skin track
La Corte di Strasburgo traccia il confine tra critica e insulto. Il caso di un video TikTok di un cittadino georgiano
Analisi Leggi dopo

La Corte di Strasburgo traccia il confine tra critica e insulto. Il caso di un video TikTok di un cittadino georgiano

di Alessandro di Majo*
14 luglio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026, 12:09

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo non ritiene che la saziaone inflitta dalle autorità nazionali violi l’art. 10 della Convenzione, che tutela la libertà di espressione

Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia l'offesa gratuita? È una domanda che accompagna da sempre il dibattito democratico ma che nell'era dei social network assume un significato nuovo. A offrire una risposta è la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Con una sentenza del 19 maggio i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la sanzione inflitta a un cittadino georgiano per un video pubblicato su TikTok non costituisse una violazione dell'articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che tutela la libertà di espressione.

Il caso riguarda Irakli Miladze, attivista e corriere di Tbilisi, che nel 2022 pubblicò un video contro le nuove politiche di mobilità urbana della capitale georgiana. Il filmato, divenuto virale con oltre centomila visualizzazioni, conteneva espressioni volgari e aggressive rivolte al sindaco, ai suoi collaboratori e alle forze di polizia. Le autorità georgiane ritennero che quel linguaggio avesse oltrepassato i limiti del legittimo dissenso e gli inflissero una modesta sanzione amministrativa. Miladze ricorse alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura avesse limitato in modo ingiustificato il suo diritto alla libera espressione.

I giudici europei hanno però confermato le decisioni dei tribunali nazionali. La Corte ha ribadito che la critica politica, anche quando è aspra, provocatoria o polemica, gode di una tutela particolarmente ampia. Tuttavia questa protezione non si estende a qualsiasi forma di linguaggio offensivo. Quando il messaggio si riduce essenzialmente a una sequenza di insulti personali, priva di un effettivo contributo al dibattito pubblico, gli Stati possono intervenire con misure proporzionate.

Nel valutare il caso la Corte ha applicato il principio di proporzionalità, cardine della propria giurisprudenza in materia di libertà di espressione. Ha preso in considerazione il contenuto delle espressioni utilizzate, il contesto in cui erano state pronunciate, il ruolo istituzionale delle persone destinatarie degli attacchi e la natura della sanzione inflitta. Secondo i giudici, il linguaggio impiegato aveva trasformato la critica in una denigrazione personale, mentre la sanzione risultava contenuta e non comportava conseguenze penali né limitazioni all'attività online dell'autore.

Il ruolo dei social network nel dibattito odierno

La decisione offre anche uno spunto di riflessione sul ruolo dei social network. Le piattaforme digitali sono ormai parte integrante dello spazio pubblico. Un video pubblicato su TikTok può raggiungere centinaia di migliaia di persone in poche ore grazie anche agli algoritmi che ne amplificano la diffusione.

A differenza dei media tradizionali, nei quali esistono filtri editoriali e responsabilità professionali, sulle piattaforme digitali la circolazione dei contenuti è pressoché immediata. In questo scenario il ricorso all'insulto rischia di trasformarsi in uno strumento per catturare l'attenzione e ottenere visibilità più che per sostenere un'idea o alimentare un confronto. La sentenza non introduce un nuovo limite alla libertà di espressione ma conferma un orientamento consolidato della Corte di Strasburgo: il diritto di criticare le istituzioni e i loro rappresentanti resta uno dei pilastri di una società democratica, ma la tutela prevista dall'articolo 10 della Convenzione non copre ogni forma di aggressione verbale. Anche nel confronto politico il confine viene superato quando l'offesa personale finisce per prevalere sul contenuto delle idee.

In un contesto in cui chiunque può rivolgersi a un vasto pubblico con un semplice smartphone la questione non riguarda tanto la possibilità di esprimere il dissenso quanto il modo in cui lo si esercita. La forza di un'opinione non si misura dall'intensità degli insulti ma dalla capacità di argomentare e convincere. È un principio che va oltre il caso TikTok e invita a riflettere sulla qualità del dibattito pubblico nell'era della comunicazione digitale. (riproduzione riservata)


*Avvocato e membro del cda Rai



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza