRIEDRICH MERZ  PRESIDENTE DELL'UNIONE CRISTIANO-DEMOCRATICA DI GERMANIA
FRIEDRICH MERZ PRESIDENTE DELL'UNIONE CRISTIANO-DEMOCRATICA DI GERMANIA
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La Germania torni alla guida dell’Europa in modo autorevole ma non autoritario

di Carlo Bellavite Pellegrini*
20 marzo 2025, 19:50 Ultimo aggiornamento: 19:55

Il Vecchio Continente non solo deve riarmarsi ma anche concentrarsi su risparmio, digitalizzazione e tech companies

Exsurge, Domine (ovvero: Risorgi, Signore) è il titolo della bolla con cui nel 1520 Leone X, al secolo il fiorentino Giovanni de Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, condannava Martin Lutero e la Riforma protestante. Probabilmente una consolidata retorica di condanna della leggerezza morale, di comportamenti e di costumi anche di carattere economico del mondo tedesco nei confronti del Sud Europa, nasce a partire da quella profonda divisione di cinque secoli fa. Ancora nello splendido volume La civiltà del Rinascimento in Italia Jacob Burkhardt bollava gli italiani come «particolarmente irreligiosi e corrotti». Questo pregiudizio si è trascinato nei secoli, fino a tradursi, in anni recenti, in una crescente insofferenza sulla supposta poca affidabilità finanziaria dei Paesi mediterranei rispetto ai cosiddetti Paesi frugali. Lo stigma morale del debito si traduce in tedesco e in olandese col vocabolo Schuld che suona sia come debito, sia come colpa o peccato.

L’ascesa di Afd

Nel 2014 Alternative für Deutschland iniziò a raggiungere i suoi primi risultati elettorali in Turingia, incidentalmente il primo Land dove era andato al potere il nazismo nel 1930. In quel momento l’allora presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, aveva dichiarato che le radici della democrazia avevano ben attecchito in Germania. Era pertanto certo che il Paese fosse assolutamente immune da derive autoritarie quali quelle che avevano contraddistinto, esattamente un secolo prima, l’estate del 1914 e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Si trattava certamente di una buona notizia: la combinazione nazionale, militare e ordoliberista, che in ultima analisi aveva portato alla guerra del 1870 con la Francia e alle due guerre mondiali del ‘900, non sarebbe tornata.

La svolta tedesca

Ora sembra che in questo complesso inizio del 2025 la Germania stia prendendo indirizzi innovativi. La prospettiva di un ritorno a un’Europa simile a quella di Yalta, sta spingendo la Germania e l’Europa a riarmarsi, sempre, si auspica nella consapevolezza, che la Russia sia stata storicamente e tuttora possa essere una parte dell’Europa e non fuori dall’Europa.

Questa prospettiva comporta per collocazione geografica e per ruolo storico che la Germania e l’asse sul Reno si mettano alla guida dell’Europa, in modo autorevole, ma non autoritario, come nel passato. Se negli anni 80 un ipotetico riarmo della Germania, con i molti ricordi della Seconda Guerra Mondiale ancora vivi, sarebbe stata una notizia amara, ora non è più così. La necessità del riarmo - ed è lecito a questo punto domandarsi se anche la difesa sia una parte della sostenibilità - comporta la necessità di grandi investimenti che devono essere finanziati.

Inoltre, la significativa affermazione di Alternative für Deutschland alle elezioni federali del 23 febbraio ha richiesto un’ulteriore accelerazione dei tempi. Proprio in questi ultimi giorni il cancelliere tedesco in pectore, il cristiano democratico Friedrich Merz, ha fatto votare dal parlamento uscente la modifica costituzionale per superare il cosiddetto Schwarze Null, ovvero un bilancio equilibrato e in pareggio, aprendo la strada a significativi investimenti per le infrastrutture tedesche e per una concezione ampia di difesa. Tutto ciò sicuramente rappresenta una buona notizia per i Paesi lungo il confine con la Russia, ma anche il preludio per una qualche forma di debito comune almeno in certe materie. Non a caso la difesa rappresenta il bene pubblico smithiano per eccellenza.

Situazione complicata

Più complessa invece appare la situazione se volgiamo il nostro sguardo verso Occidente. Nell’Europa di Yalta l’asse con gli Stati Uniti era molto forte, mentre adesso la prospettiva a Occidente appare più confusa. Se da un lato un’autonomia europea in materia di difesa è ineludibile, ci sono altri tre aspetti strettamente connessi sui quali l’Europa deve dedicarsi; il risparmio, la digitalizzazione e le tech companies.

Sul primo punto la Commissione Europea sta elaborando la Savings and Investment Union con la finalità di veicolare il significativo tasso di risparmio verso realtà produttive europee e soprattutto verso realtà innovative. In altre parole, è necessario creare rapidamente una trasmissione di ricchezza e di risparmio fra le generazioni più avanzate verso quelle più giovani che hanno forza e idee.

Sul secondo aspetto prendiamo come esempio l’automotive: pensare che le automobili saranno «personal computer con le ruote» è oggettivo ma difficile da accettare per la nostra tradizione. L’Europa deve recuperare terreno in materia di digitalizzazione e nel concepire che molte attività industriali saranno sempre meno un tema di natura ingegneristica e meccanica, ma più di software e di intelligenza artificiale. Auspichiamo che in un futuro non lontano anche l’Europa sarà popolata da unicorni e non solo dagli hidden champions tedeschi e dalle multinazionali tascabili italiane. Ovvero, in altre parole, Exsurge Germania, exsurge Europa! (riproduzione riservata)

*professore ordinario di Finanza Aziendale all’UniversitàCattolica di Milano



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