Importante passaggio di consegne al vertice dell’industria degli Etf. Il Vanguard S&P 500, che come suggerisce il nome replica l’indice delle più grandi capitalizzazioni al mondo, è diventato il più grande replicante al mondo, superando l’Etf di State Street (Spy, noto anche come «Spider»), sempre basato sull'indice S&P 500.
Il fondo di Vanguard, noto con il suo ticker Voo, nelle ultime contrattazioni ha sfiorato i 632 miliardi di dollari di patrimonio, superando i 630 miliardi di dollari dello Spy di State Street, il primo Etf statunitense in assoluto, lanciato nel 1993. Poco più indietro c’è invece l’iShares Core S&P 500 di iShares, BlackRock, con 609 miliardi di dollari in gestione.
Disponibile anche per investitori europei nella sua versione Ucits (il passaporto Ue dei fondi di investimento), l’Etf di Vanguard gestisce 45 miliardi di euro nella sua versione a distribuzione (cioè che paga i dividendi) e 20 miliardi nella variante ad accumulazione (le cedole vengono reinvestite). Proxy quasi perfetta dell’indice di riferimento, il replicante ha le sue partecipazioni più alte in Apple (6,99%), Nvidia (6,59%) e Microsoft (6,10%).
L’Etf di Vanguard è relativamente giovane, essendo nato solo nel 2010. Ma come ha fatto a superare un comparto che esiste da circa 17 anni in più? «Vanguard è riuscita a scalzare State Street grazie a un vantaggio chiave», commenta Gabriel Debach, market analyst di Etoro. «È più economico: l’Etf di Vanguard ha un total expense ratio (spese totali o ter, ndr) di appena 0,03%, Spy è fermo a 0,0945%. Una differenza apparentemente minima, ma che nel lungo termine si traduce in rendimenti migliori». Notizia curiosa, in Europa i costi sono invertiti: 0,03% per l’Etf di State Street, 0,07% per quello di Vanguard.
Negli ultimi 10 anni, elenca Debach, «l’Etf di Vanguard ha registrato un incremento del 248,76%, quello di iShares ha raggiunto il 248,2%, mentre Spy si è fermato al 246,4%. Il divario è piccolo, ma sufficiente a spostare le preferenze degli investitori».
L’Etf di Vanguard, visti i suoi costi ridotti, ha anche il più illustre degli sponsor: Warren Buffett. Il più grande gestore attivo di tutti i tempi, che ha ormai sdoganato anche gli Etf nel portafoglio della sua holding Berkshire Hathaway (fino a pochi mesi fa ne aveva due: quello di Vanguard e quello di State Street), nella lettera agli azionisti del 2013 aveva scritto una fase emblematica. Parlando agli investitori, il guru del Nebraska ha detto: «Vi do questo consiglio: mettete il 10% del vostro denaro in bond a corta scadenza e il 90% in un Etf sull’S&P 500 a bassissimo costo. Io consiglio quello di Vanguard». (riproduzione riservata)