La nuova frenata dell’economia europea avvicina il taglio dei tassi Bce nella riunione del 5 giugno. Gli indici Pmi hanno mostrato un rallentamento dell’attività dovuto soprattutto alla debolezza della domanda interna.
L’indice composito dell’Eurozona è sceso a 49,5 a maggio, dal 50,4 di aprile, tornando così sotto la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. Gli analisti si aspettavano invece un lieve rialzo del dato.
La flessione è dovuta soprattutto all’inattesa caduta del settore dei servizi che negli ultimi mesi ha resistito meglio rispetto alla manifattura.
«Gli sforzi per anticipare i dazi potrebbero in parte spiegare perché il settore manifatturiero ha retto un po’ meglio negli ultimi tempi», ha osservato Hamburg Commercial Bank che lavora con S&P Global per la produzione degli indici. «Invece i fornitori di servizi, in genere meno esposti alla politica commerciale degli Stati Uniti, stanno assistendo a una contrazione dell’attività per la prima volta da novembre 2024». La conclusione è che «la debolezza della domanda interna sembra trascinare il settore verso il basso».
Anche per Capital Economics «la manifattura è sostenuta dall’anticipazione dei dazi statunitensi. Ma il settore dei servizi si è indebolito in modo sostanziale a maggio e nel complesso l’economia sta ristagnando». Citi ha osservato che la ripresa della manifattura potrebbe essere temporanea, mentre «è più probabile che la flessione dei servizi sia persistente».
L’Eurozona dovrebbe così tornare a una crescita vicino allo zero nel secondo trimestre dell’anno, dopo un lieve aumento del pil nel primo (+0,3%). Le speranze di ripresa sono legate al piano di spesa della Germania, i cui effetti però non saranno visibili quest’anno. Perciò i consiglieri del cancelliere Friedrich Merz hanno ridotto a zero la crescita tedesca per quest’anno (dal precedente +0,4%).
Berenberg ha rilevato, in base agli ultimi indici Pmi, che «la Germania e la Francia hanno continuato a registrare performance inferiori rispetto al resto dell’Eurozona a maggio, anche se il ritmo di espansione negli altri Paesi è sceso al livello più basso da gennaio».
I mercati monetari scontano al 95% una riduzione dei tassi Bce a giugno al 2% (dall’attuale 2,25%) e prevedono un taglio ulteriore entro fine anno. Sono però al 20% le probabilità di un intervento anche a luglio.
Secondo Hsbc, la Bce potrebbe fermarsi a giugno. Citi invece stima due tagli consecutivi, sulla base della previsione di un’inflazione dell’Eurozona sotto l’obiettivo del 2% quest’anno e il prossimo.
Nei giorni scorsi Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo Bce, ha detto che l'inflazione potrebbe risalire nel medio termine a causa delle spese governative (in realtà solo della Germania) e dell’impatto delle tensioni commerciali sulle filiere produttive.
Ma altri membri del consiglio direttivo, come il governatore francese François Villeroy de Galhau e quello belga Pierre Wunsch (di solito un falco), hanno aperto a ulteriori tagli dei tassi.
Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel non si è sbilanciato e ha detto che la Bce deve restare «cauta» a causa dell’alta incertezza. Intanto le pressioni inflazionistiche legate ai salari sono in calo: in Germania gli stipendi negoziati sono saliti dello 0,9% nel primo trimestre su base annua, in netta frenata rispetto al +5,8% del quarto trimestre 2024.
Dai verbali della riunione Bce del 17 aprile sono emerse le divergenti opinioni sui prezzi. Le colombe hanno evidenziato i crescenti rischi al ribasso sull’inflazione legati alla frenata economica, all’incertezza sui dazi, all’inatteso apprezzamento dell’euro e al calo dei prezzi dell’energia. Alcuni membri Bce avrebbero tagliato i tassi anche dello 0,5% ma alla fine il consiglio direttivo ha approvato all’unanimità una mossa dello 0,25%.
Ad aprile anche i falchi hanno dato l’ok alla sforbiciata: alcuni hanno parlato di «anticipazione» rispetto all’intervento di giugno. A giugno saranno pubblicate le nuove proiezioni macro, con alcuni scenari oltre alle previsioni di base, come ha detto ieri il governatore spagnolo Josè Luis Escriva. (riproduzione riservata)