Quasi un miliardo di euro per aver infranto le regole sulla concorrenza online. Per la precisione, 890 milioni di euro che la Commissione Europea ha deciso di imporre come sanzioni ad Alphabet (Google) per violazioni del Digital Markets Act (Dma), il regolamento europeo sui mercati digitali. L’Ue contesta a Google il funzionamento del suo motore di ricerca e dell’app store.
Secondo la Commissione, la big tech avrebbe favorito i suoi servizi nei risultati di ricerca, danneggiando così i competitor. In più, Google avrebbe anche ostacolato gli sviluppatori di app terze impedendo loro di reindirizzare gli utenti verso offerte più vantaggiose su siti web o app store alternativi.
Today, we took two decisions finding non-compliance by Google with the DMA for self-preferencing its own services on Google Search, and for putting in place restrictions on businesses to direct consumers to alternative, often cheaper, purchase channels on Google Play. pic.twitter.com/i0DTsNDzwc — Henna Virkkunen (@HennaVirkkunen) July 23, 2026
Queste condotte hanno dato luogo a due multe distinte: 460 milioni per il motore di ricerca e 430 milioni per l’app store. Totale, appunto, 890 milioni. Le sanzioni sono state definite ai sensi del Dma, che prevede penali fino al 10% del fatturato globale per le violazioni accertate. Nel caso di Google, i ricavi sono arrivati a 402,8 miliardi di dollari (+15%) nel 2025 e a 229,7 miliardi (+23%) nei primi sei mesi del 2026. Calcolatrice alla mano, per Alphabet la multa massima per il regolamento europeo è di circa 40 miliardi.
«Questa attuazione del Dma continua a danneggiare i prodotti d’uso quotidiano. Per adeguarci siamo costretti a rimuovere funzionalità della ricerca in tempo reale molto amate dagli europei come i prezzi istantanei e la disponibilità dirette per hotel, voli e ristoranti, e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play», replica Kent Walker, president of Global Affairs di Google e Alphabet. «Questa non è concorrenza leale, è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori europei. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli».
L’azienda ha già ricevuto diverse multe dall’Unione Europea. Nel 2017, in particolare, Alphabet è stata accusata di aver privilegiato il proprio servizio di comparazione dei prezzi, penalizzando costantemente i competitor, e per questo ha avuto una sanzione da 2,4 miliardi. Ma la penale più elevata è arrivata nel 2018 quando l’Ue ha imposto a Google una multa da 4,3 miliardi di euro, poi ridotta a 4,1 miliardi e da poco confermata dalla Corte di Giustizia Ue, per pratiche anti-concorrenziali messe in atto attraverso il sistema operativo Android.
Google non è l’unica big tech a scontrarsi con le norme europee e con il Dma nello specifico. Il regolamento impone obblighi di trasparenza e interoperabilità ad hoc alle piattaforme che, per posizione sul mercato, risultano dominanti.
Nell’elenco, redatto dalla Commissione Ue, rientrano servizi di Alphabet, Meta, Apple, Amazon, Bytedance e Microsoft. A tutte l’Ue chiede il rispetto dei vincoli del Dma, non senza frizioni. Di recente, ad esempio, Apple ha imputato proprio al regolamento il mancato lancio della nuova Siri dotata di AI in Europa. (riproduzione riservata)