La difesa in portafoglio: un affare che rende, tanto più in periodi di grande incertezza geopolitica e di conflitti regionali (ma con ripercussioni globali come quelli in Ucraina e Medio Oriente). Lo sa bene Hanetf, provider di prodotti di risparmio gestito passivi, che con il suo comparto Future of Defence Ucits Etf ha raggiunto il miliardo di dollari di masse in gestione.
Il ticker dell’Etf è Nato, e infatti la sua caratteristica peculiare è quella di fornire un'esposizione alla spesa per la difesa e la cyberdifesa delll’Alleanza Atlantica e degli alleati, riuniti sotto il raggruppamento Nato+. In particolare questo Etf (che essendo passivo replica l’indice Eqm Nato+ Future of Defence) impiega un cosiddetto «schermo Nato», che limita l'esposizione alle società domiciliate negli Stati membri dell’Alleanza o dei loro diretti alleati.
La convinzione alla base di un prodotto di questo tipo, quotato alla borsa di Londra, a quella di Francoforte e a Piazza Affari (da luglio 2023) è che da troppo tempo i membri europei della Nato non spendono abbastanza per la difesa: solo sette Paesi del blocco hanno raggiunto o superato l'obiettivo raccomandato del 2% del pil nel 2022, mentre 23 dei 32 membri hanno raggiunto o superato questo obiettivo nel 2024.
A ciò si aggiunge che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spesso espresso la sua insoddisfazione per i membri europei della Nato che non spendono abbastanza per la difesa, e ha chiesto loro espressamente di andare oltre l’obiettivo del 2%, potenzialmente arrivando fino al 5% del proprio prodotto interno lordo. Una dinamica che si è riflessa sulla raccolta dell’Etf di Han, che lo scorso anno ha registrato afflussi per 210 milioni di dollari.
L’Etf Future of Defence, che ha un total expense ratio (spese complessive, o ter) dello 0,49%, è un comparto ad accumulazione (cioè reinveste i dividendi nel nav del fondo) e a replica totale: il che significa che investe direttamente nelle società che compongono il portafoglio.
All’ultima rilevazione aveva 60 partecipazioni, con una prevalenza per il mercato azionario americano (60%), seguito da Francia (10%), Regno Unito (8%) e Israele (6,7%). L’Italia si difende con l’1,95% del portafoglio, verosimilmente allocato nel titolo Leonardo. Il podio delle partecipazioni include l’americana Palantir Technologies (7,2%), la tedesca Rheinmetall (5%) e la francese Safran (4,78%).
Dal suo lancio a oggi l’Etf sulla Nato ha dato belle soddisfazioni agli investitori: il suo rendimento dal 2023 sfiora infatti l’87%. Anche più dei principali replicanti dell’S&P 500 americano, che nello stesso lasso di tempo hanno guadagnato il 47% circa. Anche quest’anno peraltro l’Etf sta correndo: la sua performance del 2025 è pari al 16,4%, contro il +4,1% del principale indice americano. (riproduzione riservata)