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EURO DIGITALE ECONOMIA SOLDI FINANZA MONETA VIRTUALE GENARATE AI IA VALUTA PAGAMENTO
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L’euro digitale non sia il cavallo di Troia delle grandi piattaforme online

di Marco Elio Rottigni*
17 marzo 2025, 19:40

Una grande rivoluzione che promette di fornire uno strumento di pagamento disponibile gratuitamente ai cittadini e residenti dell’area euro

L’euro digitale è la versione europea dei progetti di digitalizzazione della moneta di banca centrale su cui, secondo i dati della Bri, sono impegnate le banche centrali di tutto il mondo. Il progetto euro digitale, attivo ormai da tre anni in Bce, si accompagna a un intervento legislativo che ha preso il via con la pubblicazione della proposta regolamentare della Commissione Europea nel 2023 ed è ora in discussione. Si tratterà di una grande rivoluzione che promette di fornire uno strumento di pagamento disponibile gratuitamente ai cittadini e residenti dell’area dell’euro, rappresentando la terza forma della nostra moneta unica, accanto a banconote e monete metalliche.

L’euro digitale si pone alcuni importanti obiettivi per la collettività, tra cui preservare l’autonomia strategica e la sovranità monetaria dell’Europa, ridurre la dipendenza da operatori non europei, promuovere l’innovazione e un’esperienza d’uso armonizzata nei pagamenti al dettaglio in Europa.

Gli impatti dell’euro digitale

Guardando alle banche e agli intermediari, ci aspettiamo che l’eventuale emissione dell’euro digitale abbia impatti: a) sul livello dei depositi bancari, per via della parte di fondi che gli utenti vorranno detenere sui conti in euro digitale (entro i limiti di possesso che saranno definiti dalla Bce); b) sul mercato dei pagamenti, dovuto alla parziale sovrapposizione con gli strumenti di pagamento elettronici esistenti; c) sulle attività di sviluppo e gestione It, a seguito dei costi che le banche dovranno sostenere per approntare e gestire infrastrutture e processi per la sua distribuzione.

Sul primo punto vi sono state molte analisi istituzionali e di mercato, data l’estrema attenzione che anche l’Eurosistema pone alla salvaguardia della stabilità finanziaria, il secondo punto è oggi al centro del dialogo tra Eurosistema e mercato, mentre l’ultimo punto è stato sinora meno esplorato, anche per l’oggettiva difficoltà data da uno scenario di principi e regole di funzionamento non ancora totalmente definito.

Per questo come Abi e Abi Lab (il Centro di Ricerca e Innovazione per la banca), abbiamo condotto uno studio approfondito lavorando con 18 gruppi bancari per stimare il costo di adeguamento dei sistemi informativi che l’adozione dell’euro digitale renderà necessario.

SI tratta naturalmente di un primo esercizio, basato sulla migliore comprensione della attuale versione dei documenti di progetto, ancora in lavorazione, e in particolare del cosiddetto Rulebook (il libro delle regole che definirà come dovrà funzionare l’euro digitale).

Alcune componenti, non del tutto definite, sono state escluse dall’analisi; fra queste l’eventuale adeguamento di tutti gli atm e della rete di accettazione presso gli esercenti nonché la fornitura del complesso meccanismo necessario a consentire le transazioni offline senza l’intermediazione e le relative tutele di un prestatore di servizi di pagamento.

I costi per il sistema

Lo studio ha dato risultati molto interessanti e ci ha consentito di elaborare delle proposte costruttive sui prossimi passi da compiere. Iniziamo dai numeri: l’investimento iniziale richiesto per gestire le attività di accesso, le transazioni e la liquidità è stimato in circa 880 milioni di euro per le banche operanti in Italia, al netto delle pur rilevanti componenti ancora in via di definizione.

Questo numero è stato estrapolato a partire dal campione analizzato e potrebbe sottostimare l’impatto sulle banche più piccole. Occorre che le autorità promotrici del progetto ben considerino come un investimento di tale entità non limiti la capacità delle banche di innovare, a partire dal settore dei pagamenti.

Nello studio sono state identificate alcune proposte per ridurre tale ingente investimento: portando al minimo la necessità di sostituzione di atm e pos; consentendo alle banche che già offrono una app bancaria di distribuire l’euro digitale ai propri clienti solo tramite quella, senza dover necessariamente offrire anche la app della Bce; ripensando le funzionalità offline, particolarmente complesse, rischiose e costose; consentendo alle banche di detenere una piccola quantità di euro digitali per facilitare le operazioni, esattamente come avviene con le banconote in cassa; permettendo alle banche di minori dimensioni di far leva su banche specializzate nei servizi di intermediazione per consentire lo svolgimento delle operazioni presso la Bce; semplificando il meccanismo di alimentazione del conto in euro digitale, collegandolo al conto di pagamento presso lo stesso intermediario; e, in generale, snellendo il disegno funzionale anche attraverso un maggiore allineamento a processi, infrastrutture e standard già utilizzati dalle banche.

Resistere agli attori non europei

Inoltre, se vogliamo davvero puntare all’obiettivo di ridurre la dipendenza da attori non europei, occorre evitare che le grandi piattaforme online assumano un ruolo preponderante nella distribuzione dell’euro digitale. E che il componente tecnico su cui sarebbe basata la funzione offline (un chip chiamato secure element) comporti la dipendenza da fornitori di chip e da produttori di smartphone (che dovranno consentirne l’inserimento nei dispositivi da loro prodotti) non europei.

Vi sono molti ambiti strutturati di discussione in cui si sta ragionando su come realizzare, nelle forme più efficienti, uno strumento che risulti effettivamente utile per i cittadini, sostenibile per tutti gli attori in gioco e premessa per ulteriori innovazioni nei pagamenti: tra questi anche il neo-costituito tavolo tecnico del Comitato Pagamenti Italia presieduto dalla Banca d’Italia, dal quale ci attendiamo una proficua discussione che trasferisca le riflessioni condotte dagli operatori del nostro paese all’interno del progetto europeo.

L’attuale contesto globale pone una sfida rilevante anche in termini di pagamenti e l’euro digitale può essere per noi europei una nuova opportunità identitaria, così come lo fu l’introduzione della moneta unica oltre 25 anni fa. Collocandosi all’intersezione fra bene pubblico e servizio di base ai cittadini, l’euro digitale porta con sé una naturale forte collaborazione fra Bce, Eurosistema e banche europee, che dovranno essere pienamente a bordo per assicurare il successo dell’iniziativa.

Come il 1° gennaio del 2002 tutti i cittadini europei che si recarono a prelevare agli sportelli ricevettero le nuove banconote in euro, così vi sarà un giorno in cui a tutti loro verrà messa a disposizione dalla propria banca la nuova forma dell’euro digitale. Dobbiamo lavorare intensamente per raggiungere questo risultato creando valore per tutti. (riproduzione riservata)

*direttore generale dell’Abi



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