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Dario Amodei, ceo Anthropic
Dario Amodei, ceo Anthropic
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L’intelligenza artificiale tra autodeterminazione e sicurezza globale

di Paolo Savona*
23 maggio 2026, 09:00

In Italia, piccoli gruppi di ricerca avanzano nell'AI, ma manca una visione sistemica. L’iniziativa americana potrebbe influenzare il futuro, ma serve un approccio democratico e condiviso

Dal 1956, quando il termine Intelligenza Artificiale (AI) e i suoi contenuti apparvero ufficialmente nello scenario della ricerca scientifica, i progressi di questo metodo di ricerca nel mezzo secolo trascorso hanno registrato successi allora impensabili, ma impliciti nella natura stessa del metodo proposto, che allargò il suo campo di applicazione prendendo il nome di Scienza dei dati. Nel contempo il dialogo tra uomo e macchina ha registrato netti progressi prendendo nel 2015 il nome di «IA generativa» che ha aggiornato in forme moderne la Scienza del linguaggio, dove eccelse per profondità e ampiezza a Scuola di Vienna fondata nel 1922. La versione ChatGPT di Open AI è quella che ha avuto grande successo, messa a punto da un team di ricerca dove Sam Altman si è distinto come leader.

L’«autodeterminazione» di Claude e Mythos

Un membro di questo team, Dario Amodei, nel 2021 ha fondato Anthropic, con intenti scientifici e umanitari, avviando una nuova fase, chiamata powerful AI, e ha sollevato due nuovi problemi prima ancora che siano stati risolti tutti gli altri della vecchia fase: il primo è che l’AI ha raggiunto livelli di autodeterminazione tali da perseguire scopi che esulano dalla scala dei valori sociali affermatasi dopo secoli di analisi filosofiche, seguite da lotte popolari cruente; e il secondo è che è capace di penetrare nei sistemi di sicurezza pubblici e privati con conseguenze devastanti economiche e politiche. I codici sui quali si basano le affermazioni di Amodei sono il Claude e il Mythos, e la terapia che viene proposta presuppone che la potenzialità dell’AI può e si deve mettere al servizio del mercato e degli Stati per controllare gli sbocchi indesiderati. Dopo un conflitto con Il il Pentagono, Amodei ha raggiunto un accordo con le principali BigTech americane che si sono impegnate a realizzare il Progetto Glasswing. Esistono fondati motivi per ritenere che abbiano ragione sulla linea da seguire, ma i due Codici, soprattutto il secondo, sono i più opachi tra quelli finora usati; poiché la conoscenza e l’uso di Mythos è limitato sono limitati a una cerchia ristretta americana per ovvi motivi di sicurezza, sono stati creati i presupposti per una forma di neocolonialismo da parte delle forze che conosceranno i risultati.

L’uso responsabile dell’AI

Il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, in qualità di presidente di turno del Financial Stability Board creato dal G20, ha giustamente chiesto di partecipare al gruppo ristretto che studierà come difendersi dall’hackeraggio privato per fini di guadagno e da quello pubblico per fini geostrategici; si spera che faccia sapere quale sarà la risposta che riceverà e, se verrà accolta, come intende organizzarsi per seguirla. In ogni caso la prudenza vuole che il problema sia iscritto a carattere prioritario anche nell’agenda politica del Paese.

I problemi dell’uso responsabile dell’AI e della cyber sicurezza non possono essere affrontati stanziando risorse finanziarie e creando nuove istituzioni, ma contribuendo a sostenere direttamente ricerche la ricerca, affidando la guida a bravi maestri, che esistono, allo scopo di utilizzare le ingenti capacità dei giovani e meno giovani in materia, che finiscono al servizio dell’economia interna ed estera, cosa certamente giusta, ma che comporta la sottrazione di forze utili per generare avanzamenti conoscitivi simili a quelli che ottengono gli americani e i cinesi, per citarne solo due. Non si deve dimenticare che l’AI è nata seguendo la logica «del garage» di Bill Gates e Paul Allen, che ben si adatta alla vocazione delle piccole iniziative italiane di successo.

E l’Italia?

In Italia si susseguono annunci di interessanti applicazioni delle tecniche AI in diversi campi conseguite da piccoli gruppi di ricercatori, ma sganciate da una visione di sistema, che invece hanno l’acceleratore econometrico AI e la «Vertical Scan», nate per iniziativa dell’Iiec, un centro di ricerca privato che ha già svolto una pregevole azione culturale, e il Quantum&AI Lab della Luiss Guido Carli, all’avanguardia nel settore. Occorre però porre fine, sul piano culturale, agli egoismi di istituzioni pubbliche insensibili al problema o convinte di poter fare a fronte al problema in proprio; tra l’altro esse dispongono di dati pubblici essenziali a per far progredire la ricerca, pur esistendo norme precise da rispettare per la loro disponibilità. In attesa di questo sbocco tutto italiano, ci auguriamo che l’iniziativa americana abbia successo ma, se essa non seguirà la scelta del Cern di mettere a disposizione gratuita Internet per il progresso della scienza e dell’umanità, va almeno chiarito come governare la dipendenza delle banche, delle imprese e degli Stati dalle conoscenze che raggiungeranno i promotori del Progetto Glasswing. Non è un’istanza sovranista, ma il rispetto del fondamento di una società democratica dove tutti sono governati da leggi e non da altri uomini organizzati in forze che impongono le loro condizioni. Dicono che sia un’utopia, soprattutto oggi in un periodo di turbolenza geopolitica con forti contenuti bellici, ma il progresso è frutto di utopie inizialmente considerate irrealizzabili. Basta credere nella forza della ragione e nella volontà popolare, operando in tal senso, ovviamente senza trascurare la realtà contingente che i decisori devono comunque affrontare. (riproduzione riservata)

*professore emerito di Politica Economica
e presidente della Fondazione Aval



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